Musica e umanità che ama e soffre nella Traviata al Teatro Romano

Se è vero che la musica è una risorsa fondamentale per l’umanità, un linguaggio universale che unisce corpo, mente e spirito, quella di Giuseppe Verdi, ed in modo particolare le melodie della Traviata, risuonate domenica 27 settembre nell’antico e magico Teatro Romano di Benevento, hanno dato voce universale alle passioni umane, ai sentimenti intimi ed agli ideali di libertà della umanità e del popolo.

La musica di Verdi infatti non è mai solo un esercizio di stile o di puro virtuosismo vocale, ma è uno strumento di profonda comunicazione drammatica ed etica e gli artisti della serata in questione, precisamente Yao Bohui, nella parte di Violetta e Vincenzo Maria Sarinelli, in quella di Alfredo Germont, più tutti gli altri personaggi della storia, sono stati capaci di trascinare il numeroso pubblico presente, all’interno della loro storia di amore e dolore, passione e sofferenza.

Siamo esseri fragili che hanno bisogno di sperare e credere in un domani migliore, ma Violetta è vissuta in un tempo in cui la donna, nel suo caso una cortigiana, non godeva di diritti e dunque lei, come fanno ancora oggi tante donne nel mondo, ha rivendicato la sua libertà ed il diritto alla vita, come ella afferma nell’area “Sempre libera”,un tripudio vocale brillante che maschera il terrore della morte e il rifiuto disperato del vero amore in nome della sua libertà.

Il tempo davvero è sembrato fermarsi di fronte alle note di una musica imponente ed accattivante nelle melodie e nei passaggi vocali degli artisti, lo spazio incantato del teatro si è riempito di emozioni, da quelle allegre del primo atto con l’area “Libiamo ne’ lieti calici” a quelle tristi e sofferenti di “Addio,del passato bei sogni ridenti” intonata da Violetta all’inizio del Terzo atto.

Storia di un amore impossibile, contrastato dalla società del tempo e dal padre di Alfredo, ma anche di un amore totale in cui il bel canto diventa azione drammatica viva, in cui ogni nota ci svela l’intimità, i tormenti e le passioni dei personaggi, un andare in cui il compositore trasforma il melodramma in un vero specchio dell’animo umano.

Tema inatteso ed inaccettabile dai tanti che assistettero, il 6 marzo 1853, alla prima nel teatro la Fenice di Venezia, rappresentazione che si risolse in un insuccesso, ma è chiaro che nessuna opera come la Traviata racconta la contemporaneità, la storia di una donna che prova ad inserirsi nel mondo, ma che la società bigotta e moralista rifiuta ed allontana lasciandola sola ai suoi problemi.

Violetta è infatti una donna che non muore per la patria, muore d’amore e di malattia, sola, indebitata, in una stanza parigina, un tema nuovo ed insolito per quei tempi, ma molto attuale ai nostri tempi e dunque contemporaneo e realistico.

Sotto la guida del direttore artistico Ferdinando Creta e del maestro Veaceslav Quadrini Ceaicovschi, che ha diretto l’Orchestra Internazionale della Campania, sostenuta dai cori G. Verdi di Roma e Opera Festival Bitonto, l’intero teatro è sembrato tornare a vivere, riassaporando storie di un’umanità mai sopita tra quelle pietre.

Particolarmente suggestiva e felice è stata l’idea, da parte dell’egregio regista Alessio Rizzitiello, di coinvolgere gli spazi del magnifico teatro facendo cantare il tenore Sarinelli, in un duetto con la Bohui, dagli spalti del teatro stesso, quasi voci una contro l’altra, ma in una felice assonanza che è sembrata riempire ogni spazio del luogo, andando oltre quello stesso e diventando un tutto di rara bellezza.

Tantissimi gli applausi agli interpreti ed ad una rappresentazione che è riuscita ad unire, in un luogo immemore di storie e culture passate, il bel canto, le riuscite scene e la danza del Balletto Cotroneo Danza, che è stato capace, quest’ultimo, nell’impresa di immortalare, con il volteggiare dei suoi ballerini, i diversi momenti della tragica storia.
Lo spettacolo ha dato vita alla sesta edizione di “Lirica al Teatro Romano” ed ha voluto ricordare il 125° anniversario della scomparsa del così detto Cigno di Busseto, una manifestazione riuscita che promette di tornare il prossimo anno, promessa che noi speriamo venga mantenuta perché la musica lirica, oltre ad essere la nostra storia, è anche e soprattutto un momento di gioia e genuina socialità.


Eusapia Tarricone

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