Cusano Mutri – Mostra :“Reti Naturali / Reti Artificiali” ospitata fino al 25 ottobre nel Palazzo Comunale
A Cusano Mutri “Reti Naturali / Reti Artificiali”: nel cuore del Matese, micelio, radici, acqua, cavi e dati mettono in discussione la separazione tra vivente e tecnologia

CUSANO MUTRI (BN) – In un piccolo paese delle aree interne della Campania, nel cuore del Matese, una mostra parte dal mondo dei funghi per affrontare una questione molto più grande: siamo davvero così separati dalla natura come per secoli abbiamo pensato di essere? È da questa domanda che prende forma “Reti Naturali / Reti Artificiali”, la mostra ospitata fino al 25 ottobre 2026 nello Spazio Mostre di Palazzo Comunale, in via Fuci 9, a Cusano Mutri.
Un progetto che sceglie volutamente di partire da un territorio nel quale boschi, acqua, pietra, funghi e presenza umana convivono in una trama di relazioni ancora immediatamente leggibile, per mettere in discussione alcune delle opposizioni attraverso cui siamo abituati a interpretare il mondo: natura e cultura, organismo e tecnica, ambiente e società, naturale e artificiale.
La mostra, curata da Antonella Vitelli con la direzione tecnica di Pasquale Petrillo, nasce nell’ambito della 46ª Sagra dei Funghi di Cusano Mutri, ma sposta deliberatamente il fungo dal piatto al pensiero: non più soltanto prodotto del sottobosco e della gastronomia locale, ma chiave attraverso cui osservare il nostro presente iperconnesso. _Cs_RETI NATURALI _ RETI ARTIFI…
Sotto un bosco, infatti, esiste una rete che normalmente non vediamo. Il micelio si estende nel terreno attraverso filamenti, incontra le radici, attraversa la materia organica e partecipa agli scambi dell’ecosistema. Il fungo che emerge dal terreno rappresenta soltanto la parte visibile di una struttura molto più vasta. Accanto a questa architettura naturale, Reti Naturali / Reti Artificiali colloca le reti costruite dall’essere umano: fibre ottiche, antenne, satelliti, schede madri, cavi e sistemi di trasmissione dei dati. Forme che appartengono apparentemente a un altro mondo e che, osservate insieme, mostrano analogie sorprendenti con le strutture del vivente.
Il punto non è però stabilire se la natura abbia “anticipato” la tecnologia. Il percorso prova ad andare oltre: mette in discussione l’esistenza stessa di una separazione netta tra i due mondi. «C’è una differenza radicale tra guardare un bosco come un giacimento di legname e riconoscervi un insieme di relazioni di cui anche noi, con i nostri corpi e le nostre tecnologie, facciamo parte: reti naturali e reti artificiali che, a ben guardare, non sono mai state davvero due», scrive la curatrice nel testo che accompagna l’esposizione.
È in questa prospettiva che il progetto interroga anche il modo in cui l’uomo ha costruito il proprio rapporto con il vivente. Se natura e società non appartengono a due dimensioni indipendenti, anche la crisi ambientale non può essere letta esclusivamente come un problema tecnico da amministrare. Significa ripensare il posto dell’essere umano dentro — e non fuori — i sistemi dai quali dipende.
Il percorso richiama, tra gli altri, il pensiero del filosofo Emanuele Coccia, assumendo la vita come un continuo scambio di forme e materia, e le riflessioni di Yasmine Ostendorf-Rodríguez sulle possibilità offerte dalla micologia per immaginare differenti modelli di relazione.
Le opere: quando il confine diventa intreccio
Ad aprire il percorso è Transfiguratio Nexus Innata, ideata e realizzata da Giulia Petrillo e Giovanna Petrillo.
Il titolo rimanda all’“innata trasfigurazione del legame”: fili di ferro e fibre lignee, nodi neurali e cellule neuronali, interazioni web, relazioni umane, strade e radici confluiscono progressivamente in una trama sempre più fitta. Natura e artificio non vengono contrapposti: arrivano a confondersi. Non un conflitto da risolvere, ma un intreccio da custodire. Con Foresta dei Dati, ideata e realizzata da Pasquale Petrillo, in collaborazione con la Comunità Montana Titerno Alto Tammaro, quaranta rami illuminati costruiscono invece un bosco attraversabile. Ogni ramo diventa un nodo di informazioni: la rete non è più qualcosa da osservare dall’esterno, ma uno spazio nel quale entrare fisicamente.
La Parete Ecosistemica, con testi di Giovanna Sebastianelli e collage grafico di Maria Grazia Sabione, riunisce funghi, foglie, api, sezioni di legno e reti di nodi in un unico organismo visivo, sospeso tra osservazione scientifica e immaginazione.
È proprio la scelta di Cusano Mutri a dare alla mostra un ulteriore significato.
Portare una riflessione sul rapporto tra ecologia, tecnologia e forme del vivente in un paese delle aree interne significa rovesciare anche un’altra separazione: quella tra centro e margine. Il territorio non diventa soltanto scenario della mostra, né oggetto da celebrare attraverso una rappresentazione nostalgica del paesaggio. Diventa il luogo dal quale formulare domande pienamente contemporanee.
Da qui il senso di un progetto che nasce in occasione della Sagra dei Funghi ma ne amplia il campo: non trattare più il fungo soltanto come oggetto funzionale e gastronomico, ma osservare le reti e le connessioni di cui è parte.
Guardare ciò che accade sotto i nostri piedi significa allora cambiare prospettiva anche su ciò che accade sopra. Perché forse, tra un filamento di micelio e una fibra ottica, tra una radice e un cavo, tra un bosco e una rete di dati, il confine tra natura e artificio è molto meno netto di quanto siamo abituati a pensare.
