In “Quand’se prejava de coro”, Marisa e Fernando Miele hanno raccolto la tradizione circellese

Presentato presso la Curia Arcivescovile di Benevento, nella sala “Leone XIII”, un libro dal titolo,“Quand’ se prejava de coro”. Frammenti di religiosità popolare nel Sannio”, edito dal Centro Ricerche “Teofilo Petriella” di Circello. che ha un valore di ricerca. Con esso, abbiamo assistito alla storicizzazione dell’oralità, ossia dei canti e delle preghiere che venivano tramandate di generazione in generazione. 
Con questo lavoro abbiamo assistito al posizionamento  della cultura religiosa circellese e più in generale del Tammaro, in un contesto più ampio.
E’ grazie al lavoro, all’abnegazione  di Marisa e Ferdinando Miele, che dedicano il loro tempo alla ricerca storiografica, che siamo a conoscenza di quanto avvenuto tempo fa. Questo lavoro trentennale svolto da Marisa Miele, circellese  doc, che ha curato la raccolta di canti e preghiere popolari, nasce dalla grande sensibilità che da  sempre ha contraddistinto Marisa Miele, impegnata per vocazione nel lavoro di ricerca, teso a tramandare la nostra cultura alle nuove generazioni.
Nella premessa da lei scritta, cita non a caso il sommo poeta Dante, laddove nell’Inferno, afferma:      “Considerate la vostra semenza, fatti non foste per viver come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza”.
Alla sua iniziativa appartengono anche una mostra di figurine di santini, risalenti ad alcuni fa; un libro dal titolo ”Saluti da Circello”, immagini di un paese del Sannio beneventano, attraverso cento anni di cartoline ,illustrate, edito da Centro Ricerche di T.Petriella”, consistente in una raccolta di cartoline di Circello, inviate a parenti ed amici.  Questo lavoro è stato svolto insieme a Ferdinando Miele, cugino di Marisa, che vive ormai da 24 anni a Reggio Emilia, dove egli è segretario  dell’Ufficio dei Beni Culturali e che ha ricevuto da Don Tiziano Ghirelli, nella sua qualità di ex Direttore degli stessi Uffici, di Reggio Emilia, una grande attestazione di gratitudine, per il lavoro svolto. Don Tiziano non ha perso l’occasione per sottolineare  la grande forma di collaborazione, prestata  dai genitori di Fernando Miele, Anna e Gino, che trasferitisi a Reggio Emilia, sono stati a disposizione dei due vescovi precedenti. A sottolinearne la stima è stata anche la presenza di una ventina di persone di quella diocesi, che hanno presenziato all’evento.

Alla presentazione del recente lavoro letterario di Marisa, è intervenuto anche il nuovo prefetto, dott. Carlo Torlontano, il quale ha colto subito al volo ”l’occasione della presentazione di questo libro, per partecipare ad un evento in Curia e per  ringraziare le diocesi di Benevento,ì e quella di Telese Terme e Cerreto Sannita, per tutto quanto stanno facendo per accogliere i profughi afgani”. “Non avete aspettato che io ve lo chiedessi – ha concluso- Tutto quello che potremo fare ,lo faremo. Grazie a tutti”.
Il filmato, che è stato proiettato subito dopo,  ci ha permesso di rivedere, a noi che li conoscevamo, i nonni e le nonne di tanti anni fa, che hanno cantato e recitato con Marisa Miele, che ne ha raccolto le testimonianze e tramandato, così, canti e preghiere. Anche a loro va il nostro ringraziamento, per aver ricordato frasi e versi, che altrimenti si sarebbe perduti per sempre. A queste persone è dedicata una parte del libro denominata Tabula gratulatoria,  e ad una di esse, Petriella Giuseppa, la nostra amata maestra elementare, è stata consegnata una pergamena, da parte di Papa Francesco, in occasione della ricorrenza, il 3 settembre, del suo 75°compleanno, lo stesso giorno  della presentazione del libro.
A questo filmato si è agganciato il senatore Davide Nava,già  sindaco di Circello per due mandati, il quale ha voluto sottolineare quanto fosse diffusa la preghiera ed in particolar modo la recita del Rosario, nelle famiglie circellesi, negli anni cinquanta. “Oggi non esiste più”, ha detto Nava con grande rammarico. “Neanche io sono stato capace di educare in tal senso i miei figli, perché si è persa la pratica della preghiera familiare”. Ha manifestato tutta la sua nostalgia per i tempi trascorsi, lodandoli ma incontrando il dissenso pacato da parte di Don Mario Iadanza, direttore dei Beni Culturale della Diocesi. Quest’ultimo ha sostenuto che anche in passato vi era violenza, sopraffazione: ”Cosa non si faceva, anche nei secoli precedenti per un pezzo di eredità. Non guardiamo dunque al passato, come  al paradiso terrestre che non c’è più. Certo si pregava con tutta la persona e la preghiera veniva indirizzata a Dio e non era solo un atto mnemonico”.
Don Mario dunque ha voluto sottolineare la straordinarietà di questo lavoro, con una punta di orgoglio per uno degli autori, Fernando Miele,  di cui ha fatto la presentazione dicendo:  “E’ stato mio alunno tanti anni fa ed è bello poi che i discepoli vadano avanti. Una grande soddisfazione questa, per il maestro. Nel sottotitolo, ”Frammenti di religiosità popolare nel Sannio, si coglie il senso di cui si parla.  Qui, in questo  testo, sono raccolte anche le testimonianze immateriali della Fede. Ricordiamo che anche la transumanza ha avuto la sua incidenza: pensiamo ad esempio all’apparizione, sul Monte Gargano, di San Michele Arcangelo. Di grande importanza  è la straordinaria appendice contenuta nel testo. In pratica, si tratta di una grammatica del dialetto circellese”, a cui si è dedicata, in maniera particolare l’autrice, Marisa Miele.
L’arcivescovo, S.E. Felice Accrocca è riuscito a raggiungerci, con qualche ora di ritardo, perché, di ritorno da Roma, si era imbattuto in un incidente stradale.
Con la sincerità che lo contraddistingue l’arcivescovo ha candidamente affermato ”di non aver letto tutto il libro, come si conviene, per poterlo poi adeguatamente presentare, ma di essere stato colpito in maniera particolare dallo studio ivi contenuto sull’onomastica, che ci dice molto e ci rappresenta come su di essa incida il culto dei Santi. Il volume ci rappresenta anche come la gente pregava di cuore, ma anche di coro, cioè in modo familiare. Quello che è stato descritto è il mondo contadino da cui provengo ed in cui si è abituati alla presenza dei demoni, del buio, dell’ignoto. Il libro è anche una ricca fonte fotografica e, nonostante la lettura frastagliata che ho fatto di esso, dico che queste sono pagine di una ricchezza enorme. Questo libro è una piccola miniera, e come tale deve essere valorizzato nel tempo”. Infatti, una copia è stata donata alla Curia per essere inserita nella Biblioteca Diocesana. 
Un doveroso grazie quindi agli autori, anche se Maria Miele ha ritenuto di dover delegare il cugino Fernando nell’esposizione degli obiettivi, che hanno voluto realizzare nel compiere questo immane lavoro, fatto con il cuore, e con il solo intento di conservare quanto si esprimeva, in passato, con la fede.
In questo volume, non è stato trascurato nulla:  dai testi alle foto, alla musica, sono  state fatte trascrizioni musicali,  dalla versione orale di canti e nenie,  dai M° Vincenzo del Grosso, M° Massimo Varchione e M° Elisa Vito. 
Anche la grafica è stata curata con minuziosità dalla prof.ssa Gaia Di Blasio, della Poliarte, Accademia di Belle Arti e Design di Ancona, “che con genuina e generosa partecipazione ha voluto dare a queste pagine, una grafica attuale ed accattivante”.
Gli autori hanno ringraziato, in maniera particolare, generosi imprenditori e professionisti perché  “hanno parzialmente contribuito a sostenere i costi di stampa”. Senza di loro, ”questa ricerca difficilmente sarebbe diventata patrimonio condiviso”. Perciò, vada il grazie degli autori e dei lettori, a chi ha supportato il Centro Ricerche “T. Petriella”, in questa attività. Ancora di più, ci ha detto Marisa Miele: ”dobbiamo ringraziare tutte le imprese che malgrado la chiusura durante il periodo di pandemia, non si sono tirate indietro, anche per la seconda ristampa”.
Vi è stato, dunque, un coinvolgimento globale. Ciascuno nel suo piccolo ha voluto dare un contributo alla preparazione di questa preziosa raccolta.
Interessante è anche il censimento che è stato fatto come raccolta di Epifanie della fede nello territorio, cioè  di croci e tabernacoli, ben sedici  presenti nel territorio di Circello, che annovera anche diciannove  edicole, raffiguranti la    Madonna, S. Antonio, S. Francesco, oltre alle tante statue presenti sulle facciate di abitazioni private dei circellesi, che sono espressioni di devozione familiare.
Maria Varricchio

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