Benevento – “Anarchici del marciapiede”, all’Archeoclub la lezione di Carmine D’Agostino sull’amore che non chiede permesso

A casa Pisani, il 23 settembre scorso, sala piena per la conferenza “Guida Scientifica alle Follie dell’Amore Maturo”

La sede dell’Archeoclub di Benevento ha ospitato la conferenza più attesa e più anomala di questo inizio autunno: “Anarchici del Marciapiede – Guida Scientifica alle Follie dell’Amore Maturo”.
Sul palco solo due persone: il prof. Maurizio Cimino, che ha introdotto la serata, e il prof. Carmine D’Agostino, che l’ha tenuta.
Cimino, nel presentare l’amico e collega, ha detto una cosa che ha dato subito il tono alla serata: “Non siamo qui per parlare d’amore come lo raccontano i romanzi. Siamo qui per parlare d’amore come accade davvero, quando hai superato i settant’anni e decidi che non vuoi più stare sul marciapiede a guardare passare la vita”.
Ed è da qui che D’Agostino è partito. Dal titolo stesso.
Chi sono gli Anarchici del Marciapiede?
D’Agostino ha ripreso la scena che ormai a Benevento conoscono in tanti: due anziani, Carmine e Caterina, che si baciano al centro delle strisce pedonali di Corso Garibaldi, in pieno giorno. I giovani che si fermano e applaudono. I coetanei che guardano con commiserazione, scuotendo la testa.
“Li abbiamo chiamati anarchici non perché bloccano il traffico”, ha spiegato D’Agostino. “Ma perché compiono un atto scientificamente folle. Dopo una vita passata a rispettare le regole – il semaforo, il decoro, il ‘cosa dirà la gente’ – decidono che l’unica regola che vale la pena infrangere è quella di non amarsi più in pubblico. A ottant’anni, baciarsi in mezzo alla strada è un atto politico. Vuol dire: io ci sono ancora. Il mio corpo è vecchio, ma il mio desiderio non è scaduto”.
La “Guida Scientifica alle Follie”, ha proseguito, non è una provocazione. È la descrizione di quello che accade davvero: l’innamoramento maturo non è più Eros che esplode, è gratitudine che resiste. Non cerca un futuro da costruire, ma un presente da non sprecare. E per questo fa più paura. Perché è più libero.
Il dato più evidente della serata è stato il pubblico: un’attenzione silenziosa e concentratissima.
Ha commentato D’Agostino a fine serata, rispondendo alle domande del pubblico. “I giovani applaudono quell’amore perché ci vedono una speranza: se si può amare così a ottant’anni, allora vale la pena amare per tutta la vita. Noi, invece, della stessa età, a volte lo guardiamo con imbarazzo perché ci ricorda quello che non abbiamo avuto il coraggio di fare. Abbiamo confuso la dignità con la rinuncia”.
Nessun proclama, nessun lieto fine cinematografico. La serata si è chiusa così come era iniziata, con una piccola aggiunta: D’Agostino ha offerto un piccolo rinfresco agli intervenuti per festeggiare i suoi 55 anni di matrimonio con Caterina. Tutti si sono congratulati e hanno augurato una vita ancora lunga di amore folle.
A Benevento, città che da duemila anni racconta storie di streghe che volavano di notte, ieri sera si è capito che le vere streghe non sono quelle che fanno magie.
Sono quelle come Carmine e Caterina. Che trovano il coraggio di baciarsi dove tutti possono vederli.

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