Rukeli, pugile



La rassegna Benevento Città Spettacolo Teatro 2023/2024, presso il Teatro Comunale di Benevento, si è chiusa in bellezza con lo spettacolo “Rukeli, Pugile” a cura della Compagnia Red Roger.
Non si poteva trovare argomento migliore per concludere un percorso diretto da Renato Giordano, che ringraziamo per averci permesso di godere di spettacoli curati da grandi professionisti, che di volta in volta, hanno trattato argomenti di grande interesse.
L’ultimo degli spettacoli del cartellone racconta la (ancora poco conosciuta) vita di un grande campione: Johann Trollman, interpretato dal bravissimo Eugenio Delli Veneri.
Red Roger si distingue da sempre per l’attenzione con cui ricerca i soggetti dei propri lavori, ad esempio con il racconto delle vicende di grandi inventori, o sportivi come in questo caso, con il dichiarato intento, comunque, di farci riflettere sulle dinamiche interne tra i vari soggetti, a volte guardando all‘ interno delle loro anime.
Questo lavoro teatrale contribuisce a mantenere il ricordo di quello che l’uomo è stato capace di infliggere ad altri uomini, questa volta ben sei milioni di persone, con una logica sottile e spietata, che grazie all’invenzione dei campi di concentramento, delle camere a gas e della conseguente cremazione dei corpi, ha realizzato una delle più grandi rapine mai visto fino ad ora. Si, perché il fine ultimo dello sterminio degli ebrei, dei sinti e degli omosessuali era squisitamente economico, quello di accaparrarsi i loro beni, coperto dalla coltre del presunto mantenimento della purezza della razza ariana.
Il racconto spazia dai primi allenamenti di Rukeli, da quando ragazzino in una palestra di Hannover si allenava sotto lo sguardo del suo amico Radu, interpretato magistralmente da Vincenzo De Matteo. Anche se a 22 anni era indiscutibilmente il più forte tra i non-professionisti, il suo comportamento sul ring venne considerato dalla Federboxe poco compatibile con l’immagine forte della Germania. Infatti, Trollmann sul ring giocava di gambe, anticipando lo stile che sarà di Cassius Clay: danzare e colpire. Tale comportamento fu considerato dalle autorità sportive tedesche, disdicevole, anche se il suo allenatore, Zirzow, interpretato da Mimmo Soricelli, non vi trovava nulla di indecoroso anzi ne intuiva la potenzialità.


Divenuto un professionista, nel 1933 a Berlino Rukeli lo zingaro batté Adolf Witt e diventò campione nazionale dei medio-massimi. La commozione fu talmente grande, che pianse, per la vittoria, ma questo suo comportamento, fu preso a pretesto da George Radamann, gerarca nazista e presidente della Federboxe, per togliere a Trollmann il titolo. La motivazione fu: “un vero boxeur non piange mai, specialmente sul ring.”
Poco dopo a Rukeli fu proibito di combattere, perché sinti. Fu costretto a divorziare dalla moglie Olga, ariana, dalla quale aveva avuto una figlia, Lina. In quanto tedesco, fu inviato in guerra a combattere con la Wehrmacht ed al ritorno, nel 1943, finì nei campi di sterminio, perché zingaro, prima a Neuengamme poi a Wittenberger.
Qui incontrò Emil Cornelius, un criminale comune, che nel campo di sterminio esercitava il ruolo del kapò.
Si trattava di un prigioniero investito dai nazisti, con funzioni di responsabilità su una squadra di lavoro, al fine di sorvegliare i prigionieri e controllarne il lavoro. In questo reparto era stato assegnato Johann Trollman. Appena arrivato nel lager, scaricato da un treno merci insieme con altri sinti, fu riconosciuto da Cornelius, che decide di divertirsi un po’ con lui. Gli chiede di battersi. Trollman all’epoca era magrissimo, debilitato dalla fame, pesava circa quaranta chili. Cornelius quindi non voleva un combattimento leale, ma solo umiliare lo zingaro.
Trollmann si trovò di fronte ad un bivio. Sebbene fisicamente malconcio, sapeva di poter battere comunque Cornelius ricorrendo alla sua tecnica, ma sapeva anche che la vendetta sarebbe subito arrivata. Rukeli scelse di morire: “Meglio la morte che perdere la propria dignità di essere umano. L’albero non si lascia abbattere”. Come era prevedibile, Cornelius finì a terra e si vendicò facendo uccidere il prigioniero a bastonate.
Tutta la storia del pugile sinti era stata raccontata da Dario Fo nel libro “Razza di zingaro”, pubblicato da Chiarelettere, il quale si era avvalso di una meticolosa ricerca storica di Paolo Cagna Ninchi, per ricostruire la sua vicenda.
«Ho scritto questa storia illustrandola con miei disegni – spiegò Dario Fo – perché la gente deve tornare a indignarsi e a muoversi su fatti veri, drammi reali. Trollmann faceva paura per la sua diversità, per il suo modo di salire sul ring, di fare pugilato non con l’idea cattiva, becera, malvagia, di abbattere l’avversario o di annientarlo, ma spinto dalla voglia di dare spettacolo, di giocare con ironia, con leggerezza. Nella sua danza di fronte agli avversari Trollmann, infatti riprendeva una tecnica di combattimento virtuale antichissima, che i sinti praticano durante i loro raduni. Un rito festoso, quello dello zingaro Rukeli, che nulla aveva a che vedere con l’atroce desiderio di morte dei suoi assassini…”.
Con la scelta di raccontare la storia di questo pugile, la Compagnia Red Roger in collaborazione con la compagnia Eidos non è stata da meno, grazie al testo scritto e diretto da Pier Paolo Palma, che ha anche dato corpo e voce al narratore ed al malvagio Cornelius.
La storia e la figura di Rukeli, per molto tempo sconosciuta, solo in anni recenti sta riemergendo insieme ad una maggiore consapevolezza per gli orrori che 500.000 zingari hanno subito durante la Seconda guerra mondiale. Ricordiamo che la commemorazione dello sterminio dei Rom, dei Sinti, dei Kalè, dei Manush, trucidati dai nazisti, ricorre ogni 2 agosto, con il nome “Porrajmos”, che significa grande devastazione.
Nel 2003, la Federazione Pugilistica Tedesca ha restituito a Rukeli, ufficialmente, il titolo di campione dei pesi mediomassimi, quel riconoscimento che gli era stato tolto nel lontano 1933. Ad Hannover, sua città natale, è stato ricordato con l’intitolazione di una strada e ad Amburgo con una targa. A Berlino è stato costruito per lui un monumento a forma di ring, circondato da bellissimi alberi.
Anche questo lavoro teatrale si inserisce nel racconto di questa figura eroica: Georgia De Conno, che ha curato anche le scene ed i costumi, ci ha presentato la figura tormentata della moglie di Rukeli. La madre di quest’ultimo è stata interpretata da Raffaella Mirra che, come Vincenzo De Matteo e Mimmo Soricelli, fa parte della compagnia Eidos, storica realtà del territorio che si occupa di teatro con spettacoli in tutta Italia. Dalla fruttuosa collaborazione tra le due compagnie (Red Roger ed Eidos) è nato questo ultimo spettacolo del cartellone. Le musiche ed il sound design sono state curati ed ideate dai M. Massimo Varchione ed Elisa Vito.
Ringraziamo dunque la Compagnia Red Roger e la Compagnia Eidos per averci ricordato qualcosa che ormai molti tendono a voler dimenticare. Al contrario, la memoria di tali nefandezze, ci deve essere di esempio e di monito, per riacquistare e mantenere la nostra umanità.
Arrivederci alla prossima rassegna.

Maria Varricchio

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