Che fa? Concilia?

«Che fa? Concilia?» chiedeva Mandrake al povero malcapitato che aveva la ventura di ritrovarsi finanziatore inconsapevole delle imprese della allegra brigata con la febbre da cavallo. 
Subito aggiungendo, a rafforzare con le parole l’autorità implicitamente espressa dalla candida divisa, «lei è in contravvenzione perché venendo dalla 4° zona centro e invertendo la marcia a U nel settore preferenziale BZA adibito a traffico locale, si incanalava nel 5°settore P esclusivo per i giorni dispari, e convergeva in una zona mercato… tassativamente vietata al traffico, soprattutto dopo le severissime disposizioni pedonali, e contravveniva a più riprese agli articoli: 1,2, 13, 35, 26, 1959, 54 e 11 del codice della strada!!»
La scena si chiude con gli occhi spiritati del mitico Proietti che già pregusta il piacere della puntata a Tor di Valle che quella piccola ingegnosa truffa avrebbe fruttato: «sono 47.500£… me pare!».
«Che fa Concilia?» – un punto interrogativo in meno e un tono più inquisitorio che suadente – è la richiesta che si sono sentiti fare un bel mattino della scorsa settimana i vigili urbani di Benevento dagli agenti di polizia diretti dal vice questore Giovanna Salerno.
I quali, su disposizione della Procura del capoluogo, hanno fatto visita alla sede della Polizia Municipale di Benevento nell’ambito di un’indagine «sulle discrepanze tra i verbali delle contravvenzioni elevate e il numero dei bollettini».
Obiettivo: il sequestro, appunto, di “Concilia”, il software che il corpo cittadino utilizza per gestire le sanzioni alle violazioni del codice della strada. 
Nello specifico, ciò che, pare, necessiti ulteriori approfondimenti, è l’incongruenza tra il numero di contravvenzioni elevate e il numero di quelle effettivamente notificate. 
Ci sarebbero, in altre parole, dei verbali per i quali non si è proceduto alla notifica e per i quali, di conseguenza, si sarebbe reso impossibile l’incasso.
In attesa che venga accertato se l’ipotizzato danno erariale sia stato conseguenza di un bug di “Concilia”, di un errore umano o di un intervento deliberato – una mandrakata, insomma –, ciò su cui è dato per il momento congetturare è l’ampiezza della discrasia.
Che non dev’essere poi così trascurabile se, come prontamente rilevato da più osservatori, ha convinto la procura della necessità di autorizzare l’operazione.
Si parla, inoltre, di indagini su incarichi, salari accessori, straordinari, premi. 
In una nota inviata alla stampa dal responsabile sindacale CUB-FP al comune di Benevento, Alberto Zollo, si fa cenno a effettivi del corpo di polizia municipale che risulterebbero ininterrottamente in servizio (ordinario, straordinario normale e straordinario in conto terzi) dalle 8.00 di mattina alle 24.00.
É d’obbligo, insomma, enorme cautela, trattandosi di una vicenda che vede coinvolto, nel ruolo dell’indagato, il corpo della polizia cittadina.
Una cautela talmente tanto avvertita dalle parti di palazzo Mosti che, agli antipodi della consueta logorroica rapidità con la quale le redazioni – o i social – vengono tempestati da dichiarazioni ufficiali, note stampa, messaggi e messaggini, il silenzio è stato l’unico commento apprezzabile in merito ad una vicenda che, all’opposto, non cessa di far parlare tutto il resto della città. 
Silenzio ancora più assordante se messo in relazione alla indagine interna promossa da Gennaro Santamaria che ha tutta l’aria di voler rilevare la funzione della nottola di Minerva. 
Una indagine interna riguardante le irregolarità di utilizzo del software, una indagine non superflua e tardiva come quella avviata dal dirigente di palazzo Mosti – racconta Zollo nella suddetta nota alla stampa =era già stata avviata dal capitano Emilio Belmonte.
Senza che però potesse essere portata a termine causa trasferimento ad altro incarico del graduato.
Il trasferimento venne giustificato come normale avvicendamento dovuto alle normative anticorruzione nonostante, ennesima singolarità in attesa di chiarimento, la normativa riguardante la mobilità del personale nelle pubbliche amministrazioni – misura organizzativa preventiva finalizzata a limitare il consolidarsi di relazioni che possano alimentare dinamiche improprie nella gestione amministrativa, conseguenti alla permanenza nel tempo di determinati dipendenti nel medesimo ruolo o funzione – si applica a quei dipendenti pubblici che abbiano ricoperto il medesimo incarico per un quinquennio.
Il capitano Belmonte, al momento de trasferimento, aveva coordinato l’ufficio Verbali e Cassa solo a partire dal Luglio 2018!
In attesa di ulteriori sviluppi, l’augurio (siamo, in fondo, alla vigilia di un altro santo Natale) è che, rispetto alla legittima domanda della cittadinanza intera, simile a quella posta dal giudice del film di Steno impersonato dal compianto Adolfo Celi – «come si spiega questa faccenda?» – la risposta non sia simile a quella fornita da quei singolari imputati: «E nun se pó spiegá…nun se pó spiegá….spiegaglielo un po’ tè»
«Uno se crede che se pó spiegá, ma nun se spiega»
«E vaglielo un po’ a spiegá»
Massimo Iazzetti

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