Il panino a scuola rimane fuori dalle aule

Con la sentenza della Cassazione di questi giorni è stato posto, almeno per il momento, fuori corso il panino. La querelle durata qualche anno di troppo ha finalmente posto fine ad una problematica seppur minoritaria di chi auspicava la libertà del panino da casa.
Da queste pagine ho sempre sostenuto ciò che oggi è scritto in una sentenza della Suprema Corte.
La mensa scolastica è un punto fondamentale nell’educazione degli alunni. Una educazione complessiva che va da quella civica a quella alimentare. Sì, perché alla fine l’unificazione mette sullo stesso piatto i suoi partecipanti, determina l’accettazione di quanto viene servito: mensa democratica ed eguaglianza tra i ceti.
Su questa problematica sicuramente l’assessore alla cultura al Comune di Benevento, Rossella Del Prete, con tenacia e abnegazione ha portato avanti e difeso la mensa, anche con l’esperienza di mamma di alunni nelle scuole pubbliche.
Impallinata alle prime schermaglie anche da alcuni consiglieri di maggioranza, per una faccenda che le era arrivata come una patata bollente, frutto di una battaglia partita da quella famosa pasta e ceci, che nessun alunno ha mangiato e che mai era andata in distribuzione.
Una situazione che aveva sollevato perplessità sulla bontà del servizio.
Ora tutto questo è solo una brutta storia di una burocrazia comunale che sulle gare d’appalto ha sempre dovuto fare i conti con il loro espletamento. Non ultima una ennesima sentenza che ha dato ragione ad una ditta esclusa da una gara per il servizio mensa. Ma anche con qualche assenza sul controllo.
Ma qui ora il dato è certo, almeno fino a quando il Parlamento non sarà sollecitato da qualche onorevole o senatore a riformare quella sentenza con una legge.
Sta di fatto che, anche per esperienza personale, la mensa  “è tempo di scuola”.
Alla fine non ne esce solo il Sindaco ed il suo tenace assessore vincente, ma la Scuola di vita.
geppino presta

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