Quando su Benevento cadde la “neve nera”

Cari amici, gli annali della mia “gente” sono ricchi di notizie su avvenimenti ai quali i vostri storici, impegnati come sono su diatribe intellettuali, non hanno mai dato un grande rilievo.
Difatti, mentre è difficile che io trovi nella mia ricerca documentazione sugli avvicendamenti politici nella nostra città (i cinghiali non fanno politica!), mi capita spesso, e mi affretto ad informarvene, di imbattermi in notizie strane come quella che segue.
Era il 20 maggio 1737, lunedì, un tranquillo inizio di settimana che nonno cinghialone inaugurava con un’abbondante colazione di ghiande.
Il Vesuvio, all’improvviso, fece “tanto fracasso e strepito di rumore e rimbombo” che persino le case della nostra città tremarono.
Il giorno dopo lo stupore divenne terrore. Infatti la città si svegliò completamente coperta di nero.
Una fitta pioggia di cenere cadde su Benevento per quattro giorni e cinque notti. La fine del mondo pareva imminente. Centinaia furono le processioni di penitenza, le battiture e le conversioni.
Quando finalmente l’inverosimile “neve nera” si diradò e scomparve, a gioia dei Beneventani si trasformò in terrore per nonno cinghialone. Infatti molti furono gli animali sacrificati per ringraziamento alle vostre divinità. Tra questi anche i tre primogeniti del mio avo che incoscientemente si erano avventurati nei paraggi di Benevento.

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