A Città Spettacolo, Salemme ha messo in scena “Napoletano? E famme ‘na pizza”, lo spettacolo anticipato al Bct

Graditissimo ritorno quello di Vincenzo Salemme a Benevento, dove nell’ambito del BCT Festival, il 28 luglio di quest’anno, ha ottenuto il premio alla carriera e, come già ci aveva anticipato in quell’occasione, ecco il suo “Napoletano? E famme ‘na pizza”. Un percorso che va dal libro al testo teatrale che ha recitato insieme ad Antonio Guerriero, Vincenzo Borrino e Mirea Flavia Stellato, anch’essi molto bravi. Come egli stesso ha sottolineato, ”sarà un’estate all’insegna della valorizzazione del territorio e a favore dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo, una manifestazione di interesse concreto verso il comparto dello spettacolo dal vivo”.
Secondo lui, “a volte, essere napoletani è difficile: “bisogna essere capaci di gradire il caffè bollente, mangiare il ragù la domenica e il capitone a Natale, saper raccontare barzellette, suonare il mandolino e cantare perfettamente intonati i grandi classici della canzone partenopea, amare la pizza sopra ogni cosa, saper nuotare e fare il bagno in ogni stagione dell’anno…”. Tuttavia, “il ragù e la pizza non sono menzionati dall’enciclopedia Traccani”, il cui acquisto avrebbe costretto il personaggio interpretato da Salemme di acquistare una nuova libreria per sistemarla.
Salemme si è poi domandato: Ma come mai?”. Tutte queste pretese le subisce soltanto chi è napoletano, mentre chi nasce da un’altra parte è, in fin dei conti, più libero di essere e di fare quel che gli pare?”. Il suo intento sembra quello di voler sfatare questi luoghi comuni, negli archetipi in cui tutti prima o poi veniamo inseriti. Il suo lavoro teatrale, durato ben oltre le due ore, ci ha mostrato vizi e virtù dei napoletani, (che in fondo vivono come tutti gli altri uomini), nei dialoghi intrattenuti con i vari personaggi: la figlia maggiorenne, per la quale, in occasione del compimento dei 18 anni, si prepara una festa esagerata, aiutata a preparare tavoli, sedie, da un Signore di Pozzuoli che, pur di ottenere il posto di lavoro, si finge indiano, perché sicuro che nessuno avrebbe mai assunto un italiano, che, come prestò ammetterà, ha riscosso i 600 euro per il covid, la Cig, l’Aspi… e, alla fine, si lamenterà contro chi ha soppresso l’art. 18.
Nel suo show, Salemme ha esaminato tutti gli argomenti legati alla napoletanità, il caffè che ha sorbito in bar, preparato da un omone che gli ha confessato di averlo fatto “con amore e con passione”, benché il risultato non fosse soddisfacente per Salemme, che lo aveva bevuto. Di qui, la considerazione  secondo cui  “è’ l’uomo a nobilitare il lavoro, perché non ci si vende e non ci si svende: si è”. L’attore ci ha poi ricordato la guerra di gusto tra la mozzarella di Caserta, dal sapore più salato, e quella di Battipaglia, più dolce;  ancora del vero e proprio rito per la preparazione del ragù, la cui cottura dura circa tre ore.
Ha voluto, poi, farci conoscere anche qualche aspetto meno noto di Napoli, quale, ad esempio, senza togliere nulla al veneratissimo S.Gennaro, vescovo, nato a Benevento, il fatto che Napoli ha anche un’altra copatrona, S.Patrizia, che viene ricordata il 25 agosto. Particolarmente esilarante è stato il momento in cui la figlia, in piena apprensione, ha pensato di assumere una badante, anch’essa finta indiana, per il papà che, essendo separato, dopo l’intervento al cuore, ha bisogno di compagnia.
Il dialogo, che si è tenuto poi tra il postino (Salemme) ed il secondino portiere, ci ha permesso di ridere a crepapelle, per il simpatico scambio di battute da parte di entrambi gli attori. Non poteva mancare il riferimento ai presepi di S. Gregorio Armeno, che vede ogni anni tantissimi visitatori, perché il presepe, lo sappiamo, è un altro dei tanti simboli di Napoli, insieme alle zampogne ed al baccalà, cucinato in particolar modo a Natale.
Siamo stati così intrattenuti molto piacevolmente da un Vincenzo Salemme, che ha riconfermato la sua bravura, la sua capacità di creare situazioni e dialoghi, che hanno, come scopo precipuo quello di approfondire e migliorare l’animo umano.
Maria Varricchio

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