La Missione Sacerdotale di Don Pasquale Maria Mainolfi.

All’alba del 27 giugno, “Festa del Sacro Cuore di Gesù”,  si è chiusa la vicenda terrena di Don Pasquale Maria Mainolfi, e, nella giornata successiva, “Festa del Sacro Cuore di Maria”, è stata celebrata la liturgia esequiale.

Un appuntamento, triste con la morte, amorevole e gioioso con la Vita infinita ed eterna.

E’ venuta meno la presenza visibile di una testimonianza sacerdotale ferma, sicura, forte, generosa, esigente, sia negli scenari ecclesiali che in quelli civili, culturali, educativi ed etico-politici.

Non si è mai sottratto, nella sua Missione di servizio pastorale e di competenza teologica, ad affermare con forza, spesso con veemenza comunicativa, la voce del Vangelo, il valore profondo della identità umana – immagine di Dio – e la misura morale ed etica delle azioni, del pensiero e delle parole sui sentieri, più difficili, faticosi e tormentati della nostra salvezza.

La sua “Teologia morale”, insegnata per tanti anni nell’Istituto di Scienze religiose e nello Studio teologico, non era consegnata a una didattica formalistica ed arida, ma affidata a una comunicazione dialogica che vibrava sempre di Fede, di Speranza, di Amore.

Costruttore attento e generoso del “Regno di Dio” nelle anime e nelle relazioni vive delle comunità familiari e civili, è stato fortemente cosciente della sua investitura sacerdotale e, sempre “orgoglioso” di essere prete, ha conservato la talare fino alla fine. I Sacerdoti, affermava, sono i “corredentori di Gesù”, posti al di sopra delle stesse schiere angeliche; è stato concesso loro il “potere divino” di rimettere i peccati e di transustanziare il pane e il vino nel Corpo, nel Sangue, nell’Anima e Divinità del Figlio di Dio.

Egli era drammaticamente consapevole che una Chiesa, sempre più sopraffatta dal Modernismo, perde la essenza sacramentale, sacerdotale e divina e finisce nelle mani dell’Anticristo.

Infatti non poteva sfuggire alla sua sensibilità il quadro  inquietante della crisi devastante che sempre più sconvolge gli assetti e gli equilibri, le regole e le finalità dei processi sociali, politici ed economici e, purtroppo, corrode, ferisce ed ottenebra l’orizzonte della religiosità e le radici della tradizione cattolica e sospinge nell’indifferenza e nell’ateismo soprattutto le nuove generazioni.

I “padroni del mondo”, infatti, imprigionati nella ideologia massonica del Materialismo e del Razionalismo, stanno facendo di tutto per cacciare Dio dalla faccia della Terra, allontanarlo dalla società, dalle scuole, dalla comunicazione mediatica e politica, sradicarlo dalla coscienza popolare.

Egli, apostolo instancabile, non è stato un “Pastore disarmato”. Ha guidato e pascolato il gregge affidatogli per quarantadue anni, prima a Sassinoro, all’ombra del Santuario di Santa Lucia e San Michele e poi a Benevento, nella Chiesa di San Gennaro.

E non si è chiuso nel territorio della sua Parrocchia che, presto, aveva presidiato con oltre venti dolcissime Madonnine; si è sentito sempre investito, invece, di una responsabilità missionaria per essere, ovunque, “operatore di Bene, di Luce, di Verità, di Giustizia, di Pace”.

Negli ultimi tempi, mentre la sofferenza segnava il suo profilo e il suo volto, non si è sottratto a nessuno impegno e corrispondeva con gioia ad ogni richiamo. L’ho rivisto, per l’ultima volta, l’otto maggio nella Chiesa di Reino a celebrare il Sacrificio Eucaristico e a ricordare Bettina Tozzi, “La Camminatrice del Sannio”, alla quale, alcuni anni prima aveva dedicato una tenerissima narrazione biografica “Follie d’Amore a piedi nudi”.

Quel giorno si riaccese in me un impulso di speranza che non avrebbe ceduto all’attacco violento del male, che, invece, prepotente e inesorabile, lo rincorreva e lo consumava.

E’ impossibile dar conto della storia umana e sacerdotale di Don Pasquale: è immensa!

Al centro della sua ispirazione vocazionale e della sua intensa esperienza c’è un “grande Amore: Maria Vergine, Madre di Gesù e Madre nostra!”.

Fin da bambino nella sua Cervinara, ai piedi di Montevergine, aveva sentito la voce della grande Madre del Cielo e della Terra, la stessa Misericordia  incarnata che soffre e piange per tutti noi anche lacrime di Sangue.

Non c’è stato Santuario mariano che non abbia desiderato visitare: Lourdes, Fatima, Medjugorje, hanno riscaldato più volte il suo cuore filiale con i palpiti profetici della sublime comunicazione materna; vi attingeva un’energia potente e profonda di commozione e di amore per aprire e penetrare, con testimonianze fervide e premurose, nel cuore di Dio, perché la Madre vive in Gesù e Gesù vive nella Madre.

Ha frequentato straordinarie creature carismatiche che hanno alimentato e orientato il suo ardore di evangelizzatore:− Don Stefano Lamera, sacerdote paolino che ha guidato e animato, con una altissima e calorosa pedagogia spirituale, l’“Istituto Gesù Sacerdote” e l’ “Istituto Santa Famiglia”, a lui Don Pasquale aveva affidato la sua Direzione spirituale, esperienza presentata, infine, in una pubblicazione profonda ed entusiasmante;− Don Stefano Gobbi, che su invito della Madonna ha suscitato il “Movimento Sacerdotale Mariano” e ha ricevuto da Maria Santissima, dal 1973 al 1997, seicentotrentacinque luminose  locuzioni interiori, raccolte nel “libro azzurro”, “Ai Sacerdoti figli prediletti della Madonna”, “amati da tenerissimo amore” per formarli e condurli per mano alla loro grande missione come “Apostoli degli ultimi tempi”.

La sua era una Mariologia vissuta. Ha conosciuto Renato Baron di Schio, Maddalena Aumont di Dozulé, Fernande Navarro−JNSR, Vassula Ryden, Natuzza Evolo ed altri carismatici, dai quali accoglieva meravigliosi racconti di esperienze mistiche, messaggi di Misericordia e di Verità, indicazioni profetiche per la “Fine dei tempi”, Avvertimenti e annunci del “Trionfo di Maria” e della “Seconda venuta di Gesù”.

Conosceva bene e visitava le Tre Fontane a Roma per le Rivelazioni a Bruno Cornacchiola, il Santuario di Civitavecchia, il Santuario della Medaglia Miracolosa, la Sante Baume, la Salette, Taizè e i luoghi segnati dalla presenza di Veggenti, ai quali il Cielo aveva affidato, in locuzioni interiori ed anche in visioni, una molteplicità di messaggi divini che manifestavano una profondissima Sapienza teologica e indicavano passi preziosi per la Conversione, il Perdono e la Salvezza eterna. Le sue letture andavano da “L’Evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta agli scritti di Luisa Piccarreta sulla Divina Volontà.

La frequentazione di Fatima, i pellegrinaggi in Terra Santa, l’incontro nei primi anni ottanta con i veggenti di Medjugorje, replicato molte volte negli anni successivi, lo motivavano, lo consolavano, lo fortificavano.

Aveva approfondito l’analisi della drammatica condizione di crisi della Civiltà contemporanea e, in essa, della stessa Chiesa Cattolica.

La sua  Evangelizzazione era saldata alla dolorosa rappresentazione del “Terzo Segreto di Fatima”: “Confusione nelle nazioni, divisioni nella Chiesa, sgretolamento della famiglia, derisione della Parola di Dio, vittoria di Satana sulla Chiesa. “Ogni giorno che passa, questo mondo corrotto, che non riconosce Dio, piomba sempre più nel gelo dell’egoismo, della sensualità, dell’odio, della violenza, dell’infelicità, dice la Madonna a Don Stefano Gobbi, e per la Mia Chiesa é l’ora della più grande confusione ed anche dell’apostasia e del tradimento”.

Allora, all’umanità decaduta e pericolante giunga l’impeto misericordioso che riconcili, con un “sigillo di pace”, la famiglia umana alla Famiglia Divina.

Per Don Pasquale è stato un grande sogno la Consacrazione della città di Benevento e dell’intero Sannio al Cuore di Gesù e al Cuore di Maria, per intenerire i nostri cuori induriti e spezzare le catene delle colpe.

E’ possibile che in memoria di Don Pasquale, e, a gratitudine per la sua testimonianza , sia finalmente attuato l’affidamento solenne all’Eterno Amore dei due Sacri Cuori uniti,  che dica “morte al peccato” e “Vita alla Grazia”!

Presto la “Croce Gloriosa”, annunciata dalle piccole Croci luminose, come quella eretta a San Gennaro, illuminerà la Terra intera e sarà, dopo l’Avvertimento e l’Illuminazione delle coscienze, l’ultimo richiamo planetario per decidersi di appartenere all’eterno Regno di Cristo.

Davide Nava

3 pensieri riguardo “La Missione Sacerdotale di Don Pasquale Maria Mainolfi.

  • 12 Luglio 2025 in 11:47
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    In questa sintesi così ricca e così ben articolata di Davide Nava sui tratti salienti della personalità umana e sacerdotale di Monsignor Pasquale Maria Mainolfi emergono tanti aspetti di quella ricca e poliedrica personalità, ma uno li sostiene e li illumina tutti. E’ quello della Fede, della Fede convinta, coraggiosa, intemerata, una merce assai rara oggi nel patrimonio dei valori dell’ animo. E’ questo il motivo principale per il quale coloro che hanno conosciuto l’ impagabile Sacerdote certamente lo ricorderanno e lo ameranno ancor

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  • 12 Luglio 2025 in 15:43
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    “Un appuntamento, triste con la morte, amorevole e gioioso con la vita infinita ed eterna” – stigmatizza l’elogio del Sen. Nava per la nascita in cielo di Mons. Mainolfi. Questo esprime tutto il melodramma di cui ciascuno deve farsi carico del ruolo di attore esclusivo, unico e irripetibile per dare il meglio di sé, onde glorificare l’Autore della vita che ha tracciato per ogni Sua creatura lo spartito, assegnando ad esso la melodia della commedia e non quella della tragedia. Mons. Mainolfi ha eseguito pregevolmente tutte le romanze ontologiche che gli competevano ed ora ci precede in cielo per cantare insieme nel coro angelico la lode al Signore e alla tenerissima Mamma Celeste che sconfinatamente amava. Saremo sempre attenti a fruttificare i suoi segni.

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  • 12 Luglio 2025 in 15:46
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    “Un appuntamento, triste con la morte, amorevole e gioioso con la vita infinita ed eterna” – stigmatizza l’elogio del Sen. Nava per la nascita in cielo di Mons. Mainolfi. Questo esprime tutto il melodramma di cui ciascuno deve farsi carico del ruolo di attore esclusivo, unico e irripetibile per dare il meglio di sé, onde glorificare l’Autore della vita che ha tracciato per ogni Sua creatura lo spartito, assegnando ad esso la melodia della commedia e non quella della tragedia. Mons. Mainolfi ha eseguito pregevolmente tutte le romanze ontologiche che gli competevano ed ora ci precede in cielo per cantare insieme nel coro angelico la lode al Signore e alla tenerissima Mamma Celeste che sconfinatamente amava. Saremo sempre attenti a fruttificare i suoi segni.

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