La scuola ”Papa Orsini” di Epitaffio a 30 anni dalla intitolazione

Intervista al Dirigente scolastico Domenico Zerella

di Mons. Pasquale Maria Mainolfi

In questo terzo centenario della elezione a Pontefice di Vincenzo Maria Orsini, col nome di Benedetto XIII (29 maggio 1724), corre l’obbligo della doverosa memoria del grande benefattore della Chiesa Beneventana. Oggi tre segni serbano la memoria del grande metropolita di Benevento: la fontana con il monumento a Papa Orsini eretta nel 1778 nell’omonima piazza; la Scuola dell’Infanzia e Primaria intitolata a Papa Orsini in Contrada Epitaffio; il Banco Alimentare “Papa Orsini” nel complesso parrocchiale di San Gennaro.


Fissiamo per un momento la nostra attenzione sulla Scuola statale intitolata a Papa Orsini 30 anni fa, sulla statale Appia, alla periferia di Benevento, in contrada Epitaffio, dopo il parere favorevole della Giunta comunale, del Prefetto di Benevento e del decreto del Provveditore Mario Pedicini. L’idea dell’intitolazione, si legge nella delibera del Consiglio di Circolo, “è scaturita da ricerche e studi condotti con docenti ed allievi della Scuola elementare Epitaffio sulla figura e l’opera di Papa Orsini in Benevento e in particolare sulla loro Contrada, all’epoca zona di confine tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli”. E’ noto a tutti che il cardinale Vincenzo Maria Orsini, giungendo o partendo per Roma si è fermato ripetutamente presso il “cippo” per salutare i fedeli in festa. Dice il prof. Vincenzo Di Pinto, entusiasta promotore dell’iniziativa: “Quel feeling dopo tre secoli è tuttora presente e vivo nella memoria della comunità epitaffiana”. Lo storico Giovanni Giordano scrive: “Con tale delibera si fissa un momento della nostra storia e si colma una lacuna. Nessun istituto di istruzione era finora intitolato a questo Pontefice che tanto si adoperò per l’istruzione dei nostri giovani”. Non va dimenticato che l’Arcivescovo Orsini, negli anni del suo servizio episcopale, porta in Benevento molti Ordini religiosi al servizio della formazione dei giovani: Agostiniani, Benedettine, Domenicani, Francescani, Scolopi, Lasalliani, Gesuiti. Giustamente la comunità del “cippo” ha fatto la sua parte per intitolare il plesso scolastico al “secondo fondatore della città”.
Fra’ Vincenzo Maria Orsini, anche da Papa, non dimentica la sua Benevento che sopporta grandi sofferenze soprattutto a motivo dei terremoti del 1688 e del 1702. Benedetto XIII, infatti, ritorna due volte a Benevento, nel 1727 e nel 1729. Nella prima visita dal 2 aprile al 12 maggio 1727, quando riparte per Roma, popolo e clero lo accompagnano fino all’Epitaffio e qui giunto, annota sul suo diario il Canonico Fabio Insogna, “Nostro Signore smontato di carrozza, subito anch’esso si inginocchiò in terra colla faccia verso la città di Benevento ed orò un po’ di tempo, poi baciò la terra ed alzatosi all’impiedi, si polì col faccioletto della polvere che vi si era attaccata e disse queste simili parole: Benevento mia non so se più ti rivedrò, e piangendo dirottamente benedisse tutto il numerosissimo popolo che vi era convenuto, come peranche tutte le campagne della detta sua città”.
Rivolgiamo qualche domanda al carissimo amico prof. Domenico Zerella, da due anni Dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo “Giovan Battista Bosco Lucarelli” e dal settembre scorso anche Rettore del Convitto Nazionale “Pietro Giannone”, dopo tre anni di dirigenza presso l’Istituto comprensivo “Don Milani – Maiorano” di Manfredonia.


Da quanti plessi è composto l’Istituto “Bosco Lucarelli” e quanti alunni conta?
R. L’istituto comprende i plessi di scuola dell’Infanzia e Primaria “San Modesto”, “Silvio Pellico” e “Via Torino” al Rione Libertà, “San Vito” in via Pio IX (Contrada San Vito) e, per l’appunto, “Papa Orsini” ed “Epitaffio”; a questi si aggiunge la scuola secondaria di primo grado “G. B. Bosco Lucarelli”, temporaneamente allocata nel plesso “Paola Collarile” in piazzale Catullo (zona via Torre della Catena), in attesa del completamento della ristrutturazione in corso della sede originaria e storica in via Gioberti, sempre al Rione Libertà. Gli alunni in totale sono poco meno di 800: duecento all’infanzia (dai tre ai cinque anni), trecentocinquanta alla primaria, duecentotrentacinque alla secondaria, perlopiù provenienti dal Rione Libertà e dalle contrade limitrofe, ma anche per piccola parte dal centro storico basso. E’ un istituto a forte radicalizzazione territoriale ed identitaria, nato da accorpamenti succedutisi nel tempo tra vari circoli didattici insistenti nel quartiere e nella zona a forte urbanizzazione lungo la statale Appia con l’allora scuola media statale “Bosco Lucarelli” da cui poi il nuovo istituito ha preso la denominazione.
Ci dica, in particolare, qualche notizia più dettagliata sulla scuola “Papa Orsini”.
R. E’ il plesso più piccolo dell’istituto ed anche il più periferico, ma proprio per questo ne difendiamo tutti gli anni la sopravvivenza, pure messa in pericolo da ipotesi di dimensionamento, in quanto costituisce un presidio educativo strategico ed essenziale per gli abitanti della Contrada Epitaffio, altrimenti privi di un punto di riferimento fondamentale per la formazione dei loro bambini che sarebbero costretti a percorrere diversi chilometri per recarsi in scuole più vicine al centro, facendo i conti con le difficoltà dell’intenso traffico e del trasporto pubblico. La struttura dell’edificio è complessivamente in buono stato, di costruzione relativamente recente: due corpi di fabbrica collegati fra loro, a tre piani, aule spaziose, un capiente androne che ospita le varie manifestazioni, una biblioteca, un’infermeria, locali deposito, un discreto parcheggio. Gli spazi dedicati alla didattica sono tutti forniti di arredi innovativi e di dotazioni tecnologiche e digitali acquistati con i fondi PON e PNRR. Alle due sezioni di scuola dell’infanzia e alle tre classi di primaria sono iscritti complessivamente circa settanta alunni, quindici sono le docenti.
A 30 anni dalla intitolazione, quale significato assume il nome di Papa Orsini per gli alunni e le famiglie di Epitaffio?
R. Sono un convinto sostenitore della conoscenza e rivalutazione della memoria storica collettiva di una comunità come la marcia in più per guardare con maggiore fiducia e determinazione alle sfide future. Facciamo solo un’ipotesi: se non ci fosse la scuola intitolata ad Orsini, la città sarebbe monca di un riferimento importante nel sistema formativo e dell’istruzione pubblica. Pensi che nella vicina Manfredonia, una città molto simile a Benevento per numero di abitanti e per organizzazione della rete scolastica, ad Orsini, di cui serbano una viva memoria per essere stato loro Vescovo prima di essere trasferito a Benevento, è intitolato un intero Istituto comprensivo, non soltanto un singolo piccolo plesso. Detto ciò, il fatto stesso che ci sia la scuola intitolata a Papa Orsini costituisce per gli abitanti di Epitaffio un richiamo continuo e costante alla sua figura. Le famiglie, gli alunni ne hanno quasi “adottato” la presenza e so per certo che anche il corpo docente, in maniera costante, lavora per rendere nota, soprattutto ai più piccoli, la conoscenza e la familiarità con questo grande personaggio, peraltro molto caro a tutta la comunità beneventana. I bambini sono curiosi e chiedono chi sia “questo Papa Orsini” a cui è intitolata la loro scuola, e le insegnanti spiegano i tratti essenziali della vita, ma soprattutto delle opere che “questo Papa” ha compiuto con vero affetto di padre verso i beneventani.
Ti ringrazio per la tua gentile e puntuale disponibilità

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