Suor Alessandra Smerilli a Cives: “È civile o non è economia”

Si è tenuto ieri il quarto appuntamento della XIII edizione di Cives – Laboratorio di formazione al bene comune – sul tema “La sfida dell’economia civile per dare ai giovani fiducia nel futuro” –  promosso dall’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della Diocesi di Benevento in collaborazione con il Centro di Cultura “R. Calabria” e l’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Se volessimo spiegare in maniera essenziale cos’è l’economia civile –  ha sostenuto Ettore direttore diocesano dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro –  potremmo dire che in essa la persona è al centro e conta più di ogni altra cosa. Nasce a Napoli nel 1753, quindi nel Mezzogiorno, e oggi viene riscoperta anche dal mondo della grande impresa alle luce delle lezioni severe impartite dalla crisi economica che abbiamo vissuto. L’economia non può essere intesa in una dimensione tecnica, prescindendo dai principi della reciprocità e fraternità che devono invece entrare nel suo svolgersi ordinario”.
“Questa economia uccide”. Sono parole di Papa Francesco riportate da don Matteo Prodi, direttore della Scuola d’impegno politico-sociale della Diocesi di Cerreto Sannita-Telese- Sant’Agata de’ Goti che sottintendono la necessità di ripartire da un’economia sostenibile per il recupero dell’economia civile. La rivoluzione non può che “assoldare” i giovani che ancora, nelle parole di Papa Francesco “vanno con due piedi come gli adulti, ma a differenza degli adulti nehanno sempre uno davanti all’altro, pronti per partire, per scattare”. È nei giovani che si può e si deve riporre la speranza del cambiamento. Don Prodi si dice certo che essi potranno dare una risposte alle faglie che si sono aperte nella società che è globalizzata soprattutto nelle disuguaglianze, nell’economia sbilanciata a favore dei pochi, nella sostenibilità predicata, ma non esercitata. 
I giovani guardano con speranza e con energia al futuro. Essi saranno gli artefici della rivoluzione che in quanto tale si avvarrà di volti nuovi e di  un pensiero nuovo che stanno sperimentando con i  Fridays for future. Greta Thunberg nerappresenta il simbolo. A lei è andato il riconoscimento, da parte del settimanale americano Time, di personaggio dell’anno per essere la stella polare della nuova rivoluzione. Anche la politica dovrà prendere atto del cambiamento e alla lunga dovrà farlo anche l’economia perché, come ha ricordato Suor Alessandra Smerilli – Docente di Economia Politica alla Pontificia Facoltà di Scienze dell’educazione “Auxilium” di Roma e Consigliere di Stato della Città del Vaticano – intervenuta a chiarire le dinamiche del cambiamento e del nascente impegno rivoluzionario dei giovani, le grandi aziende non possono se non aderire alle politiche a favore della sostenibilità. Esse sanno bene come in economia chi parte per prima sia in grado di spiazzare gli altri; i giovani saranno i loro futuri clienti e devono accaparrarsi il loro consenso. Le disuguaglianze che hanno generato dapprima una questione etica e conseguentemente economica, non sono più tollerate. La docente ha riportato gli studi dell’economista Thomas Piketty che, attraverso un ampio studio comparativo e utilizzando dati fiscali ha rilevato come il sistema del libero mercato abbia una tendenza naturale all’incremento della concentrazione della ricchezza, e come nei Paesi sviluppati il tasso di rendimento del capitale sia stato costantemente più alto rispetto al tasso di crescita del prodotto interno lordo, ciò comportando nel lungo periodo un inasprimento delle ineguaglianze di reddito. È aumentato il numero di persone a rischio povertà. In questa condizione si trova il 23% della popolazione italiana, livello che è addirittura più alto rispetto alla fine degli anni Novanta. La classe media è quella maggiormente penalizzata dallo sbilanciamento delle ricchezze a favore dell’1% della popolazione mondiale, che ha catturato il 27% delle ricchezze.  Ecco perché, a proposito dell’economia di oggi e di domani, dice Suor Alessandra: “E’ civile o non è economia”.
“Non chiamiamole più disuguaglianze” suggerisce  l’economista Mohammed Yunus, premio Nobel per la pace ed inventore del microcredito. Suor Smerilli riporta il suo paragone: “La distanza tra un elefante e un topolino merita un’altra definizione”. Di fatto, la docente riconosce come la rivoluzione innescata dalla crisi, dalle energie e dalla speranza dei giovani stia richiamando l’attenzione verso un nuovo lessico, capace di veicolare il senso di questa fase di transizione che porterà inevitabilmente ad un cambiamento di prospettive, di impegno, di politiche educative ed economiche. La doughnut Economics, o Economia della ciambella di Kate Raworth, spiega come le nuove sfide del 21° secolo, sostenibilità ambientale, estensione del diritto allo studio, lotta all’inquinamento, etc., necessitano di un approccio che metta in equilibrio la parte piena, la ciambella, fruibile da pochi, con la parte vuota o le privazioni affrontate dai più. La soluzione è nell’equilibrio. Anche noi possiamo indirizzare le scelte dei nostri governanti con acquisti solidali, con la scelta della banca che non promuova paradisi fiscali, possiamo di fatto orientare le nostre scelte di beni e servizi perché non penalizzino il prossimo. Occorre acquisire consapevolezza, prima individuale e poi collettiva, per evitare di essere complici di un sistema squilibrato. Perché la diseguaglianza non è una questione etica ma economica.

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