Nuove forme di analfabetismo: La fatica di scegliere
di Lucia Caruso
Negli anni Cinquanta e Sessanta si combatteva contro l’analfabetismo di un’ampia fascia di italiani, che impararono a leggere e a scrivere grazie al maestro Manzi e alla trasmissione “Non è mai troppo tardi”. Oggi ci troviamo davanti a forme di analfabetismo meno visibili ma altrettanto diffuse, tra cui quello decisionale.
Si comincia al mattino, al momento della colazione. Fette biscottate integrali o classiche? Yogurt ai mirtilli o alla fragola? Poi è il turno dell’abbigliamento. Come mi vesto oggi? Pantaloni, camicetta e giacca oppure abitino intero? Camicia e cravatta o jeans e maglietta?
Dalla colazione all’abbigliamento, la giornata è costellata di alternative. Quelle del mattino sembrano le più semplici, ma con il passare delle ore se ne aggiungono molte altre, un susseguirsi di sollecitazioni che ci impongono di scegliere.
In mezzo a questo “traffico” capita di perdere il filo. Si rimanda una risposta, si accetta una richiesta senza pensarci troppo e si torna sui propri passi più di una volta. Questo fenomeno si definisce analfabetismo decisionale, una difficoltà che nasce da un carico eccessivo, dall’impazienza o dalla paura di sbagliare.

È una condizione che induce a reagire con rapidità, perché la mente passa velocemente da una possibilità all’altra attraverso associazioni immediate. Le scorciatoie mentali aiutano a decidere in fretta quando non si ha il tempo o la possibilità di valutare tutto con attenzione, ma possono portare a valutazioni affrettate.
I bias, ossia le distorsioni del giudizio, ci inducono a preferire ciò che conferma le nostre convinzioni o la soluzione più facile. Sono processi involontari che avvicinano più all’istinto che alla riflessione.
L’analfabetismo decisionale, espressione diffusa negli ultimi anni nelle conversazioni quotidiane, sui social e negli articoli dedicati alla fatica cognitiva, modifica l’approccio con cui ci rapportiamo alle situazioni che prevedono una presa di posizione. Poiché diventa più difficile stabilire priorità chiare e distinguere l’importante dall’urgente, si tende a rispondere alle richieste man mano che si presentano, mentre gli impegni si accumulano rendendo sempre meno agevole conservare una visione d’insieme. Ne deriva una sensazione di disordine che, alla lunga, può tradursi in affaticamento e riflettersi sulla qualità delle relazioni, del lavoro e della sfera personale. Il cervello, costretto a reggere numerosi stimoli , non riesce sempre a tenere insieme tutto e la percezione di quello che accade diventa più superficiale. Da qui uno stress di fondo e, con il passare delle settimane, una stanchezza che si avverte anche nell’ambiente lavorativo, dove responsabilità e scadenze rendono ancora più faticoso scegliere con lucidità. Nel contesto professionale questa pressione finisce per influenzare il modo stesso in cui si affrontano compiti, priorità e rapporti con gli altri.
È un tratto comune anche ad altre forme di analfabetismo moderno, come quello digitale (difficoltà a orientarsi tra strumenti e contenuti online), emotivo (disagio nel riconoscere e gestire ciò che si prova) e funzionale (problemi a comprendere e usare informazioni nella quotidianità),

accomunate da ostacoli che rendono più complesso interpretare le situazioni e valutare le proprie azioni. Di conseguenza, anche le attività che richiedono continuità finiscono per pesare di più.
Riconoscere questi segnali permette di individuare i meccanismi che guidano le nostre azioni. Fissare norme chiare contribuisce, per esempio, a definire in quali casi rispondere ai messaggi, a concentrarsi sulle attività che comportano una costanteapplicazione e a ridurre le interferenze esterne. Il rinvio sistematico delle scelte, la sensazione che tutto sia urgente e la tendenza a organizzare la giornata in funzione delle richieste del momento sono manifestazioni ricorrenti di questo fenomeno, al quale si accompagna spesso una scarsa capacità di definire confini chiari. Le necessità finiscono così per sovrapporsi e sollecitare risposte immediate. Anche la confusione di fronte a compiti elementari indica un sovraccarico che compromette la lucidità nel prendere posizione. Tenere sotto controllo questi elementi permette di riconoscere quando la lucidità si affievolisce e di capire dove recuperare stabilità. Un rallentamento intenzionale è la via più efficace. Come ottenerlo? Il primo passo consiste nel creare brevi pause durante il giorno, per fare chiarezza e mettere da parte il superfluo. Utile anche scegliere un solo ambito per volta, così da ridurre la frammentazione e ridare coesione alle azioni. Infine studiare la struttura della propria giornata serve a capire quali mansioni consumano energie e quali le forniscono.Procedere per gradi crea un equilibrio interno più regolare, in cui le decisioni trovano un terreno meno affollato e più adatto a sostenere l’organizzazione della quotidianità.
Dunque, gentili lettrici e lettori, se vi siete riconosciuti in questo ritratto, tranquilli: siete in ottima compagnia, anche se nessuno lo dice mai troppo forte. Come? Non è consolante? Vero. Ma almeno adesso lo sappiamo in due o tre.
L’AUTRICE

Nata a Benevento, dopo gli studi liceali ha conseguito la laurea in Lettere Classiche all’Università degli Studi di Pisa. Si è dedicata alla docenza presso il liceo classico di Saronno (VA). Attualmente vive tra Benevento e Saronno. Appassionata di Arte, Musica, Teatro e curatrice di spettacoli teatrali, ha tenuto numerosi corsi di Scrittura Creativa. Articolista per Sannio Matese Magazine, ha scritto svariati libri, pubblicati dal gruppo editoriale PubMe.
