La parola che interroga il tempo: “Poesia nel presente” approda a Benevento

Dal 23 ottobre la Libreria Masone Alisei ospita il laboratorio gratuito a cura del movimento poetico Libera Poesia Contemporanea, di cui fa parte anche il poeta sannita Giulio Miele. 

Dopo il biennio napoletano, un percorso di sette mesi per disinnescare l’isolamento della scrittura e rimettere il verso a contatto con la materia del nostro tempo. La poesia autentica non abita le teche della nostalgia né si esaurisce nell’esercizio privato di un’emotività chiusa in se stessa: è, per vocazione originaria, un atto relazionale, uno scandaglio critico che interroga le fratture del presente. Muove da questa consapevolezza il cantiere poetico di Libera Poesia Contemporanea, collettivo letterario che, dopo un percorso biennale di incontri con poeti e scrittori del panorama nazionale, dibattiti, letture e laboratori a Napoli, sceglie per il suo terzo anno di attività di aprire un presidio stabile a Benevento.

Il laboratorio, intitolato significativamente “Poesia nel presente”, si terrà negli spazi della storica Libreria Masone Alisei (in Viale dei Rettori 73/F), punto di riferimento culturale della città. A curare e coordinare l’organizzazione dell’approdo sannita è Giulio Miele, autore beneventano e membro del collettivo, che ha fortemente voluto inserire Benevento nella mappa operativa di LPC, creando un ponte fecondo tra il dinamismo della scena partenopea e le urgenze espressive dell’entroterra campano.   Una bottega corale, oltre il solipsismo «Poesia nel presente» non è la lezione cattedratica di un singolo autore, bensì un dispositivo plurale: un tavolo comune di lettura critica e scrittura condivisa guidato dalle istanze teoriche ed etiche di Libera Poesia Contemporanea. 

Afferma Miele: “Il nostro motto è sempre stato: per una poesia viva, libera e condivisa. Ci abbiamo creduto dal primo momento e vorremmo fare proprio questo. Le persone non sono più educate alla poesia come linguaggio, come diverso modo di comunicare. Del resto tutti conosciamo la poesia fino a Montale, studiata a scuola anche controvoglia, ma non sappiamo che la poesia vive e si evolve, intorno a noi, perchè nessuno ce lo dice. Sarebbe come dire che la filosofia è morta con Sartre, ma non è assolutamente così. Dare uno spazio alla poesia che non sia accademico e neanche casalingo, crediamo sia fondamentale per il suo ritorno nelle strade, nelle librerie e nei luoghi in cui oggi, più che mai, c’è bisogno di ritrovarsi e riconoscersi. Non sono parole, ma qualcosa che portiamo avanti ormai da tre anni e di risultati se ne sono visti. Benevento merita di poter partecipare a tutto questo e da beneventano, sono profondamente orgoglioso di poter portare con i miei compagni un laboratorio in un luogo che sarà sempre casa mia. A chi dice che i giovani non fanno niente io rispondo: forse perché ci avete insegnato ad essere immobili come voi, ma ora è finito il momento di giocare a “un, due, tre, stella”, abbiamo deciso di iniziare a muoverci.”

L’obiettivo dichiarato non è impartire precetti stilistici astratti, ma offrire uno spazio laboratoriale permanente, totalmente gratuito e aperto a chiunque senta la necessità di misurarsi con la tensione della pagina scritta. Il cammino, che si snoderà con cadenza mensile dal 23 ottobre fino a maggio, alle ore 17:30, si articola attorno a nodi tematici e formali stringenti, concepiti per smontare le consuetudini della versificazione e guardare in faccia la complessità contemporanea:  

23 ottobre – Lo sguardo altro: l’oggetto e la materia come linguaggio. Un’indagine su come la parola poetica possa ancorarsi alla concretezza delle cose quotidiane attraverso il filtro del vissuto personale.   

20 novembre – Geografia del quotidiano: i luoghi come confini e territori di margine. Il superamento della tradizionale contemplazione naturalistica per confrontarsi con la periferia, la provincia e i non-luoghi che definiscono lo spazio contemporaneo.   

18 dicembre – Corpo e desiderio: la corporeità come confine organico, attrito e vulnerabilità, fonte primaria di dubbio, tensione viscerale e memoria.   

22 gennaio – Spezzare il verso: l’attrito ritmico e il confine poroso con la prosa. Una riflessione radicale sulle soglie metriche, sul silenzio, sulla punteggiatura e sulle possibilità sonore della lingua.   

19 febbraio – La voce come insieme: l’io plurale e la voce comune. Il tentativo di oltrepassare la trappola dell’iper-individualismo per adottare la maschera del «noi», la polifonia e l’immedesimazione nell’altro.  

19 marzo – La memoria: il tempo e l’archivio. L’atto di interrogare il passato attingendo alla traccia materiale di un documento, di una fotografia o di una cronaca, per situare lo sguardo esattamente nel vivo del presente.   

A questi appuntamenti seguiranno le sessioni conclusive della primavera, fino al compimento del percorso a maggio, restituendo alla città uno spazio di confronto vivo in cui la scrittura torna a essere un esercizio collettivo di lucidità.

L’ingresso al laboratorio è libero e non richiede competenze formali pregresse, se non la disponibilità all’ascolto, alla discussione critica e al lavoro rigoroso sul testo.

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