Francesco d’Assisi e la cura dell’ambiente – Un pensiero ecologico nato otto secoli fa.

di Lucia Caruso 

Oggi è il 4 ottobre, giorno dedicato a Francesco d’Assisi. Se, ad ottocento anni dalla sua morte (Porziuncola 3 ottobre 1226), se ne parla ancora e da più pulpiti una ragione ci sarà. E non crediamo che sia solo perché, due anni dopo, fu proclamato santo dal pontefice Gregorio IX, oppure perché è patrono d’Italia dal 1939,o, ancora, perché papa Bergoglio ha voluto chiamarsi Franciscus.Certo è che nel suo nome si riconoscono molteplici e differenti valori, a cominciare da quello civile. È infatti presente nel linguaggio pubblico in questioni che vanno oltre la dimensione spirituale. Menzionarlo in contesti istituzionali, scolastici e sociali è frequente quando si affrontano temi come pace, povertà e cura dell’altro.

Caravaggio, San Francesco in meditazione. Museo e Cripta dei Cappuccini, Roma

Il Poverello d’Assisi unisce credenti e non credenti, culture e generazioni, tanto da essere citato da persone di orientamenti diversi, da chi lo vede come guida spirituale e da quanti lo considerano un modello etico. La sua storia è riconosciuta come patrimonio comune, indipendentemente dalla fede o dall’appartenenza culturale.  Anche per questo è un riferimento identitario per città, comunità e associazioni di vario tipo. Piazze, parrocchie, vie e scuole sono intitolate a lui, una dimostrazione del valore che gli viene riconosciuto. E non solo sul suolo patrio. L’immagine di Francesco è adottata come simbolo di pace internazionale. Organizzazioni, movimenti e iniziative civili ricorrono alla sua figura per favorire il dialogo e la riconciliazione, un ruolo globale che ne amplia l’impiego in ambiti non legati esclusivamente alla tradizione religiosa. Tutto questo premesso, del famoso figlio del ricco mercante Pietro Bernardone e di madonna Giovanna, detta Pica, a noi interessa considerare un altro aspetto, quello letterario. Di lui rimangono numerose opere redatte in latino raccolte sotto il titolo”Opuscolae”, contenenti ben 27 “Admonitiones” [Esortazioni], 10 “Epistulae” [Lettere], indirizzate ai fedeli, ai frati dell’ordine, ai governanti ecc., preghiere, laudi e il Testamento. Sono testi essenziali , ispirati alla quotidianità e all’esperienza concreta del Vangelo. In volgare, invece, sono le “Laudes creaturarum” [Lodi delle creature], note anche come Cantico di frate sole. Scritte poco prima della morte, meritano una particolare attenzione. 

L’utilizzo del volgare è una spia indiscutibile dell’intento divulgativo presso i ceti più umili (umiltà è una delle parole chiave del testo). La lingua ufficiale della Chiesa, il latino, non era in grado di arrivare al cuore delle classi povere, quindi la scelta dell’idioma parlato dal popolo assume un significato non tanto artistico quanto culturale e forse politico. Il componimento, che non adotta una metrica specifica ma schemi ritmici, simmetrie numeriche e una prosa assonanzata, ha il chiaro intento di nobilitare il volgare. La scorrevolezza delle strofe, la semplicità del lessico – con la grafia ancora latina in molte espressioni – e la cura della struttura generale sono evidenti segnali della valenza culturale del Cantico, il primo testo artistico della letteratura italiana.

Composto tra il 1224 e il 1226, ha una finalità sociale e liturgica, come recita il congedo: “Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate/e serviateli cum grande humilitate”. Si rivolge a coloro che confidano in Dio, ma offre anche una risposta consapevole e ferma alle tensioni e alle storture della società del tempo. Non è azzardato affermare che si tratta di una vera e propria proposta innovativa su una visione del mondo in piena rottura con la società urbana emergente. Basti pensare al rapporto che Francesco propone tra la natura e l’Uomo. Tra “messor lo frate sole, sora luna, frate vento, sor’aqua, frate focu, sora nostra matre terra, sora nostra morte corporale” e l’intera umanità ci deve essere fratellanza.

La fratellanza universale fra le creature e la loro dignità costituiscono l’unica premessa per un mondo armonioso. Non è una concezione utilitaria della natura, e persino quando si sofferma sull’acqua – Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, /la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta – l’aggettivo umile rimanda alla sua disponibilità a essere usata (dal latino utor: “io uso”). Vuol dire che l’acqua, il fuoco, le piante e tutti gli altri elementi della natura come il sole, la luna, le stelle e il vento non possono essere dominati dall’uomo perché, se è vero che Francesco definisce sorella la terra, è anche vero che essa è “nostra matre”. E in quanto tale ci dà nutrimento. Ecco, è da questo che deve nascere l’amore dell’umanità intera per il creato. L’amore per la natura è amore per sé stessi. Come osserva giustamente Ernesto Balducci, “Se (l’uomo) è il padrone a cui tutte le creature devono obbedire, è anche il servo che deve obbedire a tutte le creature.” (Francesco d’Assisi, ediz. Cultura della pace, Firenze 1989, p.176)

Dunque tra l’essere umano e il creato esiste una mutua relazione. Chi vive sulla terra riceve dalle creature e deve rispettarne la funzione, perché qualsiasi forma di vita si regge su un reciproco equilibrio, che non può essere spezzato. Oggi sappiamo che ogni uso dell’energia comporta una perdita e accelera il consumo delle risorse. Anche per questa ragione la povertà di Francesco diventa una scelta d’amore per le generazioni future (quindi anche noi) che devono accollarsi la responsabilità della sopravvivenza della storia umana.

A ben vedere, allora, il “Cantico di frate sole” è di una sorprendente attualità. Nella nostra epoca più che mai.

Gentili lettrici e lettori, nell’augurare buon onomastico alle Francesca e Francesco, precisiamo che il nostro è solo un piccolo contributo, ma soprattutto un invito a guardare al creato con gli occhi dell’umiltà e a considerarlo una parte, non trascurabile ma fondamentale, della nostra famiglia. 

Giotto, Predica agli uccelli. Basilica Superiore di Assisi

Lucia Caruso


L’AUTRICE


Nata a Benevento, dopo gli studi liceali ha conseguito la laurea in Lettere Classiche all’Università degli Studi di Pisa. Si è dedicata alla docenza presso il liceo classico di Saronno (VA). Attualmente vive tra Benevento e Saronno.  Appassionata di Arte, Musica, Teatro e curatrice di spettacoli teatrali, ha tenuto numerosi corsi di Scrittura Creativa. Articolista per Sannio Matese Magazine, ha scritto svariati libri, pubblicati dal gruppo editoriale PubMe.

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