Mutamento economico e demografico nella Benevento degli anni ‘70

Gli anni ’70 rappresentano per Benevento un periodo di trasformazioni profonde.
La città, ancora legata a un’economia agricola, entra lentamente nella modernità: per la prima volta nella storia provinciale, nel 1971 gli addetti all’agricoltura scendono sotto il 50% della popolazione attiva, segnando la fine di un’epoca e l’inizio di un nuovo assetto sociale.
Questa transizione, tuttavia, avviene in un contesto di forte povertà: Benevento è tra le province con il reddito pro capite più basso d’Italia (380.642 lire annue contro una media nazionale di 696.756); per questo si assiste purtroppo ancora a uno spostamento di giovani, al Nord o all’estero, in cerca di lavoro, la cui causa è provocata anche da una forma di clientelismo politico.
Tra gli eventi più significativi del decennio spicca l’ondata di mobilitazione politica e sociale che investe Benevento tra il 1972 e il 1977.
Inurbamento e impiego pubblico: L’economia cittadina si è progressivamente spostata verso il settore dei servizi e della pubblica amministrazione, attirando a Benevento diversi abitanti della provincia.
Espansione non regolata: Gli anni ’70 hanno segnato l’apice di un’espansione edilizia tumultuosa e spesso non governata efficacemente dai piani regolatori. Quartieri popolari nati nel dopoguerra, come il Rione Libertà, si consolidarono definitivamente in questo decennio.
Svolta per Piazza Orsini: Sotto la sindacatura di Pasquale Facchiano, a metà degli anni ’70 sono state finalmente rimosse le storiche macerie dei bombardamenti alleati del 1943 che ancora deturpavano la centralissima piazza.
Nel 1975, con la fusione tra la Polisportiva Benevento e la San Vito, è nata la Società Sportiva Calcio Benevento. Per accogliere l’entusiasmo della squadra in Serie C, nel 1976 sono iniziati i lavori per il grande stadio cittadino di Santa Colomba (oggi noto come Stadio Ciro Vigorito), inaugurato poi nel 1979.
Anche a Benevento si sono registrati i riflessi della strategia della tensione, con la nascita di movimenti studenteschi extraparlamentari di estrema destra e sinistra, culminati in sporadici scontri di piazza e tensioni con i cortei operai.
Va doverosamente ricordata la nascita delle radio private a Benevento nella metà degli anni ’70, considerate come laboratori culturali: trasmissioni autogestite, dediche telefoniche, informazioni giornalistiche slegate dalle emittenti ufficiali. Tra le tante radio private quelle che ebbero grande successo furono:
Radio Benevento Libera: Fondata nel 1975 da un gruppo di intellettuali beneventani e pionieri dell’etere. La prima voce radiofonica ufficiale del Sannio fu quella del giornalista Luigi (Gigi) La Monaca, che già dal 1971 sperimentava trasmissioni radio amatoriali.
Radio Zero: Fondata nell’autunno 1974 da un gruppo di dieci amici, aveva la sua prima sede nella Contrada San Vitale. Tra i suoi programmi : informazione, intrattenimento per bambini e adulti, musica, sport , con trasmissione in diretta delle partite del Benevento Calcio, e la Voce Religiosa. Direttore Responsabile era il Dottor Mario Pedicini, futuro Provveditore agli Studi di Benevento.
Radio International Benevento: Fondata il 25 aprile 1976 dal giornalista di Paese Sera Nicola Palmieri. Si distinse per un palinsesto attivo 24 ore su 24, programmi d’informazione imparziale, giochi a premi e importanti novità tecniche. Tra le voci storiche del periodo figurano Clemente Cassese, Geppino Presta e Mario Del Grosso.
Radio Antenna Sannio: Emittente nata nella seconda metà degli anni ’70 con sede a San Leucio del Sannio, subito fuori città, molto attiva nella diffusione di musica ed eventi locali.
Per tutto questo si riconosce la nascita di una nuova coscienza civica, grazie alle spinte delle nuove generazioni ; si assiste alla nascita di una generazione più colta, cosciente e più critica; un lento ma costante allontanamento dal mondo agricolo; l’avvio di una stagione di riforme locali, soprattutto nel settore dei servizi pubblici.
Perché questo avvenimento è centrale nella storia di Benevento?
Perché segna il passaggio da una città “ferma” a una città che discute, protesta, si organizza.
È il momento in cui Benevento entra davvero nella contemporaneità, pur mantenendo la sua identità di comunità coesa e prudente.
Carmine D’Agostino
