Turisti si incantano al Museo Diocesano di Benevento

Purtroppo in pochi conoscono il patrimonio storico e architettonico della città di Benevento, luogo che sorge geograficamente ai margini dei grandi itinerari turistici, oscurata da luoghi molto più celebrati.
Eppure se si fosse più attenti ai percorsi dei viaggi, si rimarrebbe incantati dai luoghi storici della nostra città, luoghi che oltre il magnifico Arco di Traiano e la chiesa di Santa Sofia, patrimonio dell’Unesco e inserita nel sito seriale “I Longobardi in Italia: i luoghi del potere”, racchiude le ricchezze storiche e architettoniche del Museo Diocesano.

Nella giornata corrente un gruppo di turisti interessati, su iniziativa del Preside Giovanni Liccardo, si sono recati in visita del sopradetto Museo Diocesano, curiosi della storia del luogo e successivamente travolti dalla magnificenza delle bellezze e dei reperti in esso racchiusi.
Guidati dall’archeologo Gianicola Baroni, il gruppo, di cui ha fatto parte anche chi scrive, è stato accompagnato lungo un percorso storico/architettonico di incredibile fascino. Si è iniziato dai resti della basilica di San Bartolomeo, edificata nell’839 per ospitare le reliquie dell’apostolo, per volere del principe longobardo Sicardo, per poi continuare in un excursus storico che ha abbracciato secoli di storia.

La cosa incredibile è stata che quelle pietre non erano mute, le canalette di scolo delle acque nelle costruzioni, hanno quasi emanato il rumore del liquido che passava in esse, gli spigoli ed i mattoni delle mura sembravano muoversi tra le mani dei loro sapienti costruttori, gli affreschi presenti emanavano racconti di fede e maestria pittorica.
L’edificio fu distrutto dapprima nel 1456 e poi nel 1688 a causa di un terremoto e poi ricostruito nel XVIII secolo, ma a seguito di un altro terremoto del 1702, l’edificio fu compromesso seriamente e fu deciso di abbattere quanto rimaneva.
La basilica attuale, voluta da Papa Benedetto XIII (Vincenzo Maria Orsini) e progettata da Filippo Raguzzini, fu costruita successivamente in un luogo diverso, con la prima pietra posta nel 1726 e la consacrazione nel 1729.
Storia di costruzioni di un luogo di fede che ha dunque intrecciato il suo cammino con l’arte architettonica romanica, fatto oggi di lacerti pittorici, pavimenti in opus tessellatum e frammenti di affreschi raffiguranti santi, madonne e vescovi, ma anche zona di vita quotidiana con ambienti di vita giornaliera, pozzi, vasche per l’acqua, suppellettili, messe in bella mostra in teche lungo il percorso.
L’area riscoperta durante i lavori di ricostruzione del Duomo cittadino dopo la seconda guerra mondiale, ha regalato alla città il ritrovamento di ambienti storici di assoluta bellezza, una pseudocripta con un volto di madonna del XIV secolo, un’area ipogea situata sotto l’aula liturgica del sovrastante Duomo, pitture murarie medievali come il ciclo di San Barbato del IX-X secolo, oltre a resti degli amboni del XIV secolo recuperati dai bombardamenti.

L’area espositiva mette dunque in mostra tesori ed opere d’arte sacra, mentre le sale tematiche che seguono, spesso divise per tipologia di materiale, ospitano pergamene, codici miniati (come il Codex Purpureus), argenteria, dipinti e sculture lignee, fino a ciò che resta dell’arte presente nel Duomo prima dei bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Un cammino dunque affascinante e coinvolgente, un viaggio archeologico che ha incuriosito i suoi visitatori che, spesso, si sono soffermati su particolari e curiosità di cui hanno chiesto spiegazioni ed ha cui hanno offerto chiarimenti la guida Baroni e lo stesso Liccardo, in veste anch’egli di archeologo e studioso.

Interessante momento culturale alla riscoperta di testimonianze di fede e umanità di un tempo lontano, ma incredibilmente vicino nei bisogni di convincimenti e vita quotidiana, il tutto testimoniato da strutture architettoniche significative, raffigurazioni di fede e di uomini artefici delle costruzioni, ma soprattutto di parole sussurrate attraverso spazi di un tempo lontano, ma incredibilmente vicino.
Eusapia Tarricone
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