Il surreale dell’opera “Pirandello Pulp” di Massimo Dapporto e Fabio Troiano coinvolge il pubblico beneventano

La stagione teatrale di Città Spettacolo ha portato in scena, presso il teatro Comunale “Vittorio Emmnuale” di Benevento, nella serata di martedì 3 Marzo, la commedia surreale “Pirandello Pulp”, con Massimo Dapporto e Fabio Troiano, scritta da Edoardo Erba e diretto da Gioele Dix.
La rappresentazione si è rivelata una decostruzione dei temi pirandelliani in un gioco teatrale in cui gli stessi hanno acquisito un valore popolare, contraddistinto da una ricerca esasperata dell’eccessivo e del sensazionale nel gioco della ricostruzione illogica dell’opera “Il gioco delle parti”, del grande drammaturgo italiano.
Dapporto, nella parte di Maurizio, anziano regista dello spettacolo in programma, incontra il tecnico del montaggio Carmine, interpretato da Troiano, operaio che nulla sa del testo della rappresentazione, ma cerca di capire il significato di esso raccontato da Maurizio.
Pur di non salire sulla scala delle luci, infatti soffre di vertigini, Carmine inizia a discutere con Maurizio il testo dell’opera pirandelliana suggerendo modifiche sostanziali allo stesso, tutte in chiave pulp.
Egli suggerisce una modifica sostanziale dei personaggi dando loro un carattere eccessivo e sensazionale, oltre che contraddistinte da una sessualità azzardata, ma innovativa.
Il luogo della storia diviene uno squallido parcheggio e gli stessi personaggi acquisiscono un linguaggio popolare e carnale, il tutto stravolgendo l’opera dei Pirandello, ma introducendo un andare del testo teatrale che affascina Maurizio.
In pratica Carmine diventa la mente pensante della storia e il regista il tecnico delle luci che finisce per fare sua l’idea di una regia pulp.
Alla proposta di Maurizio di associare Carmine alla regia, quest’ultimo rifiuta e dopo sollecitazioni dell’anziano, viene fuori una verità sconvolgente e cioè che lui non è un tecnico e che sono stati i parenti di Maurizio a chiedergli di fingere di affiancarlo nella commedia che non verrà mai rappresentata.

Maurizio allora, inaspettatamente, rivela di finanziare lui tutta la finta rappresentazione avendo scoperto che Carmine è stato un antico amante della sua ex moglie ed allora colpisce lo stesso con un coltello.
L’arma però è finta, come finto è l’accasciarsi di Carmine all’accoltellamento, il tutto in un epilogo inaspettato di dichiarazione di libertà da parte di Maurizio e di amicizia da parte di Carmine.
La commedia ha anche rivelato una comicità irresistibile nell’andare della storia, un procedere umoristico che, se ha esaltato la complessità pirandelliana e la sua tecnica di metateatro e crisi di identità, nello stesso tempo ha elaborato una decostruzione dei temi del grande drammaturgo agrigentino dando vita al carattere pulp della rappresentazione.
La classicità pirandelliana è stata deformata a favore di una lettura più attuale ed irriverente e allo stesso tempo fresca ed evoluta, un procedere che, senza nulla togliere al valore dell’opera del grande siciliano, ha trasformato la storia in una vicenda contemporanea e di immediata lettura sociale.

Molto bravi i due attori che, pur soli sulla scena, hanno riempito lo spazio con un andare recitativo che ha coinvolto il pubblico presente che ha applaudito con convinzione ed affetto i protagonisti.
Eusapia Tarricone

Accurata descrizione di una storia non semplice ma piena di colpi di scena