Pirandello ed il rifiuto delle maschere sociali coinvolgono il pubblico di Benevento

“Uno, Nessuno, Centomila”, il celebre romanzo filosofico e psicologico di Luigi Pirandello, pubblicato nel 1927, è stato rappresentato, nella serata di sabato 31 Gennaio, all’interno del teatro “Vittorio Emmanuele” di Benevento dalla Compagnia Vela Classica srl.
La stessa compagnia è composta da Primo Reggiani, nel ruolo di Vitangelo Moscarda, Francesca Valtotrta -Dida -, Jane Alexander – Anna Rosa -, Fabrizio Bordignon – Firbo e Marco Di Dio – ed Enrico Ottaviano – Quantorzo e Mons. Partanna -.
La rappresentazione è stata presentata dalla Presidente di Amici dell’Accademia di Santa Sofia Maria Buonaguro e dalla Direttrice Artistica della stessa Accademia Marcella Parziale.
Lo spettacolo è stato preceduto dalla relazione del prof. Giuseppe Graziano, direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’Università degli Studi del Sannio, intorno al tema “Sei ciechi e l’elefante”. Il suo intervento ha fatto riferimento ad una favola indiana nella quale sei uomini, non avendo mai visto un elefante, cercano di conoscerlo

Ognuno ne tocca una parte diversa pensando di conoscere l’animale, ma in realtà il padrone dell’animale stesso spiega loro che sbagliano tutti perché non vedono il tutto ed ognuno pensa di possedere la verità assoluta. La storia insegna che la percezione soggettiva è limitata e che la realtà è complessa.
Credere che la propria visione sia l’unica vera porta all’intolleranza, come accade nella ricerca scientifica se ci si ferma ad un particolare o come succede, vedi gli eventi tragici e guerreschi di oggi, quando un paese crede di possedere la verità a danno di un altro.
La serata è continuata con la rappresentazione pirandelliana e con la comparsa sul palco di Vitangelo Moscarda, detto Gengè, figlio di un ricco banchiere al quale la moglie Dida fa notare di avere una lieve pendenza del naso, un piccolo difetto di cui egli non aveva coscienza. Si accorge così che lui pensava di conoscersi e di sapere chi fosse, ma non è così, gli altri vedono in lui una moltitudine di difetti e di caratteristiche di cui lui non è a conoscenza.

Lui non è “uno”, come credeva di essere, ma è “centomila”, gli altri vedono di lui un’infinità di maschere diverse di cui non si rende conto.
“Uno, Nessuno, Centomila” è dunque un’opera amara e umoristica che smaschera le finzioni sociali e fa emergere la crisi dell’identità, affrontando temi particolari come la propria spiritualità, l’assurdo della propria immagine e di quella che ne hanno gli altri, il rapporto fra sé e chi lo circonda ed il potere economico.
Vitangelo si avvia dunque a comportamenti ritenuti assurdi, come sfrattare un poveraccio e poi regalargli una casa, liquidare la banca paterna e maltrattare la moglie, il tutto per cancellare le diverse immagini/maschere che gli altri hanno di lui. Tutti lo ritengono pazzo e decidono di rinchiuderlo in manicomio, ma lui, avvertito da un’amica della moglie, a cui rivela la sua scoperta esistenziale del rifiuto delle maschere a lui imposte, la spaventa e lei si spara ad un piede.

A questo punto fa mostra di pentimento, come se fosse davvero colpevole, dona tutti i suoi averi e costruisce un ospizio per i poveri, dove lui stesso va a vivere, un luogo in cui è finalmente nessuno, libero dalle maschere che la società voleva imporgli.
Magistralmente interpretato da Primo Reggiani, Vitangelo rappresenta il protagonista di un romanzo denso di enigmi, Pirandello definisce la sua opera come il romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita”.
Forte e coinvolgente il monologo di cui Vitangelo è protagonista e con il quale si rivolge spesso al pubblico.

Egli è uno dei personaggi più complessi del mondo pirandelliano, protagonista dapprima inconsapevole ed impacciato, vittima delle opinioni altrui, poi determinato nella riscoperta di se stesso, dell’autenticità del proprio essere, fino alla liberazione dalle tante maschere a lui attribuite, in un processo umoristico di consapevolezza della non coincidenza tra il proprio io e quello percepito dagli altri.
La bravura nella interpretazione della storia da parte degli attori, ha spesso portato il pubblico presente in sala ad applaudire gli interpreti, coinvolto nella storia di un processo intimo di cui spesso non siamo consapevoli, un processo in cui la coscienza di sé permette di costruire relazioni autentiche e, come direbbe Pirandello, di liberarci dalle tante maschere che ci vengono attribuite.
Eusapia Tarricone


Articolo scritto come sempre con bravura e intelligenza