Solidarietà proposta dalla rappresentazione “La madama dei quartieri” al teatro Vittorio Emmanuele di Benevento

Solidarietà e prevenzione del suicidio giovanile sono stati i temi proposti attraverso la rappresentazione della commedia “La madama dei quartieri”, opera di Gaetano Di Maio, un noto drammaturgo napoletano e portata in scena dalla Compagnia della famiglia della casa di Giuseppe, della Parrocchia Padri Cappuccini di Benevento, per la regia di Mariarosaria Preziosi.
La Compagnia, che persegue da tredici anni la mission della solidarietà, ha reso visibilità, con lo spettacolo del 10 gennaio presso il teatro “Vittorio Emmanuele” di Benevento, all’Associazione A.M.A. Ceprano Odv.
Quest’ultima è nata nel 2008 mirando al tema della prevenzione del suicidio giovanile, problematica cui offre sostegno alle famiglie nella elaborazione del lutto realizzando, nello stesso tempo, la formazione di volontari e organizzando gruppi di auto mutuo aiuto e collaborando inoltre con le istituzioni, gli istituti scolastici e le famiglie.

In apertura della rappresentazione hanno ricordato il valore sociale ed umano del sostegno alle famiglie vittime dell’evento tragico del suicidio giovanile, l’Assessore alla cultura del comune di Benevento Antonella Tartaglia Polcini, la Presidente dell’A.M.A. Stefania Casavecchia e la vicepresidente della stessa associazione Anna Rita Del Grosso.
Dalle due rappresentanti dell’A.M.A., vittime anch’esse della tragedia di un suicidio dei propri figli, è stato ricordato la necessità di un sostegno importante alle persone colpite da un lutto traumatico oltre che tragico, creando, intorno a loro, spazi in cui esprimere dolore, fragilità e bisogno di comprensione.
E’ seguita la performance teatrale durante la quale, con simpatia ed abilità recitativa, i personaggi hanno interpretato i ruoli giocando sulla deformazione ironica di parole ed espressioni linguistiche, ma anche riempendo la scena con una recitazione convinta ed interpretando i personaggi in modo credibile.
Essi sono stati capaci, quasi attori di lungo corso, di presentare concrete le emozioni e le azioni vere e proprie, il tutto grazie ad una profonda adesione emotiva e psicologica al ruolo, senza limitarsi a “recitare” o “fingere”, ma usando l’immaginazione interpretativa e le proprie esperienze per vivere e presentare realmente i propri ruoli.
Piacevole la parentesi canora che ha arricchito di allegria e sentimento un momento della recitazione.
La storia ha narrato di una donna, Sisina, ex pescivendola che aspira all’elevazione sociale, che avendo avuto due figli da un uomo sposato, ha poi ricostruito la sua vita individuando in uno sconosciuto soldato morto al fronte, il padre dei suoi figli.

Il vero padre dei ragazzi però, Augusto Ferrivecchi, ormai molto ricco, ritrova la donna e vuole riconoscere i suoi figli. La cosa si complica quando un poveraccio si presenta alla porta della casa e viene riconosciuto come Pasquale Saponaro, il soldato creduto morto.
I ragazzi, avendolo riconosciuto, lo circondano di attenzioni per il suo ruolo di padre, un ruolo che il Saponaro non comprende, ma accetta per necessità di sopravvivenza.
Nella storia prendono spesso la scena due simpatici personaggi della famiglia, zia Crocifissa e zia Reparata, sorelle, ma antagoniste nel modo di interpretare la vita.
La storia prosegue, tra intrighi e manipolazioni della realtà, quando il Ferrivecchi, molto ricco, vuole allontanare il Saponaro, che viene convinto a fingersi morto in cambio di danaro, mentre la protagonista Sisina, che ambisce ad ruolo sociale più elevato, intrattiene rapporti con la famiglia borghese Cecere.
Tutto si conclude, dopo una simpatica parentesi recitativa del carabiniere Cantalamessa, che indaga sulla morte del Saponaro, e della cameriera Carolina, con la rivelazione della verità da parte di Sisina che chiede perdono ai figli per la bugia perpretata per vergogna.
Oltre la storia, la performance è stata momento di meditazione condivisa di un gesto definitivo che trascina nell’angoscia decine di persone che conoscevano ed amavano il suicida, quasi che “la morale dentro di noi ed il cielo stellato sopra di noi”, con le parole di Immanuel Kant, diventino, nel gesto estremo, due principi esistenziali che si confondono e diventano una sola realtà, unificabile ed inevitabile, ma rappresentano, per chi resta, un interrogativo che strazia e trascina nel senso di colpa.
Serata di equivoci e riflessioni familiari che hanno regalato simpatia ed ilarità attraverso la storia di una donna che ha ambito ad essere una “madama dei quartieri”, ma anche momento di esemplare riflessione sul tema del suicidio tra i giovani, di una fantasia di un’andata-ritorno e dell’assenza del concetto di irreversibilità che accompagna il gesto estremo del suicidio.
Eusapia Tarricone





Serata Meravigliosa in tutto per i temi e la recitazione degli attori. Bravi non vi fermate.