Fede, coraggio, ma soprattutto umanità, Don Patriciello si racconta alla Parrocchia Sacro Cuore di Gesù

Incontro di fede, coraggio, ma soprattutto di tanta umanità quello tenutosi, nella serata di venerdì 5 Dicembre, con Don Maurizio Patriciello presso la Parrocchia Sacro Cuore di Gesù di Benevento.
Il sacerdote ha prima celebrato la Santa Messa nel tempio affollato della Parrocchia e poi ha voluto incontrare i fedeli per raccontare di sé, ma soprattutto per rispondere alle loro domande in merito al suo lavoro religioso, ma soprattutto sociale.
Con simpatia, abbandonando presto la sedia messa a sua disposizione, camminando tra la gente e sorridendo a tutti, ha raccontato di sé, di come, dopo il suo rifiuto di seguire i dettami della religione in generale e del sacerdozio in particolare, egli ha esercitato come paramedico presso un ospedale, luogo dove ha conosciuto la sofferenza di tanti.
Ha poi incontrato, racconta, lui caporeparto specializzato nelle tossicodipendenze, dopo aver deciso di dargli un passaggio in macchina, Fra Riccardo, un francescano umile nella persona e nei modi, un uomo che gli cambiò la vita e che ben presto lo avvicinò ad un serio cammino di conversione alla fede vera ed al sacerdozio.
Grazie a quest’ultimo, lascia il suo lavoro di paramedico ed entra in seminario. Viene poi ordinato sacerdote e diventa parroco nel quartiere ‘Parco Verde’ di Caivano, nel napoletano. Da allora è impegnato in prima linea nella lotta alla tutela del territorio inquinato dalle discariche industriali e radioattive.

Alla domanda postagli in merito al perché è temuto dalla malavita locale, il sacerdote ha risposto ricordando che l’ambiente nel quale vive è di un tipo particolare, la malavita vuole danaro e controllo del territorio, quando qualcuno osa denunciare gli errori da loro compiuti diventa un nemico, essi non interferiscono se un sacerdote compie il suo servizio “ordinario”, anzi sono pronti ad offrire danaro alla chiesa, ma non si deve parlare loro contro, la parola fa più paura dei gesti.
Ha raccontato poi di un suo amico che era andato a trovarlo ed a cui avevano rubato l’automobile, suo strumento di lavoro, per aiutare il quale lui era andato in un’officina del luogo, conosciuta per i traffici illeciti, invitando i responsabili a restituire l’auto rubata, diversamente avrebbe chiamato i carabinieri.
Questo suo atteggiamento fu ritenuto un errore da parte della malavita, perché la zona di Caivano doveva essere lasciata libera dalle forze dell’ordine, questo suo gesto determinò, da parte di due persone da lui ritenute amiche, un suo rapimento durante il quale fu minacciato da un boss locale dopo essere stato chiuso in macchina.
Le due persone, scomparse all’arrivo del boss, non si giustificarono, ma lui capì che lo avevano fatto perché obbligati a farlo dal sistema camorristico/sociale a cui non potevano sottrarsi.
Don Patriciello racconta poi, sollecitato dalla domanda in merito al “Parco Verde” e la situazione del luogo, come lo stesso parco sia stato costruito e poi abbandonato a se stesso, divenendo, ben presto, il maggiore luogo di spaccio della droga d’Europa.
Anche un centro sportivo, racconta, dotato di piscine, di un teatro, campi sportivi e spogliatoi, è stato ben presto abbandonato e ridotto a discarica. E’ stata una serie di telefonate da lui fatte a Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio in carica, a fare sì che si intervenisse per ripristinare il luogo, cosa che lui ha ricordato come una vittoria del suo lavoro.
Ha poi rammentato anche che lo stesso Presidente della Repubblica si è recato a messa nella sua chiesa, cosa da lui inaspettata, ma soprattutto ha voluto citare lo sgombro, nel 2023, da parte di 1200 agenti delle forze dell’ordine, di 36 alloggi occupati abusivamente nel Parco Verde da parte di famiglie ritenute vicine a clan camorristici o comunque con precedenti penali significativi.

I giovani del luogo, altra domanda postagli, a causa delle sue lotte, hanno finito per disertare la sua chiesa, per ordine dei clan suoi avversari sociali ed umani.
Ma poiché “tutto ciò che accade agli altri è come se accadesse a ciascuno di noi”, egli ha sempre tenuto a combattere in difesa dei più sfortunati, come le vittime dell’inquinamento ambientale – la percentuale dei morti per cancro nella zona è altissima – ed ha ritenuto, da “prete della terra dei fuochi”, di avere il dovere di organizzare convegni e fare interpellanze a tutte le autorità italiane ed europee, per denunciare il sistema di sfruttamento ambientale da parte di tante aziende del nord Italia.
In merito ricorda la legge fondamentale contro l’inquinamento ambientale in Italia, la Legge n. 68 del 2015 (Legge sugli Ecoreati), voluta ed ottenuta grazie alla sua lotta, che ha introdotto nel Codice Penale il “Titolo VI-bis” (articoli 452-bis e seguenti), punendo specifici reati come l’inquinamento ambientale, il disastro ambientale, il traffico di materiale radioattivo e l’omessa bonifica con pene severe.
Applaudito da tutti i presenti per la sua grande fede ed il suo coraggio, ma soprattutto per la grande umanità messa in luce dai suoi interventi – egli ha lottato e lotta ancora oggi per il bene dei suoi parrocchiani –, persone che ama e che vorrebbe vivessero serenamente, – oggi Caivano non è più luogo di spaccio – , egli afferma che ritiene giusto fare ciò che fa anche se gli costa vivere attualmente sotto scorta, cosa che lo avvilisce non perché teme per la propria vita, per questo destino si affida all’Onnipotente, ma per gli uomini della sua scorta la cui vita gli è più cara della propria.
Don Maurizio Patriciello saluta infine i presenti non prima di farsi ritrarre insieme agli uomini e le donne che lo hanno ascoltato.
Eusapia Tarricone
