Storie insolite degli oggetti dei musei di Napoli nell’ultimo libro di Giovanni Liccardo

Il termine “museo”, dal greco antico mouseion (Μουσεῖον), che significa “luogo sacro alle Muse”, era un tempo un luogo dove i sapienti si incontravano per discutere di cultura, filosofia e scienze, oggi è invece il luogo dove sono conservati oggetti e testimonianze di culture passate, ma, attraverso le parole del prof. Giovanni Liccardo e del suo ultimo lavoro :“Storie insolite di uomini, luoghi e oggetti dei musei di Napoli” , edito dalla casa editrice Cuzzolin, anche sito che parla di uomini, significati e storie poco conosciute delle opere in mostra.

Il prof. Liccardo ha presentato, nella serata di martedì 21 Ottobre, negli spazi dell’Antico Teatro di Palazzo Paolo V di Benevento , il suo ventesimo lavoro soffermandosi, in questa occasione, sui contenuti di alcuni musei napoletani ed in particolare sulle storie, spesso sconosciute, di alcuni oggetti in essi raccolti ed in mostra.
Il lavoro è stato presentato dalla dirigente scolastica Maria Buonaguro con la collaborazione della prof. Felicia Crisci Presidente della Dante Alighieri di Benevento e la presenza dell’Assessore alla Cultura del Comune di Benevento Antonella Tartaglia Polcini.

La Buonaguro ha presentato il volume soffermandosi sulla passione evidente dell’autore su Napoli e le sue diverse sfaccettature, ma sottolineando soprattutto la valenza storica e umana di un lavoro che, con lo slancio di un archeologo, quale è il Liccardo, senza essere una monotona e arida guida turistica, riesce a trasportare i lettori nelle storie più personali degli artisti autori delle opere in mostra, ma soprattutto sui significati disconosciuti di capolavori noti, ma troppo spesso silenti in merito al loro significato antropico e passionale.
Ecco allora svelate le “storie insolite di uomini, luoghi e oggetti” dei più grandi musei di Napoli come il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, del Museo di Capodimonte, della Certosa di San Martino, del Palazzo Reale di Napoli, della Cappella San Severo e del tesoro di San Gennaro.
La Buonaguro non può non ricordare l’abilità narrativa dell’autore che, con il suo stile didascalico, ma contemporaneamente di fine conoscitore della materia museale, riesce a condurre il lettore nella storia di oggetti significativi che trasudano storie di uomini e donne che trasmettono passioni, dolori, significati intimi di tempi e circostanze solo apparentemente fissati nelle tele o nel marmo o comunque in oggetti apparentemente inanimati, ma che parlano invece di se stessi attraverso espressioni fisiche, posture, colori e sguardi ancora oggi vivi e dinamici.
Liccardo prende la parola utilizzando la proiezione di immagini di alcune grandi opere in mostra nei musei napoletani per ricordare che il suo amore per i musei di Napoli nasce soprattutto dall’attenzione ai particolari degli oggetti in essi contenuti.

Ecco allora che la galleria di immagini si apre con capolavori della collezione Farnese e con immagini forti come “Il supplizio di Dirce” e la sua storia di donna abusata da un dio e poi messa a morte dai suoi figli, ma anche con l’Ercole Farnese e la sua storia di semidio stanco dopo aver completato le sue Dodici Fatiche, quasi essere umano che cerca requie.
Ancora parla di sé l’Atlante Farnese che regge il mondo simboleggiando lo sforzo umano di comprendere e dominare l’universo e ancora il ritratto del Tiziano di Paolo III con i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese dove, un uomo in età avanzata, guarda la sua prole indirizzando loro sguardi di comprensione quasi a celebrare il nepotismo del papa, che usava il potere ecclesiastico per favorire i propri familiari.
Molti altri i capolavori presentati da Liccardo, come, tra gli altri, il capolavoro del Cristo Velato della cappella Sansevero o il presepe Cuciniello della Certosa di San Martino, una raccolta e presentazione di “oggetti museali” che rappresentano non solo una contestualizzazione storica e tipologica, ma anche emblemi di una memoria emotiva e partecipativa in stretta continuità con il nostro presente, non oggetti di pura e semplice traccia storica dunque, ma simboli di vite che ancora oggi ci parlano di esseri viventi, anche se immaginari, che incarnano però tormenti, impeto e bramosia mai morti nelle vite di ognuno di noi e sempre attuali.

Interviene in ultimo l’Assessore alla cultura Antonella Tartaglia Polcini che, nel ringraziare l’autore per la novella riscoperta di messaggi contenuti nelle opere d’arte dei musei napoletani, ricorda l’importanza di un volume che parla agli uomini attraverso grandi oggetti che, con le sue parole, richiamano ad una identità condivisa dei popoli.
Eusapia Tarricone
