Il volto giovane del Giubileo: entusiasmo e disagi

di Lucia Caruso
Dal 28 luglio al 3 agosto, Roma ha accolto oltre un milione e mezzo di giovani provenienti da 146 Paesi, trasformandosi in un crocevia di lingue, emozioni e speranze. Il Giubileo dei Giovani, evento centrale dell’Anno Santo, ha lasciato dietro di sé immagini potenti e interrogativi aperti.
I pellegrini sono arrivati con zaini colmi di sogni. Ospitati in scuole, parrocchie, palestre e famiglie romane, hanno vissuto giornate intense tra calorosa accoglienza e inconvenienti gestionali. In alcune strutture mancavano ventilatori, letti e presidi igienici adeguati. I volontari hanno fatto il possibile, ma il flusso è stato superiore alle previsioni.
La settimana ha proposto celebrazioni, catechesi, concerti e momenti di preghiera. Piazza San Pietro, Circo Massimo e Tor Vergata sono stati i principali luoghi di ritrovo. Tuttavia, Roma ha faticato a reggere l’impatto: trasporti bloccati, quartieri paralizzati, cumuli di rifiuti abbandonati hanno suscitato polemiche. Sui social, molti residenti hanno espresso disagio per l’uso dello spazio pubblico e la gestione dei servizi.
Il 2 agosto, la veglia con Papa Leone XIV ha radunato quasi un milione di giovani. Il Pontefice si è espresso in tono diretto, invitando i presenti a “credere in sé stessi” e a “non lasciarsi trascinare dal conformismo”. Ma accanto al fervore spirituale si sono evidenziate criticità: bagni insufficienti, rifiuti ovunque. I video della spianata dopo l’evento hanno fatto il giro del web. Potente, al tramonto, l’immagine del Papa che sale lentamente i gradini dorati del palco, portando la Croce.
L’incontro si è svolto mentre, a migliaia di chilometri di distanza, missili colpivano Kiev e la situazione a Gaza si faceva sempre più drammatica. In un contesto segnato da guerre e crisi profonde, il messaggio del Papa, “farsi lievito”, assume un peso diverso. È un invito alla fede e alla responsabilità.
Il raduno si è concluso il 3 agosto con la messa finale e l’annuncio della prossima GMG a Seul nel 2027. Le autorità rivendicano il successo organizzativo, grazie a una macchina logistica imponente: 16 km di rete idrica, migliaia di volontari, un palco alto 23 metri. Ma resta aperta la riflessione sul rapporto tra spiritualità e convivenza urbana, tra entusiasmo e rispetto.
La chiamata a raccolta dei Giovani 2025 non ha replicato l’energia mistica del 2000, quando Giovanni Paolo II li definiva “sentinelle del mattino” e Tor Vergata sembrava il centro del mondo. Ma forse non doveva farlo. Ogni generazione ha il suo linguaggio, le sue paure, i suoi modi di cercare Dio, o di cercarsi.
Questa edizione ha mostrato una spiritualità più frammentata, meno corale, ma non meno autentica. Ha raccontato un’umanità giovane che si muove tra contraddizioni, incertezze sul futuro e desiderio di dare un senso alla propria esistenza. E ha lasciato un grande interrogativo: cosa resta davvero, quando le tende si smontano e i cori tacciono? Niente, se è stato vissuto con superficialità, solo per dire: c’ero anch’io. Tutto, se c’è stato ascolto, condivisione e autenticità.
Gentili lettrici e lettori, ciò che si vive davvero…continua a parlare. Anche quando tace.
L’AUTRICE

Nata a Benevento, dopo gli studi liceali ha conseguito la laurea in Lettere Classiche all’Università degli Studi di Pisa. Si è dedicata alla docenza presso il liceo classico di Saronno (VA). Attualmente vive tra Benevento e Saronno. Appassionata di Arte, Musica, Teatro e curatrice di spettacoli teatrali, ha tenuto numerosi corsi di Scrittura Creativa. Articolista per Sannio Matese Magazine, ha scritto svariati libri, pubblicati dal gruppo editoriale PubMe.
