Umano e Divino nell’arte di Annamaria Giordano

L’Arte nasce da una necessità che urge nel cuore: attraversa i sentieri della memoria dalle radici lontane dell’esistere; interroga l’intelligenza della storia, della terra, della vita; piega la volontà ad esprimersi, a comunicare l’esperienza interiore, l’Amore e il Dolore che urgono nel tempo e nello spazio dell’umana convivenza.

E le parole, i suoni, i segni, che insorgono dalla sensibilità, dall’identità profonda dell’Artista, vengono alla luce in un desiderio di dialogo con l’umanità e di connessione relazionale, emotiva e affettiva ed anche di trascendente corrispondenza spirituale che sconfina nell’infinito e nell’eterno.

Ecco perché l’Arte, per essere vera e bella, deve attingere il Mistero del tutto e del nulla dell’essere nel suo travaglio, nel divenire del suo compimento tra le sfide, i rischi, le fatiche e le gioie dell’esistenza, del morire e del risorgere.

Lo sguardo attento, sorpreso e riconoscente alle opere di Anna Maria Giordano, da quarant’anni pittrice feconda nella vivace comunità di Montesarchio, intuisce che ella attinge alle sorgenti profonde della Vita, ma anche all’oscurarsi degli scenari incrudeliti del nostro pauroso divenire che corre, se Dio non ci salverà, verso “la fine perversa di tutte le cose”.

Anna Maria Giordano ti immerge nell’energia creativa della comunicazione estetica, in stupende esplosioni cromatiche; ti accompagna in sentieri luminosi e festanti ad esplorare gli scenari del vivere anche nei momenti della tristezza e del pianto, del perdersi e del ritrovarsi.

Emergono così, dalla profondità tenerissima del suo sguardo femminile, i vettori amorosi e dolorosi di dinamiche cariche di desideri e di affanni, di ansie e di rimpianti, di ferite e lacerazioni inferte da antichi dolori ed ora addolcite da rasserenanti speranze e da felici sommesse.

Ella conosce il patire, il suo cuore ha l’intelligenza del dolore, della compassione e della consolazione; può aprire i percorsi all’energia catartica della purificazione e della liberazione.

In questa fase estrema della “cultura postmoderna”, segnata dalla cupa invadenza culturale e mediatica del Nichilismo, ci sentiamo “fiori strappati dalla pianta della vita e dell’amore”, o creature trapiantate di nuovo nel seno della Divinità?

Anche nell’Arte, nella sua visibilità e nella sua invisibilità, si possono intravedere i segni della rovina e i segni dell’Amore. In essa, infatti, come nella Fede, nell’Etica, nella Politica, siamo in cammino verso una destinazione drammaticamente alternativa: una che conduce all’ ”animalizzazione” compiuta e un’altra che si eleva alla piena e sublime “Divinizzazione”.

Nello sguardo vigilante, esperto e sicuro di Anna Maria Giordano non c’è spazio per una ragione cieca e sorda, che non vede, non riconosce e non sente l’ostinata iniquità dei padroni del mondo che, con bestiale furore, organizzano il martirio della Terra e il “naufragio” e lo strazio di tutti gli abitatori del tempo.

Ella indica il passaggio faticoso e gioioso dalla “ Sfigurazione” dell’identità umana alla sua “Trasfigurazione” nell’immagine filiale e divina, donataci e rifiutata agli “Inizi dei Tempi”.

E, dal dolce approccio artistico alla Famiglia santa di Gesù, Maria e Giuseppe,ripropone la sorgente e la dimora all’Umanità che invece ha disperso, abbrutito e lacerato il tessuto organico della vita civile e delle relazioni fondamentali della Maternità e della Paternità che reggono, solo con la luce dell’Amore, il destino grandioso delle generazioni.

Nel dono molteplice della sua opera pittorica, tra mille “emozioni” vibra la luce e palpita il cuore della Gioia, dell’Amore e della Pace e, liberandoci e salvandoci dalla presunzione e dall’arroganza del potere, del sapere e dell’avere, ci indica, alla “Fine dei Tempi”, il meraviglioso “Trionfo di Maria” e dei suoi figli e la Bellezza eterna di “Nuovi Cieli e Nuova Terra”.

Auguri infiniti ad Anna Maria Giordano, perché nella sua vocazione e missione artistica ci accompagni ancora, con le sue dolci e forti forme espressive, sui sentieri del Vero, del Buono e del Bello, verso le sorgenti eterne della VITA e dell’AMORE.

  Davide Nava

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