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Il clarinettista dal volto scuro scuro
“Portami a ballare/ portami a ballare/ uno di quei balli antichi/ che nessuno sa fare più/ sciogli i tuoi capelli/ lasciali volare/ lasciali girare forte/ intorno a noi…” (L. Barbarossa) Curtulillo e chiattulillo era Vincenzo Viceré, che molti chiamavano “ ‘u pastiere ” e i più “Cienzo ‘u moro” perché scuro scuro. Viceré, naturalmente versato per la musica, studiò con il professore Pagnozzi e, a poco più di 15 anni, apparve quale primo clarino nella banda diretta dal maestro Sassanelli. Ma mentre studiava e suonava Mozart, Beethoven, Wagner e Stravinskij, si avvicinava sempre più al genere “leggero”, mostrando un particolare talento per questo tipo di espressione. In seguito, il clarinettista ricevette erudizione tecnico-pratica da valenti maestri di Tripoli. Negli anni successivi al 1945, ‘u moro, si propose insieme a tantissimi musicisti, tra i quali il trombettista Michele Alleva, il cantante-chitarrista Enzo Gioioso, il batterista Nazzareno De Japinis e il violinista Ciccio Cotugno, con un repertorio di melodie di sicuro effetto. Amava lo swing di Benny Goodman e suonava “King porter stomp” di Marton con stile personale, ora tenero, ora melodico, ora pittoresco – popolare, allorché intonava, accompagnato dal tamburello di De Japinis, “Tammurriata nera” (E. Nicolardi – E. A. Mario). Enrico Salzano * Omaggio alla memoria di Vincenzo Viceré, clarinettista. |