Il maestro Silvio Sorgente


Silvio Sorgente è il musicista che negli anni cinquanta liberò il sax dai lacci dell’impostazione bandistica che lo avevano da sempre condizionato.
Un innovatore? Si! Un innovatore che dà tutto se stesso per migliorarsi.
" Mi innamorai a prima vista di questo strumento, per l’estetica e per la voce quasi umana".Mi confessa l’altosassofonista dai capelli rossi e dalla voce in equilibrio tra il roco e il soffiato.
"Silvio, odiavi la voce dei vecchi sassofoni così tanto?"
"Li odiavo, è la parola giusta! Sin dagli inizi ho cercato di propormi con intonazione e qualità diverse. Spero che ci sia riuscito. Ascoltavo entusiasticamente gli americani che apparivano totalmente diversi dalle "voci di papera" che imperavano da noi".
Lo tenevo in pugno, ormai, complici la bella giornata di aprile e i comuni ricordi.
"Erano tempi eroici quelli?"
I suoi occhi, prima quasi una fessura, poi aprendosi, mi fissano con intensità. "Enrico, nel ’52 iniziai gli studi con lo stimato maestro Itlao Cammarota; il perfezionamento avvenne con il maestro Antonio Andolfi, sassofonista dell’Orchestra Anepeta. Appena quindicenne debuttai a Telese con l’Orchestra "Hula Hula" di Italo Cammarota".
Su quella pedana non passò inosservato, esprimendosi in lunghi assoli. E non passò inosservato il suo sax in "Harlem nocturne" in occasione de "La serata del dilettante". Era il mese di luglio di quel lontano ’53 e, seppure la sua preparazione non fosse ancora completa, si intravedevano già tanti sprazzi luminosi, che annunciavano uno stile personale. Gli anni successivi rappresentarono un periodo di transizione, durante i quali Sorgente scoprì se stesso e riuscì ad adeguare i suoi mezzi alle sue aspirazioni: le forze latenti della sua personalità musicale cominciarono chiaramente a sprigionarsi.
"Con l’amico Franco Tucci, fisarmonicista, costituimmo un quartetto che vedeva al violino Lucio Del Vecchio e alla batteria Armando D’Arienzo. Fu una delle attrazioni dei tanti locali cittadini".
Silvio creò un clima espressivo: il suo sax più volte si insinuò con una sorta di lamento melodico, estremamente toccante e raffinato, ispirando a sua volta l’azione dei partners.
Noto che ai giusti intervalli ritma con i denti. E’ forse agitato? Tento di calmarlo offrendogli una sigaretta. Poi, giù: "Parlami del tuo spirito guida…Burt Rundolph o i nostri Papetti, Rauchi, Genovese?"
Dopo una boccata, seguita da una profonda, il mio amico risponde deciso: "Si! Sono affascinato da loro, ma ho sempre suonato immaginando di non imitare nessuno. Certo è faticosissimo!"
Le cronache di quegli anni — fine ’50 inizio ’60 - "vissero" a Benevento di personaggi emblematici, quali Silvio Sorgente e Raffaele Russo, che condivisero soddisfazioni artistico-musicali.
Rigoroso nella scelta timbrica, apparve sulla scena con il complesso "The Marines" di Pino Salzano: entusiasmo e vitalità cementarono il feeling delle due personalità forti di un quintetto.
Presero forma, negli anni ottanta, tutti gli interessi del musicista che, aperto ad ogni forma di collaborazione, si affiancò, tra gli altri, ai fratelli Gino e Aldo Galasso, rispettivamente pianista e batterista, mentre Umberto Aucone, sax contralto e tenore.
Con il fratello Tonino, noto show—man, il sassofonista di "Sophisticated Lady", "Tenderly", ma anche di "Estate violenta", è tuttora protagonista di spettacoli su emittenti televisive locali. La sua sonorità ormai è duttile e come sax alto ha sviluppato un suo stile particolare, che tutti gli riconoscono. Tanti i suoi allievi, oggi in arte, che vantano la sua scuola, come Tonino Itro e Antonio Solla. Ma Silvio ricorda anche il giovanissimo Enrico Salzano, passato poi alla batteria.
"Silvio Sorgente, sassofonista e musicista puro, appassionato e con qualità eccezionali" — dal testamento musicale lasciatomi dal maestro Raffaele Russo.
"Di Silvio Sorgente ricordo, con particolarità, quelle sue frasi complicate con rapide e brevi risoluzioni, con sferiche levigatezze sonore" — dalle memorie di Pino Salzano.
Fondamentalmente, però, Sorgente è rimasto quello di sempre:sassofonista multiforme che passa da compiacimenti mod a difficili soluzioni swingate.
L’accendino fa cilecca ripetutamente, ma quello dello strumentista dalla voce roco—soffiata mi permette una quarta sigaretta.
"I ricordi belli, forti? Si! Nel ’54 con l’avvento della Tv si mandò in onda, dal Circolo Unione Sannita, una serata sui tantissimi schermi sistemati nella centralissima piazza Roma. Che soddisfazione! Suonai il virtuosistico brano "Saxofobia", con il maestro Cammarota".
"Dai, Silvio! Raccontami di quella volta che suonasti…"
Ma l’iniziale roco diventa un sibilo, interrompendomi con: "Ma se li hai raccontati già tutti, o quasi, attraverso la tua rubrica! Che dire di più se non incitarti a continuare!"
Si chiude così l’incontro con il maestro Silvio Sorgente, protagonista di una bella pagina della musica a Benevento.

Enrico Salzano

* Omaggio al mio amico fraterno Silvio Sorgente.

 

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