Quei favolosi irripetibili anni '60


Finivano gli anni  ‘50 e già si affacciavano i gloriosi anni ’60 e ai giovani non ci volle tanto a capire che il quartetto di Liverpool, nonostante  il divismo di marca provinciale stava  creando un vero e proprio strappo con il passato.
Nel gruppo c’era una capacità che impressionava; bene associato da presentarsi come un gruppo di talento, come un nuovo ed entusiasmante modello di vita: un’aggregazione fra ribelli, una rivoluzione di costumi da inventare giorno per giorno, più creativa e trascinante di quella sofferta di Marlon Brando e James Dean.
La nuova generazione si orientava verso il “progressivo” (urlatori e rockers) ma anche verso la poesia  e la canzone d’autore.
… Ma non vedete che il cielo/ ogni giorno diventa più blu/ e la pioggia che va/ e ritorna il sereno/ …il mondo ormai sta cambiando/ e cambierà di più…”
Quei semplicemente favolosi irripetibili anni ’60, a Benevento ci regalarono anche i  juke-box, contenitori fatati che dagli Stati Uniti giungevano in Italia e con essi iniziarono i sogni americani nelle sale da gioco e nei bar.
Ci ritrovammo in gruppo  davanti al Bar Fragnito e al Bar Sport ad ascoltare “Only you”,”Little darlin”, “Smoke gets in your eyes”,”Love  letters in the sand”.
Smania, entusiasmi e frenesia ci prendevano allorché Little Richard si esibiva in “Tutti frutti”, “Lucille”, “Good golly miss Molly”  .
Un urlo immenso la sua voce. Per questo modo di ascoltare  la musica a volume sempre alto  vi furono critiche e disapprovazioni dei genitori  e dei sociologi: “Un fenomeno da tenere sotto controllo”. Ugo Pirro realizzò “I ragazzi del juke-box”, dove imperavano blue-jeans, giacconi in pelle nera, chewing gum, capelli imbrillantinati e chitarre elettriche .
Con il juke-bok iniziò l’era delle componenti elettroniche , un passo   avanti nella fedeltà dei suoni. Nacque il “Festivalbar” ideato da Vittorio Salvetti, concorso che premiò il disco più gettonato. In quegli anni a Benevento si tenevano le “Serate artistiche” dell’ ENAL, che ebbero il merito di scoprire le comiche di Gino Del Vecchio e di Gigi Rubino, ma anche la bravura della istrionica e capricciosa Gisa Carrella e di Rosalba Capriglione che riusciva a spaziare in molteplici ruoli. Ma non dimentico Ciriaco Catillo, attore preciso e di grande volontà ed Enzo Donatiello, preparato ma un pochino timido. Al teatro”La Salle” si tenevano le prove di “Un treno fantasma” con Gino del  Vecchio, Gigi Rubino, Lamberto Ingaldi, Pasquale Beneduce…
Poi i festival, forse tanti. Edoardo Caselli propose nel ’61 il “Festival della canzone”che partito maluccio soddisfece poi autori, interpreti e pubblico.
Del secondo festival, ancora con la regia di Caselli, tenutosi nel maggio del ’62 ricordo con rammarico le tante polemiche, anche se il  livello qualitativo delle opere in concorso era più che sufficiente.
Ma a questo punto del mio andare è importante che parli anche di un contro festival, almeno così dicevano i bene informati.
“Serata della canzone beneventana”, che si tenne al Teatro Massimo con l’orchestra del maestro Ettore Paragone e con gli autori-organizzatori Angelo Di Dio, Vincenzo De Masi, Ernesto Gramazio, Antonio Fallarino e Giulio Musco,  si svolse all’insegna della compostezza e della tradizione artistico-musicale. “Il Primo Microfono d’Oro”- Città di Benevento, presentato da Mario Zeoli con Mariarosaria Delli Carri, portò qualche novità al “Massimo”, dove, accanto a composizioni originali si affiancarono le sfilate delle graziose vallette quali Titina Medici, Eva Giliberti, Antonietta Soreca, Elisa Aversano, Letizia Ricciardi, Anna Intorcia, Palma Mastrangeli, Lina Tufo.
Intanto, da quella intensa attività musical-festivaliera, Andrea Principe e Tullio Zitani assursero a “Reucci”, mentre Luisa Micco incontrastata protagonista ne diveniva  la “Regina”. Seguivano nella gerarchia le “Principesse”, Mary Ventura, Vittoria Piccolo, Midy, Maika Iannucci, Maria Rosaria Cappelli, Anna Maria Pennella, Claudia Iele, Nella Rocchesi, Gina Ruotolo e Tania  Lamparelli. Per Romolo Fiore forti consensi, in particolare per il repertorio  classico napoletano, mentre a Franco Pepe e a Pino D’Arienzo per il loro “innamoramento” per Sergio Bruni andavano le euforiche simpatie di un pubblico amante del genere; Pompeo Palatella, alias “Russulillo”, grande trascinatore di piazze, “incassava” premi per le vittorie in tanti concorsi di “Voci Nuove”; Raf Scala era l’incontrastato “Re del night”; Benedetto Politi con la sua calda e vellutata voce calamitava sempre più fans; Benito Caporaso continuava con la straripante semplicità ad emozionare le platee dei teatri e delle piazze; Peppino De Blasio suonava la fisarmonica con il maestro  Roberto Pregadio e con Mario Merola; il tenore Enzo Zollo dalla musica leggera assurse alla lirica interpetrando validamente le composizioni del maestro Enzo De Bellis, direttore del Liceo Musicale “N.Sala” di Benevento.
Brillavano alte le stelle di Pino Salzano e Gigi Giuliano.
Richiestissime le formazioni orchestrali “The Forgers” del virtuoso Geppino De Masi e “Alba” del dinamico Mario Lamparelli con il “rocker” Vittorio Campobasso.
Raffaele  Russo,
dopo uno spettacolo abbracciò tutti i componenti e sciolse il complesso “Hula Hula”. Ermanno Cammarota, figlio del maestro Italo, lasciava  Benevento per non farvi più ritorno.
Vittorio Marsiglia lo seguì, ma per riapparire a Napoli con Nino Taranto, poi con Corrado e numerosissimi altri artisti.
Geppino De Masi, Raffaele Russo, Romolo Fiore e poi Franco Timbro aprirono un negozio di musica ma chiudeva il “Discobolo”. E chiudeva anche l’“Arena Italia” dopo l’“Arena Massimo”.
L’eclettico Tonino Sorgente con gli attori Luigi La Polla e Rosetta Alviggi riscuotevano grandi successi alla “Fagianella” – Raffaele D’Elia, batterista e poeta dell’allegria si trasferì a Caserta. Lutto cittadino per la scomparsa del maestro Pino Rosiello, stimatissimo musicista già accompagnatore ufficiale di Beniamino Gigli.
Dopo l’Arena Massimo chiudeva anche l’Arena Italia al Viale Atlantici.
Il complesso “The Marines” ,diretto da Pino Salzano – pianista e tastierista- ed Enrico Salzano batterista e percussionista- apparve su RAI 2 e, successivamente, su RAI 1 tv in “Cordialmente”,Gigi Giuliano suonava il pianoforte nei night napoletani e della Versilia.
L’alto-sassofonista Silvio Sorgente continuava ad incantare le platee.
I fratelli Timbro, valenti musicisti, Franco al sax-tenore, Osvaldo alla batteria e Peppe al basso, costituirono una loro formazione.
Tonino Itro, sax-alto, figurava tra i migliori  strumentisti.
Ancora attivi, Alfredo Gramazio, Vitolo Fasoli, Vincenzo Vicerè e Cosimo Lepore.
Italo Cammarota
, ormai a Roma, figurava quale primo violino con l’orchestra RAI. Amedeo Romano maturò  la decisione di lasciare, ahimè, la musica. Ettore Miele, chitarrista puro e appassionato suonò anche il mandolino. Alfredo Mottola, Aldo Di Giacomo, Tonino Gioioso, Alfonso Fasoli e Tonino Di Pace, occasionalmente Tonino Itro, Enzo Nicolella, Luigi Gramazio, Michele Masitti con ifratelli Pino ed Enrico Salzano  accompagnavano Mario Abbate, Mirna Doris, Peppino Gagliardi, Tullio Pane, Nico Fidenco, Luciano Rondinella, Franco Bracardi (The Flipper), Gianni Crosio, Gianni Aterrano, Vittorio Marsiglia, Rita Pavone Nazzareno De Japinis,  potente batterista si trasferì a Roma; il comico-fantasista Guido Follo continuava a “folleggiare follemente tra la folla”; scomparivano i cocchieri d’affitto in Piazza Duomo. Gli autori, Edgardo De Rimini, Alfredo Salzano, Antonio Esposito, Vincenzo D’Agostino, Cosimo Minicozzi, Ettore Paragone, Vincenzo De Masi, Lorenzo Celegato, Mario Tavino, Antonio Cirillo, Antonio Micco, e i cantautori, Riz Varchione, Antonio Magnotta e Gino Mercurio preparavano l’attacco per un nuovo festival.
Questo e tant’altro accadeva a Benevento  nel corso di quei semplicemente favolosi, irripetibili, affascinanti,scatenati anni ’60 a Benevento.
… Yesterday, love was such an easy game to play,/ Now I need a place to hide away,/ Oh I believe in Yesterday

* Omaggio ai favolosi anni ’60  

Enrico Salzano

Questo articolo  è stato oggetto di studio da parte della Dott.M.C. che dopo l’approvazione della docente relatrice chiarissima Professoressa M.M. della Facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza  di Roma lo ha riportato in un capitolo  della tesi sull’aspetto artistico musicale della nostra canzone nel  periodo della ricostruzione del secondo dopoguerra.

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