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Raf
Scala, il "re del nigth"

Se vi capita
di sentire da qualcuno che la vita di Raffaele Scala è un condensato
di tante esperienze che un uomo di spettacolo dovrebbe fare, attenzione,
credetegli. In effetti, si può dire che il simpatico Raffaele abbia
cantato ogni genere e sempre con musicisti di valore.
Ci conoscemmo nel 57 nei pressi di via Traiano, dove abitava un
mio cugino e subito incominciammo a frequentarci per una comune passione:
la musica. E così, con Pino Salzano alla fisarmonica, Giulio Paragone
alla chitarra e con me alla batteria, il giovane evidenziò un talento
naturale: voce rotonda, piacevole e bene impostata. Poi le prime esperienze
che spaziarono dalle feste private ai dopolavori; dai matrimoni al palcoscenico
del "Collegio La Salle". Furono, quelli, anni di duro tirocinio
ma anche di preziosa semina. Nel periodo che seguì, Scala cantò
un po con tutti e, spesso, con abili musicisti quali: Raffaele Russo,
Geppino De Masi, Mario Lamparelli, Franco Tucci che lo aiutarono a venire
fuori con uno stile sempre più personale. Nel 60 al "Massimo",
a metà strada tra canzone datmosfera dei locali notturni
e il genere criminal song, interpretò "Guarda che luna"
con una timbrica fortemente greve:
"Guarda che luna, guarda che mare,/ da questa notte senza te dovrò
restare
/ Ora son solo a ricordare, e vorrei poterti dire/ guarda
che luna, guarda che mare".
Dopo quello spettacolo ENAL, presentato da Mario Zeoli, Raf, ormai "Il
re del night", allargò il giro di collaborazioni con i "Freemen",
del pianista Gigi Giuliano e con altri gruppi locali. Ma, il cantante,
che appariva sulla scena con un aspetto sempre più vissuto e maglioni
alla dolce vita, aveva voglia di tornare libero e disincantato, quello
che era sempre stato, con la precisa volontà di scegliersi un proprio
repertorio senza legarsi a qualcuno in particolare.
"Verissimo! Il mio punto di forza era il concerto, il momento
dellincontro con il pubblico, dove con grande versatilità
cercavo ogni sera il giusto audience".
E con un vasto repertorio che interpretava con voce piuttosto roca e con
uno stile originale, unico, talvolta ironico, il "re del nigth"
"colpì" lattento pubblico della "Casina delle
rose" di Rimini.
"Pensavo di restarci soltanto quella estate, invece mi resi conto
che dovevo insistere
forse anche per la presenza dellorchestra
del maestro Vanni Catellani. E cantai in quello splendido posto per ben
nove anni".
Difficilmente Raffaele si accostava alle mode musicali del momento, eccezione
fatta quando si concesse "Unora fa", riscuotendo un grande
successo. Ma, al Primo Concorso Voci Nuove tenutosi a Ponte nel 68,
interpretò, in linea con il suo modo di fare musica, anche: "Over
and over". Lo struggente brano evidenziò una voce forte, ma
con estensione notevole verso lalto, cantando le strofe quasi sotto
tono, per preparare a lungo un ritornello che esplose verso tonalità
più alte, accompagnato dai pieni dorchestra da "The
Marines", di Pino Salzano.
Così finisce lavventura musicale di Raf Scala, "Il re
del night", ma molti lo ricordano anche quale amico-accompagnatore
di Henry Wright, Carlo Campanini, Carlo Croccolo, "The Passengers"
e presentatore-intrattenitore all "Antro delle streghe"
con la formazione orchestrale dei fratelli Salzano.
"Some where, over the rain-bow way up high, theres a land
that I heard of once in a lull-a-by
"
Enrico Salzano
* Omaggio
al mio amico Raffaele Scala e a sua moglie Cecilia.
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