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Il
fisarmonicista Amedeo Romano
Impazzivo per Little Richard e mi fermavo ad ascoltare: “Tutti frutti”
e “Lucille”. Le sue interpretazioni mi facevano rabbrividire,
smaniare, freneticare. Un immenso urlo era la sua voce. Ma quella sera
urlò particolarmente, inquietando il povero cavallo “d’ù
guaglione”, il superstite “d’é cucchieri affitto”,
che quella sera espletava il servizio notturno ai piedi del campanile
del Duomo. Ma inquietò anche il rione, che per qualche ora di sonno
chiedeva, non dico una pace duratura, ma almeno una tregua dagli altoparlanti
del juke-box del “Bar Sport”. Ma da pacieri intervennero “The
Platters”, con la terzinata e fascinosa “Only you”,
che riportarono serenità sia per il cavallo del “guaglione”
che per gli animi del rione tutto. Serena era anche quella notte di giugno
del 1957. Insomma, tutto in una notte!
Infatti, incontrai per la prima volta nel “Ristorante-pizzeria Palmieri”
il fisarmonicista Amedeo Romano, in formazione orchestrale, mentre si
cimentava in “Vogliamoci tanto bene”, con gli strumentisti
Alfredo Gramazio, sax e violino, Luigi Gramazio, sax, Filippo Citarella,
chitarra, Ermanno Cammarota, contrabbasso, Armando De Rienzo, batteria.
Il suo stile, anche se ancorato alla vecchia scuola musicale, risultava
ricco di fantasia. Mi piacque anche per la sua aria bonaria, nascosta
dietro il suo eterno sorriso. Sorriso che divenne nervoso allorché
“trattò” i brani strumentali-virtuosistici: “Dizzy
fingers” e “Play the accordion”.
In quegli anni la musica d’oltreoceano sbarcava prepotentemente
in Italia con il suo fascino. E le orchestre di Pippo Barzizza e di Cinico
Angelini vedevano la loro fortuna anche con temi musicali tratti dai film
spettacolari o colossal. Mentre Lelio Luttazzi, Franco Cerri, Luciano
Zuccheri cominciarono ad apparire in piccole formazioni di grande effetto.
E, come tantissimi fisarmonicisti, anche Amedeo venne ispirato da Gorny
Kramer, del quale propose, con la sua “Soprani”: “Pippo
non lo sa”, “Mercy beacoup”, “Crapa pelata”,
“Non so dir ti voglio bene”.
Stimava Peppino Principe e i suoi maestri Alfredo Gramazio e Italo Cammarota,
il “K2” e “Hula-Hula”, che lo annoverarono tra
le loro fila nelle Terme di Telese.
La storia del fisarmonicista durò poco. Infatti, nonostante l’entusiastica
disponibilità artistica e la voglia di vivere che lo caratterizzavano,
non pensò mai, neppure per un istante di giocare tutte le carte.
Si ritirò nei primissimi anni ’60, definitivamente.
Incontro Raffaele D’Elia, il mitico batterista dell’orchestra
“Hula-hula”, ma anche il più vecchio musicista qui
a Benevento.
“Raffaele, si può dire vecchio a te?!” Mi guarda fisso
e a lungo, con i suoi old blue eyes, ma non capisco se è si o no.
E’ un dubbio che ancora mi divora.
“Certo Enrico che il mio Amedeo, fraterno amico, mi manca! Ricordo
che a bordo della vespa o della sua “600”, mi entusiasmava
con una proposta ricorrente: ‘Raffaeluccio, e dai mettiamo su un
complesso musicale!’ E per intere notti, a casa sua, fra un pollo
arrosto, una fetta di formaggio e una “serraglio”, ma anche
un buon rosso, mettevamo giù progetti. ‘Amedeo, che dici
le giacche delle divise le compriamo di colore bianco e i pantaloni neri?’
Ma Amedeo: ‘Raffaè, e dai! Adesso è il momento di
concentrarci sul repertorio!! Non vedi che mancano i cha-cha-cha?!’”
Guardo ancora una volta la profondità dei suoi occhi blu e gli
chiedo: “Raffaelino, forse è stata ingiusta l’idea
di Amedeo di archiviare la musica così presto?”
“Si! Credo proprio di si!” risponde il batterista degli anni
’50 – credo il migliore. “Intanto, congratulazioni e
incoraggiamenti per la prosecuzione della tua originale rubrica, in cui
porti musica, storia, passioni. Che i giovani imparino il vecchio, che
il vecchio i giovani”
IL FISARMONICISTA AMEDEO ROMANO E’ PROTAGONISTA DELLA MUSICA A BENEVENTO.
NELLE SUE INTERPRETAZIONI HA REGALATO AL PUBBLICO MUSICA DEL SUO TEMPO,
MA PORTA CON CHIAREZZA ED ENTUSIASMO.
“Due note si muovono nel cielo come due rondini. Volano in alto
veloci verso il cielo, sembrano stelle, quando si fa sera due notine d’argento
che brillano nel cielo… che brillano nel cielo sempre più…”
Enrico
Salzano
* Omaggio
alla mia cara amica sig.ra Olimpia Romano Cirocco e alla famiglia tutta.
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