Ponte 1968 - Primo Concorso Voci Nuove


(foto d'archivio di Casa Salzano)

-Il 1968 non è molto prolifico per "Castrocaro". Solo un nome fra i due vincitori sopravviverà nel cielo della nostra musica leggera: Paolo Mengoli. Rosalba Archilletti sarà solo una rapidissima meteora. Nessuno dei due calcherà la scene del Festival di Sanremo.
-Il girone A della settima edizione "Cantagiro" e di "Casco d’oro", ovvero Caterina Caselli con "Il volto della vita".
-"Disco per l’estate" è la volta di "Luglio" cantata da Riccardo Del Turco, cognato di S.Endrigo.
Qualcuno dirà : "E’ la vittoria di Endrigo".
-"Festivalbar". Ad aggiudicarsi la palma della vittoria con la sua composizione "Affida una lacrima al vento" è Salvatore Adamo (in arte solo Adamo).
-"Festival di Sanremo". A sorpresa vince Sergio Endrigo con "Canzone per te", un bellissimo motivo che, anche con il suo partner Roberto Carlos, interpreta con profondo impegno.

Primo concorso regionale a Ponte

Il concorso indetto dal comitato festività di S.Antonio da Padova si svolse in tre serate. Nella prima e nella seconda si alternarono 20 cantanti e solo 12 di essi disputarono la finalissima: Pompeo Palatella, Giuseppe Della Corte, Giuseppina, Milena, Italo Testa, Nino Testa, Margherita Tammaro, Salvatore, Giovanni Garofano, Tania, Maria Rita e Sonia.
Il progetto, che si rivelò felice, fu ideato da un gruppo di coraggiosi e brillanti pontesi che portarono la manifestazione artistica all’attenzione regionale.
Ricordo il cavaliere Mario Ventucci, presidente; i componenti della commissione: il geometra Angelo Corcieri, Filiberto Oliva, Antonio Mottola, Mario Rillo, Luigi Antonacci, Antonio Meola, Antonio Soldatesca, Gastone Limata, Mario Trosino, Ugo Mortaruolo, Nicola De Cicco e la grande figura del sacerdote don Vittorino Morone.
Il concorso si tenne in piazza 22 giugno, aulente di piante e fiori, mentre tanta luce inondava il palcoscenico, realizzato da Tommaso Rossi, scenografo, che aveva posato, su un fondale rosso porpora, chitarre, sassofoni e pentagramma musicale. L’impianto luci dei fratelli Salzano. La fotografia dello studio Parrella. La conduzione di Salvatore Salottolo della Rai. "The Marines" formazione orchestrale, diretta da Pino Salzano, selezionatore e arrangiatore. Enrico Salzano direttore artistico. La giuria, sistemata in prima fila, validamente composta da Mario Saracco, presidente, e dai componenti: avv. Teseo Rapano, prof.ssa Maria Iannotti, l’universitario Mariano Angelone, dott. Bartolo D’Aniello, prof.ssa Maria Pulcino, prof. Angelo Cicchiello, prof.ssa Antonietta Piccirillo, dott. Raffaele Muscaritolo e dal sig. Michele Zotti.
Nulla fu lasciato al caso.
Ore 20:30: la porta della Chiesa si chiudeva dopo l’ultima funzione ma, don Vittorino, lungi dal ritirarsi, era allertato, agitato mentre stimava a lunghi passi il sagrato del santo luogo, allorché lo incrociai: "Proprio tu!… Si proprio tu!…Enrico, mi raccomando! Attento alla compostezza dei cantanti!". Intanto la piazza straboccava e, a dirla come il reportage de "Il Mattino" a firma del dott. Alfredo D’Ambrosio: "Figurava il pubblico delle grandi occasioni". Presenti compositori, musicisti, cantanti organizzatori di spettacoli e addetti ai lavori.
Il pubblico rumoreggiava organizzato in claque, scandendo entusiastici slogan.
Ore 21:30: la "bacchetta" del maestro Pino Salzano siglò l’inizio del primo concorso regionale "Voci nuove" —Ponte-1968.
La kermesse si distinse anche per classe ed eleganza. Le voci maschili in abito scuro e qualche papillon, mentre le giovani promesse della musica leggera in originali abiti un poco osè. Ma non troppo, perché vegliai attentamente sulla compostezza in ossequio al buon don Vittorino, non senza l’aiuto dell’eclettico Raffaele Scala, "il re del night", che concorse anche con "Over and over", struggente brano che evidenziò voce forte, ma con estensione notevole verso l’alto. Scala cantò la strofa quasi sotto tono per preparare a lungo un ritornello che esplose verso tonalità più alte, accompagnato da pieni d’orchestra. La dolce Tonina Iazzetti in "Luglio", aggiunse spessore all’interpretazione, prestando immagine e freschezza a livello gestuale e canoro.
"Da Campobasso, Margherita Tammaro con "Avevo un cuore"", annunciò con professionalità Salvatore Salottolo. Abito bianco, quasi da sposa; la sua femminilità si appropriò della totale attenzione del pubblico. Comunicò rabbia repressa ed esplosioni nei registri acuti del ritornello, dove la voce chiamò e rispose portentosa, mentre l’organo di Pino e la chitarra solista di Alfonso Fasoli concorsero a riempire il brano.
Alta, snella, diafana e contestatrice, Enza Di Cesare. Voce vellutata, suadente, dizione perfetta, mandò in visibilio l’auditorio con l’agro-dolce "Come un ragazzo"- ritmo e cadenza, perfetta fusione di tastiera e chitarra.
Giovanni Garofano, figura distinta, portò in gara "Angeli negri", trasmettendo forti sensazioni. Colpì con crescendi d’ansia e disperazione; nel ritornello la voce salì altissima e offrì visioni inconsuete, che arrangiate in atmosfera d’attesa, sfociarono nel ritornello in pieno orchestrale, per richiudersi poi dolcemente. Applausi a scena aperta. Entusiasmo di folla.
Attesa per Nino Testa: cesellò "La nostra favola". Personaggio dall’incredibile forza vocale, riuscì a creare incalzanti patos, sfruttando la sua già nota estensione vocale per ampliare l’atmosfera del brano. Sostenuto dal "motore" di batteria di Enrico Salzano con un basso elettrico rotondo, preciso che seguì la figura ritmica della grancassa e, a volte, il classico piano fece da unico accompagnatore e sostenitore della voce. Lungo applauso.
Ore 22:30: informò con un largo sorriso il conduttore Salvatore Salottolo "E’ l’ora di Pompeo Palatella" che presentò "Perché mi hai fatto innamorare?". Palatella è uno di quei personaggi che, una volta visto, non si dimentica. Nelle linee sicure della sua voce, così capace di distendersi sulle melodie, mantiene intatte le sue radici di romantico e, nello stesso tempo, la curata drammaticità degli arrangiamenti preannuncia con sicurezza i tempi di una canzone, minuziosamente studiata negli effetti e nel sound —rifinitura- feeling di piano e coro.
"Ancora capelli rossi in scena" Così il beffardo Salottolo "Insomma è la serata del rosso, dopo Palatella e il fondale alle mie spalle!" Ma non era rossa la canzone di Milena, la veneziana, ma bianca: "Casa Bianca", vocalmente sobria e pulita. A tratti incisiva, colpì per la pronunzia e il porgere delicato. Coinvolgente l’arrangiamento, dove figurò in primo piano la chitarra di Aldo Di Giacomo e gli stacchi di batteria.
I fratelli Testa tentarono la vetta più alta della manifestazione contese.
Italo Testa in "Io per lei". Figura atletica ed elegante, voce dai moduli giusti, alternò forza, sentimento a robusti attacchi sul ritornello; coniugò stile e consapevolezza dei propri mezzi espressivi. Pieno sostegno orchestrale: la sezione ritmica porse un tappeto ai solisti. Ovazioni a scena aperta.
Ricordo anche le esternazioni e la suspence che creò il mio amico Salvatore, che mimò Calimero, quale diversivo al fine di stemperare la crescente tensione che si accumulava tra gli ascoltatori.
Ore 23:00: Giuseppe Della Corte presentò all’attenzione dei giurati "Poesia". Alto, leggermente dinoccolato, professionale, reduce da altre gare, forse il più rappresentativo. Intensa fu l’interpretazione con movimenti spasmodici del corpo, sufficiente l’estensione vocale e dalle tonalità limpide e calde: diede all’interpretazione un colore inconfondibile. L’arrangiamento vide l’organo con voce "Hammond" le chitarre e la batteria formarono un impasto sonoro grandioso e inconfondibile per questo classico. Piacque in particolare agli intenditori . Lunghissimo applauso. Forse anche qualche giurato applaudì.
Ore 23:30: Giuseppina, preparata ed efficace nel trasmettere messaggi forti, cantò "Se stasera sono qui", tema che parla di suggestioni ed evasioni dalla vita di sempre. La voce sufficientemente idonea nel recitare canzoni malinconiche. L’arrangiamento di archi indugiò su un finale meditativo, compiacendosi della dolcezza della chitarra nel finale.
Maria Rita , piccolina e leggiadra, cantò "Tu sei quello" , brano vincitore di "Disco per l’estate" 1965. Espose una formula stilistica particolare, voce dai colori inconfondibili, con ottimo gusto melodico, contrappunti ritmici, assolo di chitarra acustica.
"Siamo ormai agli ultimi concorrenti. Per questo non tirate già le somme: potrebbero verificarsi sorprese!"
E intanto, tra l’imitazione di Calimero e qualche battuta con il batterista, Salvatore Salottolo annunziò: Sonia in "Giuseppe in Pensilvania"; motivo orecchiabile, allegro, scanzonato; voce simpatica, mai banale, elegantemente "confezionata" dall’arrangiamento orchestrale; il ritmo piacevole fu sottolineato dal battere di mani dei tanti giovani presenti.
Tania porse un saluto rivolta al centro a sinistra e a destra, quasi festoso, e cantò "Un’ora sola ti vorrei". Voce sufficientemente impostata ed estesa, diede all’esecuzione terminata una versione inconfondibile (forse si rifaceva ai Partenopei showmen?). Evidente la forza della sezione ritmica. Qualcuno chiese il bis.
Salvatore, solenne, apparve e regalò ai tanti fans che lo sostenevano "Il mondo". La timbrica vocale inventò un interessante pezzo arrangiato con effetti di tastiera, chitarra, basso e batteria. Risaltò e suggestionò anche la parte corale.
La giuria si ritirò per deliberare. Invece "The Marines" deliziarono con " Smoke in your eyes", fusione di coro e orchestra, con "La Bamba" e "Mambo Jambo". In piazza presero a ballare ma, con il suono dolce e suggestivo della chitarra hawaiana, sognarono: "Pulcinella", "Spanish eyes", e i "Cavalieri del cielo".
"Il Mattino" del 5 settembre 1968: "Vivo successo ha riportato il primo concorso "Voci nuove", che ha visto vincente "Angeli negri", interpretata da Giovanni Garofano. Al secondo e al terzo posto, si sono classificati rispettivamente Nino Testa con "La nostra favola" e Pompeo Palatella con "Perché mi hai fatto innamorare?"
Il sindaco Domenico Ocone, dopo la premiazione porse il suo ringraziamento e quello della civica amministrazione, orgoglioso della riuscita della manifestazione, e con parole commosse invitava il comitato organizzatore ad impegnarsi sempre più perché manifestazioni del genere si ripetessero.
Il concorso si rifece migliorandosi.
IN ESTATE SI TENGONO ALTRE MANIFESTAZIONI CANORE E TUTTE AVRANNO IL LORO SPAZIO NELL’ASCOLTO E NELLA POPOLARITA’, MA A DISTANZA DI ANNI IL CONCORSO "VOCI NUOVE" APPARE UNICO, FORSE UNA GRANDE ESPERIENZA CHE TESTIMONIA UN BRANDELLO DI STORIA DELLA MUSICA A CARATTERE LOCALE, DIFFICILE DA RIMUOVERE.

* Omaggio agli amici Pontesi.

Enrico Salzano

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