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La
Piedigrotta beneventana"
(foto d'archivio
di Casa Salzano)
Risalendo
per un breve tratto via Gaetano Rummo, sulla destra si nota la gradinata
di rampa Montevergine. Sul secondo edificio, sempre sulla destra, immediatamente
prima dellarcata della porta Rufina, si può vedere, allaltezza
del secondo piano, una traccia di una stretta cornice in stucco: si tratta
dellunica parte superstite, in seguito ai vari restauri ed alle
ristrutturazioni dello stabile, di unedicola dedicata alla Madonna
di Montevergine. Unantica cronaca beneventana, dellanno 1675,
riporta che via porta Rufina fu ornata di cinque statue di stucco che
rappresentavano la Vergine, san Bartolomeo, san Gennaro, san Barbato e
san Mercurio, mentre sopra la porta dei Principi (o porta Santa) dopo
il terremoto del 1688, furono dipinte immagini di san Gennaro e san Barbato.
Limmagine, in seguito, fu ripresa nei pressi della chiesa delle
Orsoline- zona mercato- e lì, lotto settembre si festeggiava
la Madonna.
La festa non aveva carattere esclusivamente religioso dato che venivano
anche allestiti carri con le maschere e si suonava e si danzava. Per queste
sue caratteristiche la festa era detta la "Piedigrotta Beneventana".
Il barbiere Giuseppe Grassullo, sacrista delle suore Orsoline,
organizzava preghiere, musiche e canti per loccasione. La festa,
in seguito, si spostò, per un certo periodo, nella zona di via
B. Lucarelli, dove si trovava unaltra edicola dedicata alla Madonna
di Montevergine, fino poi a scomparire, lasciando un lontano ricordo anche
nella memoria dei più anziani.
Nel novembre del 1947, per superare langoscia del ricordo dei lutti
e delle rovine causate dalla guerra, un gruppo di cittadini beneventani,
tra i quali ricordiamo Cosimo Russo, Edoardo Boccardo, Giuseppe Russo,
Luigi Tresca ed Emalio Ferrara, realizzarono un primo tentativo
di far risorgere la "Piedigrotta Beneventana". Gli anziani
certamente ricordano questa manifestazione, che si tenne intorno al 1920
in piazza Commestibili. Anche allora per ripagarsi delle sofferenze della
guerra, presso le sacre effigi stampate sui muri, con fervore di vita
e di musiche, il popolo beneventano trovò lo spunto per riunirsi
e cantare semplici motivi popolari ideati e musicati da note e indimenticate
figure come Giovanni Vernucci, Salvatore Rosiello e Raffaele Tedesco.
Ancora sono ricordate le canzoni di Davide Valillo, emigrato in
America, di Salvatore Glorioso e di Giuseppe Iadarola.
"Sott a villa" di Nino Martignetti esprimeva
la nostalgia sentita delle ore passate "vocche e vocche"
a fare lamore per le zone ombrate nei pressi della villa comunale.
Allora il maestro Antonio De Rimini bacchettava il sindaco don
Achille Isernia con acuti stralci di feroce ironia: "Don
Achille, nun te stancà! Tu ce fa sta carità, sei sette vote
u juorno, u calmiere e affissà!"
In quelle feste si improvvisarono carri che sfilarono per le strade
di Benevento tra un popolo esultante, che manifestava così la sua
genialità e la sua spontaneità cantando "Piedigrotta
paisana", "A luna me dicette", "Nennella mia",
"Funtana nova", ecc.
La "Piedigrotta Beneventana" del 6,7 e 8 novembre 1947
riscosse lo stesso entusiasmo in unartistica cornice di luminarie
e di fuochi pirotecnici. Canzoni piene di calore furono "lanciate"
anche in questa occasione con i versi di Cosimo Caggese, Vincenzo De
Masi, Mario Matassa, Lorenzo Celegato, Edgardo De Rimini su musiche
di Ettore Paragone, Italo Cammarota, Vitolo Fasoli ed Alfredo
Salzano. Tra le più belle ricordo di De Masi-Paragone
"Tarantella zitto zitto" e "Nennella pacchianella"
di De Rimini-Salzano: "Chitarre
manduline
cante
suone
stasera
fanno o core arrecrià. Nennella mia, vestuta a pacchianella,
stu core a ditto laggia fa mbriacà"
A QUESTI AUTORI, CHE ALLA CANZONE DETTERO UNA PARTE DELLA PROPRIA
ANIMA CHE E LANIMA DEL NOSTRO POPOLO
ASSETATO DI VITA E DI AMORE, VA IL RICONOSCIMENTO DI PROTAGONISTI DELLA
MUSICA A BENEVENTO.
Omaggio ai musicisti.
Enrico
Salzano
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