L'interprete dal fascicollo bianco

"Può dì/ ca ‘e strade ‘e strade ‘e Napule cheste so/ nù palcoscenico.
Può dì/ ca ‘a gente ‘e Napule cheste vò/ nù palcoscenico.
Sò scene comiche,/ sò scene tragiche (…)"
"Franco!!! Franco!!! Franco!!!…Bis!!! …Bis!!!"

Il pubblico dell’Arena Italia era letteralmente in visibilio per Franco Pepe che, con il caratteristico volto nobile, s’inchinò e ripropose "Palcoscenico".
Di media altezza, lineamenti delicati, Franco sul palcoscenico si trasfigurava, riuscendo a trasmettere, con voce non proprio potente ma spontanea e talvolta sussurrata, infinite emozioni.
"Franco!…Franco!…Questa è la tua occasione! Non vedi?…Non li conosci? Sono Pino ed Enrico Salzano…Sono degli ottimi musicisti…Fatti guidare e vedrai! Sai, hanno suonato anche ai matrimoni dei miei fratelli!" Così il bonario ed entusiastico Mario Carletti, titolare del bar omonimo, ritrovo di tanti appassionati di calcio. E con "The Marines" apparve in tutti i locali della città e in concorsi "Voci nuove". Partecipò a varie iniziative ENAL con i complessi "The Forgers" di Geppino De Masi, "Alba" di Mario Lamparelli e "Hula Hula" diretto da Raffaele Russo. Con l’eterno fascicollo bianco e il suo innamoramento per Guglielmo Chianese, in arte Sergio Bruni, Franco Pepe interpretò con forte carica emotiva le dolci: "Chiove a zeffunno", "Piscaturella", "Suonno a Marechiaro", "Vieneme ‘nzuonno", "Vienetenne a Positano".
Era il 1960 allorché Benevento mostrando grande vitalità, tentava di ritrovare una propria personalità artistica. Al "Massimo" nel ’61, partecipò al "Festival di Benevento" affermandosi con il brano "Core lusingatore" di Antonio Cirillo, mentre al "Primo microfono d’oro", accompagnato da "The Marines", propose nel fuori-programma "Scriveme ogni sera". Un successo crescente il suo, fino a farne un divo anche se a livello locale, che non lo distolse dal conseguire il diploma di computista commerciale. Nacquero in città più clan che veneravano il cantante dal fascicollo bianco e dallo stile naturale, porto con vocalità antica. E nacquero, però, anche invidie circa il modo di interpretare e di porsi alla Sergio Bruni. Furono le ugole nostrane i dissacratori? Io li ricordo tristemente tutti. Ricordo, invece, felicemente "Core lusingatore", dove Franco Pepe, con la sua caratteristica voce, infuse tanta malinconia con le strofe sotto tono e un ritornello dalla melodia piacevole e facilmente assimilabile.
La sua storia non è stata lunga ma ricca di contenuti.

"So scene comiche, so scene tragiche, mentre se recita siente ‘e cantà Napule Napule Napule mia e melloni so chino ‘e fuoco…
Signò acalate cà dimane nun ce vengo…"

Enrico Salzano

* Omaggio a Franco Pepe

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