Anna Maria Pennella: "Eri piccola piccola piccola così"

"T’ho ve-du-ta, t’ho se-gui-ta, t’ho fer-ma-ta, t’ho ba-cia-ta, e-ri pic-co-la pic-co-la pic-co-la co-sì!... Che cre-ti-no so-no sta-to an-che il gat-to mi hai ven-du-to e-ri pic-co-la pic-co-la pic-co-l … co-sì!" L. Chiosso — F. Buscaglione)
Quando la sera del 24 luglio 1961 la piccola Anna Maria Pennella interpretò "Silvanita", paso-doble di Vincenzo D’Agostino su musica di Alfredo Salzano, il pubblico del "Massimo" andò letteralmente in visibilio. Ma i lunghi e fragorosi applausi non furono sufficienti a farle vincere il "I Festival della Canzone". "Interprete prodigiosa, voce vivace e spontanea quella di Anna Maria Pennella". Questo uno dei tanti lusinghieri passaggi riportati dalla stampa dell’epoca.
"Silvanita, non tardar,/ chè l’amor non sa aspettar:/ metti ancor la tua mantiglia,/ o bel fiore di Castiglia!.../ Ogni stella è una fiammella/ che t’illumina il cammin…/ tutti i fiori ti cospargon la via/ chè stanotte tu sei mia!..."
L’anno successivo il regista Edoardo Caselli annunciava il "II Festival della Canzone" che, a suo dire, sarebbe stato ricordato per le novità assolute, per il cast dei protagonisti e l’ottimo livello qualitativo dei lavori in gara. In effetti la kermesse del 7 e 8 maggio tenutasi ancora al Teatro Massimo vedeva una più solida organizzazione; l’arrivo di concorrenti da quasi tutta l’Italia; l’Orchestra ritmico-melodica "Reitano and his brothers", diretta dal prof. Franco Reitano con Beniamino Reitano (Mino); giovanissimi autori di valore, quali Franco Reitano, Pino Salzano e l’amico-rivale Gigi Giuliano, i cantautori Riz Varchione e Antonio Magnotta. Presenti, nel fuori programma, Mario Abbate con il maestro Tonino Esposito al pianoforte e il complesso "The Marines" dei fratelli Pino ed Enrico Salzano, che presentarono una folta schiera di voci vecchie e nuove: Vittoria Piccolo, Maria Rosaria Cappelli, Andrea e Michele Principe, Pino D’Arienzo, Gino Mercurio, Franco Pepe
"Ciccillo terremoto", brano di Antonio Esposito e di Alfredo Salzano, inizialmente veniva affidato alla milanese Rosy Cuocci, poi alla romana, ma beneventana di origine, Anna Maria Pennella che meglio riusciva nella frizzante interpretazione. Così, quella sera del ’62, una prodigiosa cantante dal fisico minuto, smettendo gli abiti della Castigliana "Silvanita" indossò, facile facile, quelli napoletanissimi di "Ciccillo terremoto".
"Anna Maria possedeva una voce invidiabile e sulla scena aveva la capacità di catalizzare gli spettatori durante tutto l’arco della sua esibizione". Dalle memorie di Alfredo Salzano Senior.
D’allora tanti sono gli anni trascorsi, ma riascoltando la registrazione dal vecchio, caro, "Geloso" rivedo Anna Maria Pennella che canta con voce dall’incredibile estensione, spaziando dai toni bassi a quelli alti, dosandola con padronanza secondo i momenti: sussurrata nelle canzoni appassionate ed urlata nelle stesure disinvolte e gioiose.
"Te chiammano Ciccillo d’à malora/ sì ‘o terremoto d’o paese sano/ nisciuno te po’ dicere cchiù niente/ ca subbeto minacci ‘e sguanquassà…
Mo che truate ll’anema gemella,/ si cumm’a ‘llate: nu buono guaglione/ nisciuno te po’ dicere cchiù niente/ pecchè tu sì l’invidia ‘e tutta ‘a gente".

Enrico Salzano

* Omaggio alla mia amica Anna Maria Pennella

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