La voce di Pompeo Palatella

(foto d'archivio di Casa Salzano)

"Ero giovanissimo e cantavo, cantavo tutto quel che potevo, accompagnato non dalla chitarra ma dal suono che ritmavo sull’incudine".
Pompeo Palatella ha alle spalle una carriera musicale vivace, forte di una personalità che ha lasciato le sue tracce, ben profonde.
La musica lo ha sempre affascinato e mentre lavorava ascoltava qualsiasi canzone trasmessa dalla radio, da Natalino Otto a Sergio Bruni, da Domenico Modugno a Elvis Presley, l’allora nastro nascente del rock. E proprio la forza di quegli anni lo portò decisamente a formare un complesso musicale denominato "The Boys" con l’amico Rino Tresca, chitarra e alla batteria Carmine Citarella, riscuotendo così i primi consensi.
Poi, con il fisarmonicista Mario Lamparelli e il suo complesso "Alba" che lo formò musicalmente, matrimoni, feste in piazza, serate diedero carattere deciso alla sua voce.
La sua voce, ricordo, era duttile, accompagnata da una gradevole presenza scenica.
Il suo nome cominciò, così, a girare nell’ambiente e le sue interpretazioni si imposero all’attenzione dei musicisti locali. Erano gli anni ’60.
Intanto il panorama della canzone italiana era ancora influenzato dai melodici Claudio Villa, Luciano Tajoli e Giorgio Consolini, ben tallonati dai napoletani ben radicati nella tradizione, come Tullio Pane, Mario Abbate e Sergio Bruni. Tra le voci femminili a padroneggiare era Nilla Pizzi, voce genuina che esprimeva una sensualità casereccia cantando "…Avvinta come l’edera". Era affiancata da Katina Ranieri, voce sexy; Tonina Torrielli tutta acqua e sapone, nota come "la caramellaia"; Flo Sandons, impeccabilmente professionale — Nei "Viali d’autunno", oltre "Il torrente" ci sono "Canzoni da due soldi" e "Buongiorno tristezza". Ma finalmente gli schemi vengono rotti con scalpore da Domenico Modugno con "Nel blu dipinto di blu" dove originale e innovativo era il testo, mentre la linea melodica era tradizionale. Poi Milva che con grinta, quasi tenebrosa, cantava "Milord", fu la seconda sorpresa. La terza, fenomenale e irruente, Mina già "Baby gate" — Mina: una voce senza frontiere.
Pompeo Palatella assimilò anche le nuove tendenze.
-1965: dietro Rino Sorvillo e Franco De Paola (vincitore) Pompeo Palatella si classificò terzo al concorso canoro "Primo giglio d’oro", con il complesso "Luisa and the forger" di Geppino De Masi.
Al Teatro Partenio di Avellino i riconoscimenti per il "russulillo" Pompeo continuarono, classificandosi primo al concorso "Il debuttante" e ancora con Geppino De Masi e la sua formazione orchestrale.
Il linguaggio musicale diventava sempre più particolare e mise infatti in evidenza una personalità più che emergente. La sua sicurezza concesse vere perle in regalo al suo pubblico. "Indifferentemente", "Ricordare", "Lusingame", "Nessuno al mondo", "Doce doce".
1967: Il "nostro" cantante si distinse nel concorso " Voci nuove" con il brano " Vita mia" con "The Marines", diretto da Pino Salzano. Questa occasione lo rivelò quale brillante animatore.
1968: ancora con "The Marines".A Ponte nel primo concorso " Voci nuove" Pompeo Palatella si aggiudicò il terzo posto con " Perché mi hai fatto innamorare?". Nelle linee sicure della sua voce, così capace di distendersi sulle melodie, mantiene intatte le sue radici di romantico e nello stesso tempo la curata drammaticità degli arrangiamenti preannuncia con sicurezza i tempi di una canzone, minuziosamente studiata negli effetti e nel sound — rifinitura di piano e coro —
1969: grandi soddisfazioni e compiacimento per Pompeo che affrontò una serie di concerti con "The Marines". " Napoli e le sue canzoni" con i big Luciano Rondinella, Mirna Doris e al piano il maestro Giovanni Aterrano.
La sua voce, all’apice delle sue caratteristiche, cantò di tutto: "Guapparia", "Zappatore", canzoni appassionate che si rifanno al filone di "giacca". "L’amore è una cosa meravigliosa", "Stardust", "Summertime", "Love letters in the sand" , classici internazionali.
Seguirono negli anni ’70, ancora esibizioni, serate con i classici napoletani: "Luna caprese", "Anema e core", "Silenzio cantatore", "’Na sera ‘e Maggio".
Vigilia di Natale 2002: ricevo, inaspettata, la visita di Pompeo Palatella trasferitosi nel Nord da tanti anni e, seduti nel mio studio, ci guardiamo commossi, poi improvvisamente sbotta: "Enrico, i nostri anni sono stati grandi, meravigliosi. Che vita! Peccato che le altre generazioni non hanno assaporato tanto. Ti prego, ti prego di riportare che sono riuscito a realizzarmi quale interprete vocale solo grazie alla conoscenza musicale e all’entusiasmo del Maestro Pino Salzano. Grazie! Grazie anche a te che scrivi ricordando che la nostra città ha dato tanti validi artisti e che non possono essere dimenticati. Voglio ricordare anche i Maestri, Mario Lamparelli e Geppino De Masi."
Oggi il "russulillo" non disdegna il cimento con le nuove canzoni, anzi riesce ancora ad incantare la platea.
LA CANZONE DI POMPEO PALATELLA ESPRIME LUCE ED OSCURITA’, AMORI SOLARI, PASSIONI ARDENTI, RANCORI INCOLMABILI, GRANDE GENEROSITA’.
UN MUTO MANOSCRITTO DIVENTA, GRAZIE ALLA SUA VOCE, UNA REALTA’ SONORA. PER QUESTO E’ PROTAGONISTA DELLA MUSICA A BENEVENTO.

* Omaggio al mio amico Pompeo Palatella

Enrico Salzano

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