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Gli
orecchianti: chitarre e mandolini
Al centro
Nicola Covino "cantante-chitarrista", anno 1930 (foto d'archivio
di Casa Salzano)
"Nce
stà na casarella mieze o mare addò me sonno sempe
e sta cu te. Nce passano cantanne e marenare, e addò
stà llaria fresca
dint sta casarella te vularria purtà
ma
chiste è suonno doro
è fantasie!
"
Era la voce inconfondibile di Tutuccio Lepore, alias "u
spirito", che con la sua chitarra rallegrava i convivi nelle cantine
del centro storico- da Cosimo "a rezza", quello
dei mugliatielli a S.Filippo; da don Fiore a via Posillipo,"A
grotta azzurra" , e
un artista nel suo genere!
Mentre Antonio Baldini, alias "bacchettone", con
la chitarra celata dal mantello a ruota e la sua bella figura duomo,
faceva ingresso maestoso da "don Peppe", la trattoria
in via S.Gennaro. E dopo "Mmiezo grano", "Voce
e notte" e "Ngoppa allonna",interpretate
con tanta passone, passava alla sua "Don Achille, nun te stancà!
Tu ce fa sta carità sei, sette vote u juorno, u calmiere
e affissà!" Erano acuti stralci di feroce ironia contro
il sindaco don Achille Isernia.
Ma da contraltare, direttamente dagli "spusarizi a freselle",
Nicola Covino e la sua chitarra con i "Quattro accordi"
ma precisi, e sul motivo di "Tango delle capinere": "Quanno
tutto è fernuto ognuno piglia a via soia, cu quacche cosa
e diebbete pe nà ballata sola
Alfreto vò a
maretta, risponne Geretielle cazzecca u picchierello
Fa
mezanotte, e jammuce a cuccà
Comme me gira a capa cu
chellu vino acite
E a mezanotte va
"
Erano questi esponenti della folta schiera degli orecchianti che trovavano,
per dirla come Vittorio Micco, nelle cantine latmosfera della
vera Napoli- era lera della canzone popolare.
Questi artisti, a torto maltrattati, nacquero nei "Barber shop"
americani, in formazioni di quattro elementi vocali con chitarre, e si
esibivano nei negozi di barbiere. Gente preparata e con una secolare accoratezza
nellanimo, che per pochi soldi divertivano i clienti in attesa di
radersi. Cominciavano a cantare, a salmodiare, ad alternarsi sul ritmo
di unantica canzone, solitamente estratta dal più autentico
repertorio popolare. Le loro canzoni a più voci si alternavano
alle impennate del solista. Questidea fu raccolta a adattata alla
canzone industrializzata: nacquero così i complessi vocali e strumentali
"Barber shop", che ben presto si diffusero anche da noi.
Il barbiere Pasquale Gallo, alias "a stoppa",
teneva con il suo mandolino dei veri e propri concerti del genere con
Amedeo Principe, Fulippiello Gallo, Antonio Baldini,
Tutuccio Lepore alle chitarre; mentre Cosimo Lepore, alias
"u spiritillo" , alla fisarmonica; "zì
Giuvann o barbiere", di "ncoppa a Ruana",
contrabbasso, che sottolineava la cavata masticandosi la lingua; Fulippiello
e il loro giovanissimo Andrea Principe, voci: "Maria Marì",
"Carcioffola", "Michelemma", "A tazza e
café", "Fortezza", "Quanno tramonta o
sole", "Guapparia".
Immediata la risposta del "Barber shop" di p.zza
S.Maria: Augusto u sgubbetiello, dal cui mandolino
sprizzavano trilli paradisiaci, in rapido alternarsi di una nota con unaltra,
superiore o inferiore, di un tono o di un semitono- non senza, però,
la presenza della voce, della chitarra e del mandolino di Vittorio
Micco. Un duo perfetto, quante serenate
"Mandolinata
e Papule", "Silenzio cantatore", "Oi Marì",
"Nuttata e sentimento", "Sona chitarra", "A
serenata", "Nun maspettà".
Era un periodo particolarmente felice, almeno per la musica.
E musica anche "abbascio a Fravula" con le chitarre,
mandole e mandolini di Giovanni Russo, alias "Pinocchio";
di Cosimo Vitello, alias "u marmuraro" e
di Mario Tavino, mentre Raffaele Russo iniziava con loro
i primi passi.
Le vicissitudini e i mutamenti della storia, la vitalità e la fantasia
popolare hanno dato forme, non sempre uguali, alle espressioni musicali,
le hanno modulate alle ispirazioni, alle istanze della gente di ciascun
epoca e, comunque, a Benevento si è suonato, cantato e ballato
sempre.
Ma gli orecchianti veri e propri musicisti- non erano tutti barbieri
o amici di questultimi, ma figuravano anche "Giretielle,
alias Ciro Izzo, cusetore. Sunava a canzuncella
appassionata e jeva pannumenata
e divertiva nà famiglia
cù a chitarra. Giretiello, quanno o bicchiorotto saveva
fatto, tanno po siscava e sunanno a chitarra a capa sotto, "lideale"
di tosti te cantava
Era turco, italiano o bergamotto?" E,
continuando con don Lorenzo Celegato: "zì Geretielle
tiene a fresella ntà chitarra
- sfuttevano e guaglione-
a vì? Nun sona
statte zitto, guagliò; che vuò
sapè mammeta, in gioventù, quantera bbona e pure mò
se fira e chiacchierà!"
Figure sempre attuali, musicisti puri, gli orecchianti, vivacità
e colore nelle loro esecuzioni.
Che fortuna averli conosciuti!
OGNI NOTA DEI LORO STRUMENTI, LANCIATA CON FORZA QUASI MUSCOLARE, ANDAVA
DIRITTA AL CUORE. ALTRI TEMPI, ALTRA MUSICA, MA CHE FANNO DI ESSI I PIONIERI
DELLA MUSICA A BENEVENTO.
Omaggio ai miei amici.
Enrico
Salzano
PRECISAZIONE
CIRCA "IL FESTIVAL DELLA CANZONE", pubblicato sul n°18
del 25 ottobre 2002.
"Furia
destate" presentato al Festival della canzone nellanno
1962 fu composta dal poeta Dante Repola su musica di Ennio Russo.
Anche se il libretto ufficiale della manifestazione non riporta autori.
Invece "Il tempo" del 10 maggio 1962 cita M. Rossi e L. DAddona.
Il poeta Repola lo ha dimostrato fotocopiando un articolo tratto da "Il
Mattino", anno LXXI, numero 125: "Viva attesa per il Festival"
"Furia destate" di Repola- Russo.
Il brano "Furia destate" esprime amore, passione,
delirio, furia, ma
gioia damare.
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