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La
voce di giovanni Olivieri
BENEVENTO ANNI ’60, I PRIMI. In uno scantinato alla periferia, un
gruppo di musicisti si trovava tra quelle umide mura per provare i suoni
e per discutere: gli “Stregoni” capeggiati da Antonio Micco,
chitarra ritmica; Michele Masitti, chitarra solista; Pino Fasoli, organo;
Mario Gravina, batteria; Giovanni Olivieri, voce. Una voce entusiasmante
la sua che caratterizzò tanti eventi. In quegli anni fantastici
nascevano nuove idee e i nuovi suoni penetravano ovunque, nelle città
e nelle province di un’Italia che aveva, ormai, contatti con tutto
il mondo. Anche a Benevento giungevano le canzoni che riflettevano i cambiamenti.
Qui nacque, nel 1949, un ragazzo con la musica nell’anima: Giovanni
Olivieri, bella favola di un’epoca ingenua che non si ripeterà
più, ne sono certo. La sua voce era in bilico tra la scuola tradizionale
e quella degli urlatori, ma gli atteggiamenti anticonformistici e l’innato
senso ritmico, lo collocavano nella beat generation. Contemporaneamente
ai successi locali, partecipò al concorso ideato da Teddy Reno
e Rita Pavone: “La festa degli sconosciuti”, preparato dal
pianista Gigi Giuliano, dove si distinse tra i tanti.
“Quando canto provo un’emozione sincera. Sento che se non
scatta quel meccanismo, se non do tutto me stesso, il pubblico se ne accorge.
Devo assolutamente dare questo brivido al pubblico, perché il pubblico
me lo ritrasmetta”, mi confessa Giovanni. E, riprendendosi da quei
lunghi silenzi: “Ricordo la grande figura di Pino Salzano, “Number
One” della musica, al quale devo la carica e la vitalità
delle mie interpretazioni al concorso “Voci Nuove” a Ponte
e a Pontelandolfo.”
“Infatti, ricordo quei concorsi, punto di riferimento per tanti,
dove si crearono schieramenti tra i fans della voci classiche, mentre
tu venivi eletto quale simbolo giovanile contro la melodia tradizionale,
da Palatella a Principe.”
“Si! Ma devo tanto anche a te, Enrico, che mi hai incoraggiato e
sostenuto in tantissime “battaglie”, anche tra noti personaggi
della musica nazionale.”
La sua celebrazione, però, avvenne nell’estate del 1966,
quando Giovanni, in occasione del “Giglio d’oro”, risultò
spontaneo, imprevedibile e addirittura rabbioso, accompagnato da “The
Marines”. Poi ancora concerti, serate, ma davanti a platee volutamente
più raccolte.
“Canto solamente insieme a pochi amici, quando ci ritroviamo a casa
e abbiam bevuto…proprio ieri sera parlavamo di te…Enrico che
suona Giovanni come sempre canta…se chiudi gli occhi forse tu ci
senti anche da lì, Pino…”
GIOVANNI OLIVIERI HA CANTATO SEMPRE CON UNA INNATA TECNICA E TRASCINANTE
PARTECIPAZIONE, RENDENDO UNICA LA SUA INTERPRETAZIONE, ELEVANDOSI COSI’
A PROTAGONISTA DELLA MUSICA A BENEVENTO.
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Omaggio al mio amico Giovanni Olivieri e a sua moglie Adelina.
Enrico
Salzano
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