Suonò a Benevento nel 2005

Un jazzista di nome Romano Mussolini

Non pochi, in particolare fra gli addetti ai lavori, sono informati della scomparsa di Romano Mussolini, padre dell’ on. Alessandra. Poco fu riportato dai media e in quel poco il pianista apparve, quasi, quale soggetto marginale della musica e molto quale ultimo figlio del duce, Benito Mussolini. Molte le note “stonate” in quei trafiletti, di cinque anni fa, che dimostrarono una volta ancora l’esistenza  di una musica e di una certa stampa posizionata a sinistra e di un’altra a destra. Oggi, a memoria dell’artista che ha caratterizzato il jazz del dopoguerra, ripropongo l’intervista rilasciata al nostro giornale in occasione di un concerto.
Non  capisco perché Romano Mussolini nelle interviste, ma anche in concerto, ripete: “Non conosco la musica”. Penso che non vi siano problemi per questo artista che, con la sua  sola qualità sonora, riesce a rianimare la melodia più scialba.
Con il suo lucido autocontrollo stilistico, interpreta motivi di successo e li abbellisce, ma poi gli abbellimenti  si moltiplicano e il pezzo è reinventato, con il tocco limpido e delicato, con un parlare tra le mani pacato e prezioso.
Ricrea e crea. Senza dubbio alcuno, non lo si può ascoltare con un solo orecchio.
La sapienza di questo artista emerge imponendosi agli ascoltatori. Visceralmente musicista  apprezzato anche come pittore, inizia ad ascoltare  la musica jazz grazie ai dischi che giravano  sul  grammofono   a manovella del fratello  Vittorio.
Romano Mussolini nasce nel 1927 a Forlì e inizia  a suonare, a soli 15 anni, il pianoforte. Ben presto, diventa uno dei più grandi pianisti nazionali pur non  seguendo  dei veri  e propri studi musicali, ma realizzando un suo stile personalissimo. Nel 1948 la sua attività di pianista lo vede ad Ischia in un quintetto diretto da Ugo Calise. Trasferitosi a Roma è fisso con il contrabbassista Carlo Loffredo e Nunzio Rotondo, tromba, e da allora  con vari complessi  moderni (Basso, Masetti, Valdambrini) e tradizionali (Patruno, Loffredo). Negli anni ’59, ’60 e ’61 è insieme  alla sua bandRomano Mussolini all  stars”. La sua carriera  concertistica in giro per il mondo (USA, Canada, Messico, Venezuela, Australia, Kenia, Corea) lo rende  famoso al punto di collaborare con artisti del calibro di Chet Baker, Helen Merril, Lars Gullin, Caterina Valente, Lionel Hampton, Dizzye Gillespie e Tony Scott e, nel 1963, vince il Prix della critica italiana con il disco “jazz allo studio 7”.
Il suo ultimo lavoro si intitola “Last lost love”. Ad  accompagnare Mussolini figurano: il noto trombettista Guido Pistocchi; Massimo D’avola, che giovanissimo è già uno dei sax (tenore ma anche contralto e clarinetto) più importanti del jazz europeo, nonché vincitore del concorso per entrare nella grande orchestra “euro 2000” di Masticht; Giorgio Roscignone per 35 anni contrabbassista  nell’orchestra sinfonica e ritmica della RAI di Roma, ha vinto diversi premi internazionali ed è elemento di spicco del jazz italiano; Osvaldo Mazzi, nativo di Buenos Aires, è in Italia da circa 20’ anni , dotato di grande tecnica e di swing potente, è considerato tra i  migliori batteristi italiani.
30 maggio 2005 una telefonata: “Enrico, stasera all’Hortus conclusus” è in programma una serata tutta all’insegna del jazz. Non mancare!!...”
E non mancai all’evento musicale, con il giornalista Alfredo Salzano e la troupe di TV7. “Romano Mussolini all star” e immediatamente l’aria dviene rarefatta ed emozionante. Bebop, swing, blues con le “stars”: Cicci Santucci (tromba); Massimo D’avola (sax tenore) sezione melodica. Aldo Vigorita (contrabbasso); Lucio Turco (batteria) sezione ritmica. Romano Mussolini, piano e voce. Voce? Si!
Mussolini canta “When the sants go  marching in”. Ma il percorso della serata vede anche esecuzioni fresche, disinvolte, quali Roma nun fa la stupida” e “O sole mio”, insaporite da più sinuosità boppistiche, dove Romano e il duo Santucci-D’avola infilano ottimi assoli. Applausi a scena aperta e complimenti a gran voce, particolarmente, dalla prima fila dove figurano i maestri, Franco Tucci , Giulio Paragone, Lorenzo Vessichelli, Tonino e Silvio Sorgente, Aldo Di Giacomo, Michele Vandrese… Sono in piena estasi allorché lo incontro, seduto come uno scugnizzo ai bordi del palcoscenico. “Mi mancava Romano Mussolini e questa sera sono stato esaudito! Complimenti maestro!” I suoi occhi magnetici mi fissano, ma il suo sorriso mi mette a mio agio. “Sono Enrico Salzano, critico musicale… musicista, nipote e figlio di musicisti… Musicante…” Parliamo di musica e l’entusiasmo iniziale cresce per quanto mi comunica  con i modi  forbiti, sapienti, in linea al suo modo di fare pagine piene di musicalità e di interiore  grazia espressiva .
Poi, il maestro Romano Mussolini, ritorna sotto la luce dei riflettori, dove il pubblico, come sempre, lo festeggia e non si stanca di applaudire.

…Oh When the saints go march – ing in, oh when the sints go march – ing in, oh I want to be in than num-ber, When The Saints Go March – ing In.”

Enrico Salzano

* Omaggio alla memoria del maestro Romano Mussolini.

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