Quella sera che incontrai Mister "Canta Napoli"

Era il 7 settembre del ’59 allorché Renato Carosone e il suo "Pianofortissimo" salutarono il loro pubblico. Al clamoroso ritiro dalla scena musicale dell’autore di "Giacca rossa", "Maruzzella", "Pigliate ‘na pastiglia", "Tu vuò fa l’americano", però, seguì la ferma determinazione di Gegè Di Giacomo, batterista-fantasista, nel continuare l’attività artistica con una formazione tutta sua. La tournèe di Mister "Canta Napoli" si fermò anche al "Teatro Massimo", dove l’occhialuto Gegè interpretò spontaneamente, macchiettisticamente: "A signora cha-cha-cha", "Tutt’a famiglia", "Nerone Rock", "O’ pellirossa", "Nenè e Pepè", cioè "Canta Napoli" vezzeggiativa, un fox-trot impreziosito da suoni di campane, campanelli, campanacci, trombe e trombette.
E suonò la batteria anche con le mani, i gomiti e persino con il… sedere. Poi, partendo armato di bacchette dalla sua postazione e ritmando ora sulle tavole del palcoscenico, ora sulla chitarra del’attonito strumentista, finiva, accompagnandosi con imperiosi colpi di fischietto, sulle corde del contrabbasso, dove avveniva un vero e proprio dialogo con il gigantesco strumento, ora concitato ora pacato. Una vera rarità!
Dopo lo spettacolo, il pubblico si accalcò per i saluti e gli autografi, ma il vigile Antonio Intorcia non permetteva l’entrata; riconoscendo me, però, quale musicista, m’indicò il camerino di Gennaro (Gegè). Di Giacomo, nipote del grande poeta Salvatore, era proprio piccolo piccolo, sornione e ironico.
"Ciao maestro! Complimenti per…", ma fui interrotto.
"Tu suoni la batteria? Errì, ma pecchè? Non potevi scegliere il violino, l’ocarina, il flauto, che sono strumenti leggeri e poco ingombranti? Lo so! Tu mi dirai: è la passione! Mannaggia! Ma che fa?". Poi, passando e ripassando la mano veloce sulla spazzola che aveva per capelli, riprese: "Hai visto? Ora i tom e i piatti non sono fermati più sulla cassa ma su stand".
"Così non vi sono più quelle fastidiose ripercussioni", risposi veloce: questa volta fui io ad interromperlo!
"E capito mò? Ma dimme, batterista, vuò venì a cenà cu’e guagliuni del complesso?"
Non andai: Mister "Canta Napoli" si allontanò, chiamato al telefono, e lo persi. Ma, mi gratificai grazie alla complicità di Luigi, il tecnico audio-luci del "Massimo", suonando la batteria di Gegè Di Giacomo, anche senza pubblico in sala.
Ciao, grandissimo percussionista! Ricorderò per sempre i tuoi funamboleschi assoli e i… "Canta Napoli, Napoli in farmacia", "Canta Napoli, Napoli in fiore, "Canta Napoli, Napoli petrolifera", "Canta Napoli, Napoli in casciaforte", "Canta Napoli, la Napoli di Gegè Di Giacomo".
"So’ Catumbo ‘o pellirossa,/ tengo ‘a lancia e ‘a pippa ‘e gesso./ Cca nisciuno me fa fesso! …/ Songo ‘o meglio d’a tribù!.../ …Chi me chiamma "Freccia nera",/ Chi me chiamma "Penna gialla",/ Uh! Ma ll’anema d’a palla! …/ Nun capisco niente cchiù!.../ Tumba — Catumba … Tumba — Catumba …/ Uè! Uè!/ So Catumba ‘o pellirossa / O cchiù bell d’a tribù!"

Enrico Salzano

* Omaggio al maestro Gegè Di Giacomo: Mister "Canta Napoli".

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