Mirna Doris, una voce di vibrante passionalità

"…Stasera quanta stelle! E quanta voce/ ‘ngopp’e chitarre tornano a cantà…/ Anema mia, pecchè me miette ‘ncroce?/ Turnammuncenne … Che facimmo ccà?!
Pusilleco!/ Mandulinata ‘e Napule/ sunata da ‘e sserene/ Che m’è purtato a ffà ‘ncoppo Pusilleco/ Si nun me vuò cchiù bene?...!..."
Questi versi rappresentano la parte più struggente de "L’addio" (Bovio-Valente) che, lanciata nel 1923 dalla mitica Elvira Donnarumma nella Piedigrotta La Canzonetta, inonda di luce un momento felice dei miei trascorsi artistici.
Forse la Renault "Cargo" aveva bisogno di una sosta dopo quella scalata e le improvvise discese nascoste da curve chiuse ma Gioacchino Racioppi, armeggiando con quello strano cambio, pretese l’impossibile dalla "francesina" stracarica di strumenti.
"Il caldo mi opprime! Non ne posso più!... Fermiamoci!" Ero sfinito, in trance, quasi.
"Dai Enrico! Stasera tutta Castelbaronia attende Mirna Doris, Luciano Rondinella, il maestro Gianni Aterrano e "The Marines"."
"Ma … anche le belle voci di Margherita Tammaro, di Pompeo Palatella, dell’evergreen Andrea Principe e del comico-fantasista Guido Zollo". Risposi a Gioacchino, effervescente autista — accompagnatore.
"Maestri… Su!… Accomodatevi! Andiamo al bar!" Così il cordiale ed entusiastico "maestro di festa", che offrì a tutti noi nocciole, torroni, gelati e bibite, mentre Pino Salzano e il maestro Aterrano concordavano il repertorio dei "big" partenopei.
Ecco perché la chiamano ‘la ragazza di Marechiaro’!" Proruppi alla vista di Mirna Doris, vestita di bianco e dai capelli biondi.
"Si! Sono nata nella zona di Posillipo e così mi riconoscono" Mi confidò l’interprete di "Pupazzetti" e di "Core spezzato", che nel ’68 vinse il Festival di Napoli.
La platea è in attesa del classico napoletano che certamente è presente in repertorio, stasera"

Un sorriso di soddisfazione si stampò sul suo bel volto mentre rilasciava l’ennesimo autografo. Infatti, dopo "Amaro è ‘o bene", suo cavallo di battaglia, su quel palco a cupola, fu la volta di "Serenata napulitana", cantata con vibrante passionalità e forte personalità scenica, con il sostegno del complesso "The Marines" irrobustito, per l’occasione, dal tenorsassofonista, Enzo Nicolella; da Tonino Itro, alto sassofonista, e dalla tromba di Mario Lasco. Mirna Doris, dopo aver accolto ovazioni e richieste di bis, proseguì con "L’addio", "Reginella" e "Passione", omaggiando così, dopo Salvatore Di Giacomo, Don Liberato, meglio noto come Libero Bovio. Assoli di Gianni Aterrano (direzione e piano) e di Pino Salzano (organo e fisa). Più volte "apparve" la chitarra solista di Alfonso Fasoli. Brillante ed affiatata la sezione ritmica, composta da Tonino Gioioso (chitarra); Tonino Di Pace (basso) e da Enrico Salzano (batteria). I fuochi pirotecnici siglavano la serata musicale, disegnando cascate di fuoco e stelle cadenti, mentre Mirna Doris, "la ragazza di Marechiaro", interpretava "Anema nera" che evidenziò la sua parte migliore, drammatica e di grande effetto.
"… Cchiù bella ‘e te/ no nun è nata ancora,/ ma è nnamurata e ssora/ chesta ca sape chiagnere…
Bella nun è …/ Ma è n’anema sincera./ Cride ca tutte teneno/ n’anema nera/ comm’a tte!"

Enrico Salzano

* Omaggio a Mirna Doris

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