Il maestro Ettore Miele

Il nome, forse, non è tanto noto fra le nuove generazioni ma, chi conosce Ettore Miele dagli inizi, vi dirà che appartiene di diritto alla schiera dei musicisti veri e soprattutto è stimato da chi non misura la bravura di un artista dalla posizione che occupa nelle classifiche stilate nei salotti.
Chitarrista e mandolinista, Miele mostra una forte personalità musicale che, nonostante la chiara napoletanità, non lo etichetta a nessuna scuola precisa. E’ fuori dubbio, infatti, che le sue radici insistono nella tradizione partenopea ed è pur vero che la sua formazione musicale è influenzata dal rock degli anni ’50.
"Proprio così. Il mio primo amore è stato il mandolino, che strimpellavo nella bottega di "zì Giuvann’ ù barbiere" di Piazza Dogana. Avevo 12 anni e la lezione mi costava 15 lire, che dovevo però versare prima ancora di cominciare". Il caffè, sapientemente preparato dalla signora Carmela, aveva definitivamente strappato dal torpore (finto?) Ettore, che riprese accennando un sorriso: "Ma, grazie ai maestri Ermanno e Italo Cammarota appresi e apprezzai la notazione musicale".
Erano gli anni ’50 e Bill Haley, Elvis, Richard, Lewis e i Platters sbarcavano da noi, affascinando le nuove generazioni e, soprattutto, colpendo significativamente i nostri musicisti. Così, con non poco sacrificio, eccolo alle prese con la chitarra elettrica e la "musica nuova". Con quel volto particolare e i modi decisi, il chitarrista apparve nel complesso "Alba", con il fisarmonicista Mario Lamparelli, Tonino Itro, sax; Raffaele Somma, batteria e con il "rock’n roll man" Vittorio Campobasso.
Il suo stile divenne riconoscibile sin dalle prime battute; i brani interpretati risultavano strutturalmente semplici ma incisivi. Erano quelli gli anni migliori, in cui lo strumentista riusciva con la sua semplice creatività a conciliare la tradizione e la musica del momento.
La tavernetta di casa Miele mi aveva accolto fra le sue mura bianche, con la frescura e le tante foto di formazioni orchestrali, che suscitavano forti ricordi e sensazioni mai sopite. Entusiastici personaggi, che con le loro pose sembravano promettere bene per il futuro.
"Questo al centro è Gigi? Si! E’ proprio lui!… Ma, ci sei anche tu… Ah! Sei qui con la chitarra… Ora ricordo, è il complesso di " Gigi e i Nomadi ". La taverna rimandava in riverbero la mia voce, che ben presto si confuse con quella del mio amico Ettore, che si affannava ad indicare un giovanissimo Pierino Giallonardo al sax tenore, affiancato dal bassista Cosimo De Gennaro e dal batterista Raffaele Somma, che intrattenevano il pubblico di Telese Terme.
Dopo quell’estate del ’64 la chitarra di Ettore Miele riapparve con il complesso "Alba". Il ritorno con i vecchi amici, in particolare con Mario Lamparelli, si rivelò più produttivo del previsto: Accomunati da un grande affiatamento e da passioni musicali eterogenee, consolidarono un sound e un repertorio nuovo, più ricercato rispetto al precedente dei primi anni ’60, con una timbrica più rifinita e dinamica, dove il musicista dai pochi sorrisi trovò uno spazio anche per le sue doti canore.
"Oggi appari trasformato proponendo con il mandolino un genere di indiscutibile fascino, evidenziato dalla voce di Alfredo Carluccio, dalla fisarmonica di Giovanni Gallo e dalla chitarra di Angelo Maglione".
Convinta e immediata la risposta. "Credo in questo progetto e nel repertorio classico, fatto di cocktail di atmosfere ora amare, ora gioiose, ma sempre tipicamente napoletane".
"Insomma, un complesso tipico dove si fonde gusto melodico-suggestivo, che il pubblico sembra apprezzare".
"Esattamente! Dopo l’esperienza di qualche anno fa con "Momento napoletano" eccomi appagato con "I Cantanapoli"".
Oggi la musica del maestro Ettore Miele, sorprendentemente, si muove verso eleganti fusioni di tradizioni musicali diverse, su cui domina la melodia tradizionale napoletana.
"…’Ngopp ‘o ca-po e Pu-sil-le-co addi-ru-so addò stu co-re se n’è gghiuto è ca-sa, ce sta nu purgu-la-to d’u-va ro-sa e nu balco-ne cù ‘e mel-lu-ne ap-pi-se… ‘Ngopp ‘o ca-po e Pu-sil-le-co
addi-ru-so…."

Enrico Salzano

*Omaggio ai figli Virginia, diplomata in pianoforte, e Carlalberto, diplomato in tromba.

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