Antonio Micco: scompare il compositore delle glorie
e delle sconfitte della nostra generazione

Un mito per molti, un compositore e musicista per tutti, poiché egli ha segnato la nostra giovinezza con i suoi brani colti e umani, con il suo mondo poetico popolato di sogni e con la sua intelligenza e sincerità.
"Ho bisogno di continue emozioni", "Cuore di pietra", "‘A furastera", "Napule na bella guagliona", "Era poco più di una bambina": pronunciate anche solo uno di questi titoli e scoprirete che tanti rispondono: Antonio Micco.
Scompare Antonio Micco, figlio di quel maestro di nome Vittorio, del quale ho già avuto modo di parlare, tessendone le lodi, allorquando ho ripercorso le varie tappe della musica a Benevento. Ebbene, Antonio fin da piccolino rubava l’arte (chitarra) al padre, che non voleva che si avviasse sula strada della musica: "Pensa a studiare, e poi… Forse non sai che i musicisti finiscono tutti in miseria? Vuoi un avvenire sicuro? Allora pensa a studiare!" Ma si sa l’arte, la passione alligna nel sangue: "Talis pater talis filius".
E così Micco si dedicò alla studio della chitarra. Erano gli anni ’50 e già si affacciavano i gloriosi anni ’60 e ai ragazzi italiani non ci volle molto a capire che il quartetto di Liverpool, nonostante il divismo di marca provinciale, stava creando uno strappo vero e proprio con il passato. C’era nel gruppo un capacità che impressionava, bene assortito da presentarsi come un gruppo di talento, come un nuovo ed entusiasmante modello di vita: un’aggregazione fra ribelli, una rivoluzione di costumi da inventare giorno per giorno, assai più creativa e trascinante di quella sofferta di Marlon Brando e James Dean. I giovani si orientavano verso il genere "progressivo" (urlatori e rockers) ma anche verso la poesia e la verità dei contenuti (con la canzone d’autore). Di fatto, sull’onda dei "Beatles" e dei "Rolling Stones", in Italia nacquero: "Corvi", "Dik Dik", "Equipe 84", "Pooh", e… A Benevento Antonio Micco, divenuto chitarra ritmica, mise su il complesso "Stregoni": Michele Masitti, chitarra solista; Pino Fasoli, organo; Mario Gravina, batteria; Mario Palmieri, voce.Poi i "Diabolici" videro la chitarra di Antonio brillare con: Tonino Itro, sax; Paolo Checchi, chitarra solista; Giovanni Itro, batteria. Il sound proponeva squisiti ed originali tappeti ritmici sui quali poté appoggiarsi la dinamica voce del sax alto di Tonino Itro. Il suo sound fu apprezzato anche dai maestri Raffele Russo e Geppino De Masi e dalle formazioni "Cobra" e "Stregoni 2", con i quali il chitarrista visse più di una stagione felice. Erano i tempi dei contestatori e dei capelloni e Antonio Micco, per rimanere in tema, propose ai suoi complessi le composizioni: "Non siamo come dicono", "Non ci condannate". La contestazione ebbe poi fine, ma il chitarrista-compositore continuò con i romantici: "Marenaro", "Giustina", "Se ci stai". E continuò con la sua rara sensibilità interpretando i pensieri e i desideri del suo mondo, il tutto fatto con arrangiamenti e sonorità estremamente efficaci. E non dimentico dei consigli di papà Vittorio, si laureò in legge a pieni voti.
"Un avvocato prestato alla musica" — disse qualcuno allora. Non soltanto alla musica, direi, ma alla poesia, alla pittura e al giornalismo. Ma nonostante ciò, il mio amico è stato un quasi timido, credetemi, semplice e schivo dalle passerelle. Non amava mettersi in vetrina.
Si racconta, ed è vero, che furono due personaggi beneventani, suoi amici, Raffaele Scala "il re del night" e l’artista Lello Izzo, che ne intuirono le grandi capacità musicali e lo trascinarono, materialmente a Roma, caricandolo su una Fiat 500 per sostenere l’esame alla SIAE di autore e compositore con il maestro Donida, che lo promosse con il massimo dei voti. Il brano che lo consacrò tra i compositori ufficiali fu "Ho fatto un sogno bellissimo". E l’artista di sogni bellissimi ne ha fatti tanti. Direttore artistico per il lancio del primo cd di Arturo e Stefania Pagano, dal titolo "Rovistando nel cuore", presentando due suoi brani: "Quando tu", "E’ un amore fantastico", arrangiati dal maestro Pasquale Faggiano, ex di Pino Daniele e accompagnati dal mitico sax di Gerry Popolo. Con le sue composizioni molti giovani beneventani parteciparono a tantissime manifestazioni canore di interesse nazionale. Con il brano "Ho bisogno di continue emozioni", arrangiato dal maestro Pino Salzano, la bella e brava Stefania Pagano partecipò a "Passaporto per Sanremo", portandosi al secondo posto. L’anno precedente era stata la volta di Simon Sarti che aveva trionfato con "Ritorno a Ischia"; fu poi la volta di Arturo Vernillo con "Domenica è finita" premiata fuori concorso quale brano più interessante e nuovo. Il giovanissimo Luca Passariello partecipò con il brano di Micco "Cuore di pietra", alla prima edizione del "Bengio Festival", classificandosi al terzo posto ex — aequo. La perla fu, tuttavia, la partecipazione al "XXI Festival della canzone napoletana" con la cantante polacca Grazyna, che presentò "A furastera", il brano più bello di tutta la manifestazione, come ebbe a dire pubblicamente dal palcoscenico il maestro Mario Merola. Per la cronaca si classificò al secondo posto assoluto a Castrocaro poi partecipò, sempre con Luca Passariello, con il brano "Come un’ombra", che si classificò al settimo posto. Le soddisfazioni migliori, tuttavia, Antonio Micco le ricevette quando collaborò con Mimmo Di Francia, autore della più suggestiva e significativa produzione di Peppino Di Capri.
A questo punto l’intervista sembrava ormai conclusa — visto il lungo silenzio — ma quasi come una confessione liberatoria Antonio riprese. " Enrico, amico mio, quanti brani mi sono stati arrangiati dal grande scomparso Pino Salzano, che intuì l’originalità e la freschezza sia nei testi che nella melodia. Infatti, tra i brani più belli che Pino arrangiò ricordo "Momenti no", "Tre mesi", "Torna azzurro", "Era poco più di una bambina", "Ho bisogno di continue emozioni" e tante altre. Tali brani venivano provati e concertati il sabato pomeriggio e la domenica mattina nella villa di campagna del buon maestro Salzano e venivano cantati dall’avvocato Nino Testa, dal corista Antonio Calicchio e da Roberto Garofano, dotato di una voce fresca e giovanile. Dopo la prematura e dolorosissima scomparsa di Pino Salzano, per me ci fu un periodo di sconforto e di disorientamento. Ma ancora una volta fu la musica a venirmi in soccorso, anche per non far cadere nell’oblio quanto di buono era stato fatto assieme al buon Pino".
Le ultime composizioni sono state arrangiate dal maestro Alfonso Fasoli, che ha continuato con dedizione e capacità l’opera iniziata dal maestro Pino Salzano.
Visitando tutta la sua produzione si avverte, chiaramente, che il maestro Antonio Micco è stato il compositore delle glorie e delle sconfitte della nostra generazione.
"Ho sei cose nella mente/ e tu non ci sei più/ mi dispiace…
HEY MAN che sei solo come me/ dall’altra parte della strada/ HEY MAN che sei solo come me/ dall’altra parte della strada/ Canta e passa la malinconia/ se si canta in due/ passa meglio….." (Zucchero — Paoli — Zucchero)

Enrico Salzano

* Omaggio al maestro Antonio Micco e alla sua famiglia

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