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Vittorio
Micco: il maestro delle serenate
Vittorio
Micco con la sua chitarra e a destra lo spartito di "Nun m'aspettà"
Tra le canzoni
napoletane, le più dolci e le più belle sono forse quelle
che affidano alla notte i desideri e le speranze, le gioie e le amarezze,
le illusioni, e le delusioni degli innamorati. Il silenzio profondo della
notte, largentea luce della luna, lamichevole ammiccare delle
stelle, inducono più che a dormire, a sognare. Ed è un sogno
damore, fatto di sospiri e lacrime, che le canzoni traducono in
tenere appassionate serenate.
Vittorio Micco, a Benevento, ha cantato e suonato con il suo mandolino
la notte erano gli anni 40.
Vittorio Micco nacque il 15 giugno 1917 a Benevento e iniziò giovanissimo
ad accostarsi alla nobile arte della musica. Infatti, fu mandato garzone
alla bottega del barbiere dove, fortunatamente, si accostò alla
chitarra. La chitarra del suo principale. Preso, estasiato dalla musica,
mise da parte i suoi pochi risparmi e, ben presto, corse ad acquistare
il suo primo strumento, appunto, una chitarra.
Però, papà Fiorentino, uomo estremamente concreto e severo,
non vedeva di buon occhio la passione del piccolo Vittorio, tanto che
un giorno più nero del solito, finì col rompergliela in
testa. Pianti amari ma non la sconfitta per lartista in erba; infatti,
riparò la sua desiata chitarra e riprese con più lena a
suonare. Ormai la musica laveva preso, lo affascinava, lo stregava!
Non importava quale fosse lo strumento, limportante era suonare!
Allievo del M° Pino Rosiello che lo avviò ai tanti
solfeggi e allo studio dei metodi P.Bona e, quindi, alle prime esperienze
con il violino ed il mandolino. Ma la giovinezza, si sa, era ed è
soprattutto letà dellamore e, quindi, delle serenate.
Si racconta, a tale proposito, che la prima esibizione di Don Vittorio
avvenne di notte
sotto il balcone di colei che fu la compagna di
tutta la sua vita, lamata Rachele.
Con il violino le dedicò: "Parlami damore Mariù".
E così sbocciò lamore.
Il suo repertorio: "Violino tzigano", "Signorinella",
"Vierno", "Oi Marì", "Silenzio
cantatore", "Nuttata e sentimento", "Sona
chitarra".
Anni 30-40. Sposò ladorata Rachele che gli diede
Luigi, Antonio, Giulia, Giovanna e Fiore.
Ma, la guerra lo strappò alla famiglia e agli studi musicali. Militare
a Verona, nella città di Giulietta e Romeo, organizzò una
formazione orchestrale che portò un momento di distrazione e sollievo
ai giovani in armi: "O surdato nnamurato", "Reginella",
"Silenzioso slow", "Vivere", e "Ninna
nanna in grigioverde": "Amor mio tesor, dormi e sogna sul tuo
candido lettino papà veglierà sulla vetta col pensiero a
te vicin
".
E, fu proprio la musica a salvare Vittorio da morte sicura; infatti, mentre
i compagni del suo battaglione, che partirono per lAlbania perirono
sotto un serratissimo bombardamento lui, rimasto in caserma per organizzare
una serata musicale, si salvò.
Anni 50. Dai ricordi di mio padre: "era una bella serata settembrina
allorché vennero a farmi visita Edgardo De Rimini, mio fraterno
amico, nonché fedele paroliere delle mie composizioni e Cristofaro
Ricci provetto fisarmonicista. Costoro mi chiesero di preparare una
seducente serenata per la bellissima e nobile zingara Concita, da parte
del giovane Josè. Oltre al mio clarino e alla fisarmonica di Cristofaro,
era necessario completare lorganico con una chitarra, un mandolino,
e una voce, che si identificarono nelle figure di Mario Tavino
e Vittorio Micco."
Contrada Pezzapiana, popolata da varie carovane, fu testimone della fiabesca
dichiarazione damore che si realizzò grazie, soprattutto
alla bella voce di Vittorio e al "trillo" del suo mandolino:
"Oi Concì, Oi Concì quanta suonne aggio perso pe
tte, famme durmì na nuttata abbracciato cu tte
".
Lormai virtuoso Vittorio Micco, meglio conosciuto come "il
re delle serenate", amava far rivivere con la magica chitarra e la
sua voce le classiche canzoni napoletane, sia nei circoli privati che
nelle osterie; infatti, era solito dire che in tali ambienti si assaporava
meglio quella che era la vera Napoli: "Mandolinata a Napule",
"Piscatore e Pusilleco", "Reginella",
"Passione", "A serenata".
E così i vicoli intorno piazza Piano di Corte che, a causa del
progresso erano diventati deserti, si ripopolarono.
A Vittorio Micco, eccellente compositore di toccanti melodie partenopee,
dobbiamo: "Non maspettà" su versi
di Vincenzo Bove.
Antonio, suo figlio, mi ha confidato: "preferisco ricordare
papà con la chitarra, ancora pronto a portare la serenata damore
alla sua Rachele che lo ha preceduto lassù ove laspettava
per cantare, come un tempo, leterna canzone della vita".
E ancora: "quando un giorno saremo lassù, ove è
possibile stare tutti insieme, vorremmo che i nostri famosi e meno famosi
musicisti beneventani, nostri antenati formassero una grandissima orchestra,
per risentire le inebrianti note armoniose del mandolino di mio padre
Vittorio, e celebrare limmensità di colui che ci ha fatto
il regalo più bello qual è appunto la musica!"
E la musica è la più grande eredità che ha lasciato
a suo figlio Antonio.
Vittorio Micco, "MAESTRO DELLE SERENATE, E DUNQUE, GIUSTAMENTE
UN PROTAGONISTA DELLA MUSICA A BENEVENTO. Egli, infatti, fu originale
nel porgere la canzone napoletana distinguendosi da quella tendenza prepotente,
talora sguaiata spesso preoccupato di primeggiare a scapito dellintelleggibilità,
proprio dei maestri del gorgheggio e dellacuto. La sua dizione,
quasi perfetta, linterpretazione così intensa e così
puntuale da rendere comprensibile a chiunque anche le sfumature del linguaggio
partenopeo. La sua voce ebbe un timbro particolarissimo gradevole, grazie
anche al solo accompagnamento della sua chitarra.
Egli rievocò nel modo più splendido ed efficace "NAPOLI"
ma, soprattutto offrì alla canzone napoletana omaggio sincero che
ebbe però il sapore di un malinconico addio.
* Omaggio al fraterno amico Antonio Micco e alla famiglia.
Enrico
Salzano
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