Quella sera che incontrai Vittorio Marsiglia


"Le sue macchiette sono semplicemente esilaranti."
"Verseggia in italiano e in napoletano con eleganza ed ironia".
"È in possesso di una voce dai toni suadenti che gli permette di passare con disinvoltura dal cantato al parlato."
Questi i commenti del pubblico del "Calandra" alla fine dello spettacolo di Vittorio Marsiglia, sabato 11 Novembre.
"Ma, avete notato quanti tipi singolari ha riprodotto su quel palco?", aggiunse un esuberante signore che, nel corso dello spettacolo, aveva strattonato, per il troppo entusiasmo, un vicino di poltrona.
Marsiglia, infatti, erede di una tradizione comica popolare, su musiche agili e disinvolte, evidenzia una straordinaria mimica facciale in "M’aggia curà":
"M’aggia curà! M’aggia curà!/ ‘Nmiez a sta capa/ nà cosa pesante pesante me sento […]
È tosta aì!/ È tosta aì!/ …il viso del folle l’ho fatto per te/ ‘a capa ca palla la tengo per te…"
Poi, sempre del duo Pisano-Cioffi, ripropone "I due gemelli":
"Tu sì ‘nnata pè te mmaretà/ pecchè sì femmena.
Io sò nnato pè me spusà a tte,/ pecchè sò mascolo"[…]

Abile nei travestimenti, Vittorio Marsiglia si ritira più volte dietro quel paravento, per riappropriarsi subito della scena allorché è "Il Tranviere".
Cantante — chitarrista, quando lascia riposare il pianista, propone con il sostegno del pubblico "E allora?". Verso il finale lo spettacolo diventa più complesso, fino ad esplodere in un susseguirsi di macchiette fatte di soggetti ironici e grotteschi.
Dimessi il papillon multicolore, la giacca a quadroni, il frac e la paglietta, Vittorio riappare in versione sportiva non più sotto le luci della ribalta, ma con il maestro Gigi Giuliano ed Enrico Salzano: un brindisi, una foto e i comuni trascorsi musicali suggellano quella sera…
Quella sera che incontrai Vittorio Marsiglia.
"…J nun te faccio ascì/ te romp’e scì/ te romp’e scì.
Se poi resti con me/ t’accatt’ e sciù/ t’accatt’ e sciù/ …Nfrù!"

Enrico Salzano

* Omaggio al mio amico Vittorio Marsiglia

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