Un fisarmonicista, interprete, conduttore di nome Mario Lamparelli

“Aiere, pe’ Tuleto, me ncuntraie/ cu ‘a primma e sola ‘nnamurata mia/ l’uocchie pittate, addò passaie, lassaie/ tutt’e prufume e ‘na prufumaria…/ E a vintanne e’ turnai cu stu penziere/ chilli vintanne ca nun tengo cchiù!/ L’ammore è ‘na ferita/ ca ‘o tiempo po’ sanà/ ma te rumane ‘o segno tutt’a vita/ pe’ t’a fa ricurdà!”(Murolo – Fonzo)
Nella mia musica ho tentato di esprimere ciò che mi piace in quel momento. E quando il tempo è veloce e il brano è brillante, metto nell’esecuzione il cuore e lo stato d’animo”.
Spontanea e concreta la confessione di Mario Lamparelli, fisarmonicista - interprete – conduttore, tra i più vivaci della nostra scena musicale che coniuga istrionismo, senso dell’umorismo e il suo “strano” solismo, se per strano s’intende estroso, originale e per nulla scontato.
Damià, questo strumento è per tuo figlio Mario, così finisce di tamburellare sui tavoli!
La sorpresa venne dal barbiere-chitarrista Giovanni Russo che lo invogliò a studiare la fisarmonica con suo figlio Raffaele, già in arte. Successivamente perfezionò le sue spiccate attitudini musicali con i maestri, Odorico Baldini, Ermanno Cammarota e De Bellis presso il Liceo Musicale. Sul finire degli anni ’50 il fisarmonicista costituì il complesso “Alba”, con Ettore Miele alla chitarra, Tonino Itro altosassofonista e Raffaele Somma batterista. A questo primo nucleo si aggiunse poi il “rock’n roll man” Vittorio Campobasso. In un rapido giro di qualche anno, Lamparelli riuscì a conciliare, con un attento repertorio, il rock con una musica tradizionale popolare, suggestionato dall’uso della fisarmonica e della chitarra.Lamparelli, “lamparellizzava” quasi tutta la sua musica:trasformando un brano scialbo, poco significativo in un piatto forte e accattivante. Negli anni successivi, si dedicò all’insegnamento e, alla sua scuola, si formarono eccellenti musicisti, fra i quali la figlia Tania Lamparelli che, dotata di grande temperamento e di una voce sorprendente che si rifà alla più antica tradizione partenopea, ha pubblicato “Napoli Nord”, un cd interessantissimo dove appaiono i brani più toccanti e significativi del repertorio classico napoletano, tutti sapientemente arrangiati dal marito Gianni Seviroli, chitarrista e mandolinista. Ma Benevento, città un po’ chiusa in sé e provinciale, gli stette sempre più stretta. E così il maestro Lamparelli, carismatico personaggio fuori dal comune, prese il suo inseparabile strumento, raggiungendo la Germania e l’Inghilterra. I suoi spettacoli, all’epoca, furono portentosi. Il fisarmonicista – interprete - conduttore sottopose all’attenzione del suo pubblico un programma profondamente sincero, vicino alla gente, con grande naturalezza musicale e a tratti commovente nella sua dolcezza.
Infatti in quei Paesi, ma anche a Ladispoli, ebbi l’occasione di dimostrare una mia personalità quale cantante, riuscendo a sviluppare anche una musica inconfondibile, fatta di fraseggi estremamente personali”.
“Certo che ricordo il tuo stile e la tua voce chiara, suadente, cha calza bene sui ritmi lenti, quali: “Aprile a Napoli”, “Voce ‘e notte”, “O’ bar ‘e ll’Università” “Carmela” e “Indifferentemente” dove tanta è la maturità espressiva”.
“…Famm chello che vuò/ indifferentemente/ tanto ‘o saccio: che so?.../ Pe’ te nun so’ cchiù niente…/ E damme stu veleno/ nun aspettà dimane/ ca indifferentemente/ si tu m’accide nun te dico niente”.                                                                                                
La mansarda di Mario, la fisarmonica sullo stand, uno spartito aperto sul leggio, evocano un’atmosfera bohemien che mi assorbe completamente, ma il trillo del mio cellulare che intona le note di Lupin, mi riporta alla realtà – Ahimè! E così riprendo l’intervista al mio amico.
“Il tuo ritorno in città, dopo queste esperienze formative, ti vide più sicuro?”
Enrico, ripresi a fare musica con il mio complesso “Alba”, così denominato quale omaggio al nome di mia moglie, presentando un vasto repertorio con maggiore padronanza dei miei mezzi tecnici e vocali… Quante soddisfazioni! …Che tempi!... Era il momento, in quegli anni ’60, degli spettacoli ENAL, festival, concorsi, rassegne e serate, serate, serate”.
Con dovizia di particolari ed entusiasmo, il fisarmonicista dai modi “grossiere” talvolta ironico, scanzonato, tenero, ricorda i “tiempe belle” scatenando intense emozioni. Emozioni e vitalità che il maestro Mario Lamparelli, musicista di razza, ci regala ancora ogni sera.
“…Marì,/ dint’o silenzio,/ silenzio cantatore/ nun te dico parole d’ammore,/ ma t’e ddice ‘o silenzio pe’ me!.../ Zitta,/ Marì!...”

* Omaggio al maestro Mario Lamparelli, mio amico, e a sua figlia Tania.

Enrico Salzano

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