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Il
maestro Mario lamparelli, il "bohèmien"


Ho sempre
considerato il suo solismo "strano", se per strano si intende
estroso, originale e per nulla scontato.
"Nella mia musica ho tentato di esprimere ciò che mi
piace in quel momento. E quando il tempo è veloce e il brano è
brillante, metto nellesecuzione il cuore e lo stato danimo".
Ela spontanea confessione di Mario Lamparelli, fisarmonicista-cantante-conduttore,
tra i più vivaci della nostra scena musicale, che coniuga istrionismo
e senso dellumorismo.
"Damià, questo strumento è per tuo figlio Mario,
così finisce di tamburellare sui tavoli!". La sorpresa
venne dal barbiere-chitarrista Giovanni Russo, che lo invogliò
a studiare la fisarmonica con il figlio Raffaele, già in arte.
Successivamente perfezionò le sue spiccate attitudini musicali
con i maestri Baldini, Cammarota e frequentò il Liceo
Musicale con il maestro De Bellis. Sul finire degli anni 50
il fisarmonicista costituì il complesso "Alba",
con Ettore Miele alla chitarra, Tonino Itro al sax alto
e Raffaele Somma alla batteria.. A questo primo nucleo si aggiunse
poi il "rockn roll man" Vittorio Campobasso. In
un rapido giro di qualche anno, Lamparelli riuscì a conciliare,
con un attento repertorio, il rock con una musica tradizionale popolare
suggestionata dalluso della fisarmonica e chitarra.
Ma, Benevento, città un po chiusa in sé e provinciale,
gli stette sempre più stretta. E così Mario Lamparelli,
carismatico personaggio fuori dal comune, prese la fisarmonica, raggiungendo
la Germania e lInghilterra. I suoi spettacoli, allepoca, furono
portentosi. Il fisarmonicista-cantante-conduttore sottopose allattenzione
del suo pubblico un programma profondamente sincero, vicino alla gente,
con grande naturalezza musicale e a tratti commovente nella sua dolcezza.
"Infatti in quei Paesi, ma anche a Ladispoli, ebbi loccasione
di dimostrare una mia personalità quale cantante, riuscendo a sviluppare
anche una musica inconfondibile fatta di fraseggi estremamente personali".
"Certo che ricordo il tuo stile e la tu voce chiara, suadente, che
calza bene sui ritmi lenti di "Aprile a Napoli", "Nun è
peccato", "Voce e notte", "O bar e llUniversità",
"Carmela"."
La mansarda di Mario, la fisarmonica sullo stand, uno spartito aperto
sul leggio, rievocano unatmosfera bohèmien che mi assorbe,
ma il trillo del mio cellulare, anche se intona le note di Lupin, mi riporta
alla realtà. Ahimè! E così riprendo lintervista
con il mio amico.
"Il tuo ritorno in città, dopo queste esperienze formative,
ti vide più sicuro?"
"Enrico, ripresi a fare musica con il mio complesso Alba, così
denominato quale omaggio al nome di mia moglie, presentando un vasto repertorio
con maggiore padronanza dei miei mezzi tecnici e vocali
Quante soddisfazioni!
Che tempi!...Era il momento, in quegli anni 60, degli spettacoli
ENAL, festival, concorsi, rassegne e
serate
serate
serate
".
Con dovizia di particolari ed entusiasmo, il fisarmonicista dai modi "grossiere",
talvolta ironico-scanzonato-tenero, ricorda i bei momenti scatenando intense
emozioni. Emozioni e vitalità che il maestro Mario Lamparelli,
musicista di razza, ci regala ancora ogni sera.
"Stu vico niro nun fernesce maie/ e pure o sole passa e se
ne fuje/ ma tu staje lla, tu rosa, preta e stella: / Carmela, Carmè
"
* Omaggio alle figlie Tania
e Marta
Enrico Salzano
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