Juke-box, bar e fisarmonica: tutto in una notte

Impazzivo letteralmente per Little Richard e mi fermavo ad ascoltare "Tutti i frutti" e "Lucille". Le sue interpretazioni mi facevano rabbrividire, smaniare, gioire; un immenso urlo era la sua voce. Ma quella sera urlò particolarmente, inquietando il povero cavallo del "guaglione"-il superstite dei "cucchieri d’affitto"- che aspettava il servizio notturno ai piedi del campanile del Duomo, inquietando anche il rione tutto, che per qualche ora di sonno chiedeva, non dico la pace duratura, ma almeno una tregua dagli altoparlanti del juke-box del Bar Sport. Quali pacieri, però, intervennero i Platters, con la terzinata e fascinosa "Only you", la sognante "Smoke gets in your eyes" e "The great pretender", che riportarono serenità sia per il cavallo del "guaglione" sia per gli animi degli abitanti della zona. Serena era anche quella serata di giugno: insomma, tutto in una notte! Infatti, incontrai per la prima volta nel "Ristorante-pizzeria Palmieri" il fisarmonicista Amedeo Romano, mentre si cimentava in "Giovanotto matto" (L.Luttazzi) con gli strumentisti Alfredo Gramazio, sax e violino; Luigi Gramazio, sax; Filippo Citarella, chitarra; Ermanno Cammarota, contrabbasso; Armando D’Arienzo, batteria; Enzo Gioioso, chitarra e voce.Il suo stile interpretativo, anche se ancorato alla vecchia scuola, risultava ricco di fantasia. Mi piacque subito, anche per la sua aria bonaria nascosta dietro l’eterno sorriso. Sorriso che divenne nervoso allorché "trattò" i brani strumentali — virtuosistici: "Dizzy fingers" e "Play the accordion".
In quegli anni, la musica d’oltreoceano sbarcava prepotentemente in Italia con il suo fascino e le orchestre di Pippo Barzizza e di Cinico Angelini vedevano la loro fortuna anche con i temi musicali tratti dai film spettacolari o colossal, mentre Lelio Luttazzi, Franco Cerri, Luciano Zuccheri cominciavano ad apparire in piccole formazioni di grande effetto. Così Amedeo, come tantissimi fisarmonicisti, venne ispirato da Gorny Kramer, del quale propose, con la sua "Soprani": "Pippo non lo sa", "Mercy beacoup", " Un bacio a mezzanotte", "Donna", e del prolifico duo Bixio Cherubini — Eldo Di Lazzaro: "Tango appassionato" e "Miniera". Stimava il virtuoso Peppino Principe, nonché i suoi maestri Alfredo Gramazio e Italo Cammarota, il complesso "K2" e "Hula Hula", che lo annoverarono tra le loro fila nelle Terme di Telese.
La storia del fisarmonicista non durò molto; infatti, nonostante la disponibilità artistica e la voglia di vivere che lo caratterizzavano, non pensò mai, neppure per un istante, di giocare tutte le carte.Amedeo Romano si ritirò nei primissimi anni ’60, definitivamente.
"Ieri sera mentre passeggiavo mi accadde un fatto / un giovanotto matto / mi s’accostò d’un tratto / mi invitò a sedere in un caffè molto fuori mano / poi con accento strano / incominciò a narrar… / Conosco una bambina / ch’è bionda come l’or / ma mai saprò parlarle del mio amor / mia nonna Carolina / racconta che ai suoi dì / gli innamorati suoi dicean così / "Vorrei baciar i tuoi capelli neri/ le labbra tue gli occhioni tuoi sinceri". / Ma io non posso dirlo / al dolce mio tesor / perché ha i capelli biondo come l’or! ".

Enrico Salzano

* Omaggio alla mia cara amica Olimpia Romano e alla sua famiglia

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