Gli interpreti


Non vi è dubbio che l’ispiratore vero della canzone sia l’interprete. Infatti, tante composizioni di valore non sarebbero ricordate in assenza della giusta voce.
Ricordo i tanti salotti dove poeti e compositori s’incontravano per “sensibilizzare” i cantanti circa le loro opere. Tanto lo intuirono bene i maestri Rosiello, Cammarota, Salzano, Paragone, Fasoli, Gramazio, Russo, De Rimini, Bove, D’Agostino, De Masi, Celegato, Esposito,Rampone,Cirillo.
Le interpretazioni di quel repertorio classico divennero importanti collocando, spesso, in ombra gli stessi autori. E a Benevento, i cantanti, divennero figure carismatiche. Così accadde che nacquero fazioni contrapposte. L’aspetto dell’interpretazione per una tradizione classica come la nostra, tanto più che non sono frequenti composizioni di questo genere, assunse una veste importante. Una buona parte delle voci che si dedicavano alla canzone avevano un’impostazione vocale lirica che si rifaceva alla letteratura operistica, quali Enzo Zollo, Tullio Zitani, Giovanni Musco, Mario Montano, Gino Palatella.Ma non dimentico Cosimo Iasiello, Cosimo Arturo Zitani, Vincenzo Testa. Nelle loro interpretazioni si notava, in uno con l’emozionante bellezza vocale e all’evidente presenza di licenza esecutiva, l’impostazione del canto operistico.
Poi figuravano i cantanti dalla voce non impostata, spontanei, che apprendevano la tecnica empiricamente, ma con una loro scuola e vocalmente precisi, spesso lavorando con la guida di un pianista, o con gli autori stessi. Come Gaetano Quadraro, Andrea Principe, Faustino Baccari, Benedetto Politi, Antonio Del Ninno, Pompeo Palatella, Franco Pepe, Nella Rocchesi, Vittoria Piccolo, Mary Ventura, Maika Iannucci, Anna Maria Pennella, Luisa Micco e, ancor prima, Mena Nardone, Evelina Mucci, Lucia Popoli.
Le canzoni classiche vengono interpretate, negli anni, in modi diversi, secondo le mode e le caratteristiche delle voci.
Allora qual è la versione migliore per rigore e novità? Penso quella in cui l’interprete diviene un mezzo di diffusione di un repertorio senza, però, anteporre eccessivamente personalismi e cercando di trovare nella canzone qualcosa che non sia stato scoperto. Infatti, non dimentichiamo che il testo è di chi l’ha scritto. Così non vi è più contrasto tra esecuzioni “datate” rispetto a quelle attuali. Sono certo che vi sono interpretazioni, per così dire, “arbitrarie” e superficiali, anche se eseguite da belle voci, e quelle che mantengono rigore che non è, certamente, sinonimo di piattezza. Così oggi la canzone classica dà l’impressione che sia stretta nell’alternativa o di essere affidata ai cantanti lirici o di essere arrangiata oltre un certo limite con una esuberante espressività teatrale, dove anche la melodia diviene un riferimento aleatorio e l’unica guida possibile è “ù poco ‘e voce”.
Riascoltare, a tanti anni di distanza e non senza emozione, le voci di Musco, Principe, Zitani, Zollo, Palatella, ci insegna a capire i caratteri della vocalità di questi eccellenti del canto.
Così come ci sono interpreti quali Pino D’Arienzo, Romolo Fiore,Alfredo Carluccio, che cantano con vocalità antica e forte carica emotiva.
MA TUTTI MERITEVOLMENTE ASSURGONO A PROTAGONISTI DELLA MUSICA A BENEVENTO.
“E mò ch’a fenestella e Marechiaro nisciuno a canta e guarda quasi cchiù, me pare ch’essa nunn’è maje esistita: e vecchie nun s’a ponna scurdà…
mò ‘ncoppa all’onna d’ò mare e Marechiaro siente sultanto e dì: “Je t’aime” “I love you”! (Esposito – Salzano)
* Omaggio agli interpreti della musica beneventana

Enrico Salzano

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