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L'interprete
dalla voce squillante e dal sorriso delizioso
"Era
de maggio e te cadeano nzino/ a schiocche a schiocche li cerase
rosse
/ Fresca era llaria e tutto lu ciardino/ addurava de
rose a ciente passe/
E diceva "Core, core!/ Core mio, luntano
vaie; / tu me lasse e io conto llore,/ chi sa quanno turnarraie!"
(Di Giacomo Costa)
Quando la
giovanissima Claudia Iele apparve sulla scena vestita di bianco,
capelli corti, corpo esile, sorriso delizioso, voce da soprano dolce e
lirica, non immaginava che in molti sarebbe restata impressa più
di una sua interpretazione e, in me per primo. Siamo ai tempi in cui nella
nostra città i giovani non indossano più i pantaloni corti,
sino a diciotto anni, ma i blue-jeans con enorme risvolto e alla cravatta
molti hanno sostituito il foulard. Le ragazze timidamente cominciano ad
uscire di sera, con il rossetto e le sigarette nella borsetta. Resistono
le "fatalone" con lunghissime gonne ma, quasi tutte, vestono
corte e appaiono con scarpe da ginnastica bianche. Il filone scanzonato
comincia a far presa, anche se la canzone partenopea è ancora in
sella, con amori drammatici, barche che tornano sole e mamme avvolte in
scialli nerissimi. Genere, questo, non in sintonia con le nuove tendenze.
Arena Italia 27 luglio 1960. Notai Claudia Iele dopo lesibizione
di Gino Mercurio allorché interpretò "Conoscermi",
"Tuppe tuppe, mariscià!". Ma, in "Incomprensione"
evidenziò una grande energia vocale. "Lungamente applaudita
è stata Claudia Iele che ha riscosso un vero successo personale"
- "Una folla enorme ha voluto assistere allentusiasmante
spettacolo, pieno di brio e di giovanile esuberanza, che si è svolto
sul piccolo palcoscenico dellArena, con il complesso "Hula
Hula" diretto dal maestro Raffaele Russo"
- da "Il Mattino".
Per Claudia il contatto con il pubblico era determinante, poiché
quegli sguardi le davano carica e genialità. "Avevo bisogno
di dimostrare che non ero una ragazza qualunque, ma che avevo delle qualità
e, così, studiai canto con il maestro Ettore Paragone e
al Liceo Musicale con il direttore De Bellis, del quale maestro
ho un forte ricordo allorché mi volle accanto al suo pianoforte
in "Musetta" dalla "Boheme" di Puccini."
Ampliò, poi, il suo repertorio interessandosi alle composizioni
di autori moderni e il primo passo di un programma di avvicinamento alle
generazioni più giovani lo fece con il musicista Gigi Giuliano,
e fu la star di spettacoli di punta. Il suo linguaggio musicale apparve
così più convinto in emozionanti momenti, rivelando una
forte personalità emergente.
"Quando iniziavo a cantare mi accorgevo che il pubblico zittiva,
lasciando il posto alla tensione e mi appariva magnifico il suono della
mia voce" mi confessa la cantante dal sorriso delizioso,
offrendomi caffè e biscotti nella sua bella casa, ma con gli occhi
bassi per celare le forti emozioni.
E forti emozioni trasmise al pubblico dal "Massimo" quella sera
del 24 luglio 1961 la sua voce, in occasione del "I Festival della
Canzone" con "Concettina" (Forner
Palumbo) e "Suonno perduto" (De Rimini
Giuliano). Da quel palcoscenico la cantante riuscì ad ottenere
una grande considerazione: classe e stile personalissimi. Da quel momento
in poi apparve più determinata, scegliendo il suo repertorio dalle
fonti più disparate ma non perse mai di vista la naturale inclinazione
al genere classico.
"Quando sei qui con me/ questa stanza non ha più pareti/
ma alberi, alberi infiniti/ quando tu, sei vicino a me/ questo soffitto
viola no, non esiste più/ io vedo il cielo sopra noi/ che restiamo
qui, abbandonati come se/ non ci fosse più, niente, più
niente al mondo/
per te, e per me, nel cielo
" (Gino
Paoli)
"Credo che sia stata una giusta trovata far cantare Claudia, perché
magnetizza il pubblico e, senza che se ne accorga, il nostro complesso
"colpisce" con la musica". Così il leader di
"The Marines", Pino Salzano dopo una delle tante
splendide serate in piazza. Vestita di bianco, il suo colore preferito,
apparve in spettacoli e feste con il fisarmonicista Geppino De Masi
del complesso "The Forgers" dove, il fidanzato dellartista,
Pierino Panarese, suonava la chitarra.
Quella mattinata piena di sole pose in risalto la galleria darte
pittorica del maestro Panarese che, raggiante accanto a sua moglie Claudia,
accese lennesima sigaretta ma, solo dopo aver tirato avidamente
la prima boccata, sbotta: "Bravo Enrico! Se non ci fossi stato
tu tutto il nostro patrimonio artistico musicale sarebbe stato
spazzato via dal tempo
dimenticato. Continua a scrivere di tutti
dai più piccoli ai più grandi
Non ti dimenticare di
nessuno! Solo tu lo potevi fare, considerata la tua preparazione musicale".
E, a tanto, Claudia aggiunse: "Le nuove generazioni devono sapere,
conoscere i trascorsi artistici della nostra città. Il tuo lavoro
svolto con impegno e puntualità è apprezzato da tutti!".
Il pomeriggio incombeva, ormai, allorché salutai Claudia Iele con
quel completo scuro; ma io la ricordo vestita di bianco, capelli corti,
corpo esile, sorriso delizioso, voce da soprano dolce e lirica e, forse
non sa, che in molti è rimasta più di una sua interpretazione.
"Bra-va! Bra-va! So-no tan-to bra-va! Bra-va! So-no tan-to bra-va,
so-no bra-va, sono tanto bra-va, faccio quasi tutto con la vo-ce, sembro
un usigno-lo, si
.! Bra-va! Bra-va! BRAVA!" (B.Canfora)
Enrico Salzano
*Omaggio a Claudia Iele,
mia amica
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