"Mamma": l'ultima canzone di Nunzio Gallo a Benevento

"Che anche i grandi vecchi se ne vadano prima o poi è inevitabile, ma per un’arte antica come quella della canzone napoletana, trovarsi in pochi anni orfani di Carosone, Murolo, Bruni, Merola, Fierro e ora anche Gallo, è come ritrovarsi muta".
Questa sconsolata dichiarazione, resa a "Il Mattino" dal cantante Nino D’Angelo, non è l’unica ma è di tutta la Napoli di una volta che intravede la prossima fine.
Nunzio Gallo, prestigioso cantante e attore, è morto lasciandoci però il ricordo della sua potente vocalità che, negli anni d’oro della sua carriera, intorno al 1960, ha contraddistinto la musica italiana.
L’evento mi riporta a quelle sere di dicembre, 8-9 e 10, del 2005, allorché incontrai il cantante "special guest" del BENgio Festival "Gli anni ‘50". Quella voce baritonale dall’inequivocabile accento partenopeo, dalla passionale, simpatica loquacità e dall’istintiva inclinazione alla polemica, conquistò definitivamente il folto gruppo di ammiratori.
Nunzio Gallo, che studiò la lirica con il tenore Nunzio Bari ed il maestro Mario Campanino, non tardò ad incrociare il mio sguardo e, prima che potessi profferire una sola parola, esclamò: "Ciao! Tu sei Enrico?...Sai, ho sentito tante cose belle su questo BENgio Festival! E stasera sono qui in veste di padrino di tanti giovani artisti che cantano le belle melodie degli anni Cinquanta".
"È così maestro! E sono certo che molti portano con sé le melodie che hanno dato carattere ai momenti belli della loro esistenza".
" ‘E ‘ntiso?", enfatica e musicale la risposta dell’interprete di "Mamma", che nel ’56 vinse "Canzonissima" e l’anno successivo anche il Festival di Sanremo con "Corde della mia chitarra".
Gallo, dotato di una voce sorprendente e superba, scambiò più di una battuta originalissima con un duo che gli chiedeva se, nel corso dello spettacolo, avesse cantato "Vurria", che conquistò il primo posto al Festival di Napoli, e "Sedici anni", un grande successo che nel ’61 gli fece vendere un milione di dischi.
L’entusiasmo per l’approssimarsi della serata musicale, ma forse più il suo bel carattere, mi spinsero ad eseguire una variazione sul tema: "Maestro, la stampa ultimamente ha riportato le sue leggendarie cene, con ruoti di baccalà, in compagnia del famoso maestro Anepeta".
Nunzio Gallo guardò prima tutta la sala, poi, aggiustandosi e riaggiustandosi la sciarpa bianca sul cappotto blu, non senza aver prima sbarrato gli occhi, come per fulminarmi, rispose: "È vero! Dopo le prove si chiudeva la serata con solenni scorpacciate di ruoti di baccalà, che tanto piaceva a Giuseppe Anepeta, ma anche ai tanti amici artisti … Ah! Sai pure questo! Allora che vogliamo dire più? … Che ne dici, amico ‘e Mario Abbate e di Nino Taranto? Hai capito?"
"Hai capito" questa volta era rivolto alla moglie, una bella signora bionda che, silenziosamente, sin dall’inizio aveva partecipato all’incontro.
"Ah! A proposito di baccalà e di ruoti … Errì, che dici? Vogliamo cenare prima che inizi lo spettacolo?"
Ahimè! Non mi fu possibile accompagnarlo, poiché sollecitato dal maestro Gianfranco Lombardi e dall’avvocato Giuliano a coordinare la giuria del concorso canoro, ma lo affidai a Franco Racioppi, che calorosamente gli tenne compagnia.
Quella sera che incontrai Nunzio Gallo finì solo dopo aver ascoltato dalla sua potente voce la coinvolgente "O’ surdato ‘nnamurato" e la suggestiva "Mamma".
"Mamma son tanto felice perché ritorno da te …"

Enrico Salzano

* Omaggio alla memoria di Nunzio Gallo

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