Pasquale Gallo "'a Stoppa"

C’era una volta, nei pressi del Duomo, una sala da barba, ritrovo di chitarristi e mandolinisti specialisti in feste e serenate. Il locale era gestito dal popolare Pasquale Gallo " ‘a stoppa", ottimo suonatore di mandola, mandolino e chitarra, in possesso di un’approssimativa conoscenza musicale, che riproponeva un personalissimo repertorio della canzone tradizionale napoletana, regalando autentiche emozioni. E, non di rado nelle ore notturne, il trillo vellutato del mandolino di Pasquale e la caratterizzante voce del fratello Fulippiello risvegliavano la bella dormiente con le più appassionate melodie popolari. Scene romantiche e felici.
Pasquale era mite, gioioso e il popolo lo apprezzava per la sua correttezza, invitandolo ad ogni festino, promesse di matrimonio, battesimi e comunioni e, secondo le circostanze, stabiliva la formazione strumentale e il repertorio da adottare per la buona riuscita della festa. Forte di uno straordinario orecchio, riusciva ad improvvisare abilmente qualsiasi motivo, anche se ascoltato una sola volta. " ‘A stoppa" non accettava il dispregiativo per il suo genere da taverna, dichiarando, infatti, che i più grandi poeti hanno cantato nelle loro opere mandolini e chitarre, quali Libero Bovio ed Ernesto De Curtis, che hanno creato "Sona chitarra": "Sona, chitarra, sona… T’è rimasta una corda, si pure essa se scorda, tu fernisce ‘e sunà".
La sua arte semplice ma ricca di colore, passionale, malinconica, colpiva immediatamente non solo il semplice ascoltatore, ma anche i maestri Rosiello e Baldini.
"Pasquà, fa una bella comune in re minore", diceva Mario Tavino, chitarrista, prima di iniziare e Pasquale si "lanciava" con passione ad una serie di variazioni sull’accompagnamento della chitarra.
Una sera, invitati dalla famiglia Volpe, in occasione della festa di S.Gennaro, sotto l’omonimo arco, Pasquale " ‘a stoppa", Nicola Covino " ‘a guardia", don Vittorio Micco e Tutuccio Lepore, alias "u Spirito", con un fazzoletto legato al collo, diedero vita con il loro programma, fatto di macchiette e brani a forti tinte, ad uno spettacolo idilliaco e a tratti oleografico. L’evento è ricordato poiché al quartetto si unirono alcuni entusiasti spettatori con caccavelle, triccaballacche, scetavaiasse, tammorre e nacchere.
"Passarrammo na bella notte
sott’a grotta ‘e Piererotta,
cu e guaglione che vanno a grotta,
tra frastuono e ‘o votta votta…
Avvistammo nà tracagnotta,
ogneduno le dà na botta:
chi la tira e chi la votta,
ne facimmo na carnacotta!
E ‘a guagliona ce prova gusto,
chiù se sfrena e s’allasca ‘o busto:
trase tosta pa’ mmiez’a folla
e se n’esce ch’è molla molla!"

C’era una volta, nei pressi del Duomo, la sala da barba e Pascale " ‘a stoppa", chitarrista e mandolinista. C’era una volta… ora non c’è più.

Enrico Salzano

* Omaggio alla famiglia Gallo

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